SA MATESSI DIE – 19 maggio 1108
Mariano Torchitorio II “iudex e rex” di Calari fa concessioni alle Repubbliche di Genova e Pisa

Mariano Torchitorio II era il figlio di Costantino I Salusio II ed alla morte del padre, essendo l’ufficio di Giudice ancora elettivo, sembra che lo zio Torbeno di Cagliari lo abbia rivendicato ed ottenuto per sé stesso.
L’usurpazione dello zio Torbeno, che non sappiamo quando sia avvenuta, fu comunque di breve durata.
Il ritorno del giovane Mariano Torchitorio al trono, venne ottenuto grazie all’appoggio della Repubblica di Genova, in contrasto con la Repubblica di Pisa che invece aveva sostenuto Torbeno.
Con un documento del 19 maggio 1108 Mariano Torchitorio II fa una donazione in favore della chiesa di San Lorenzo di Genova, dove cede le borgate di Quarto, Capoterra, Assemini, Acquafredda, Fontana d’acque e Cespullo a testimoniare il ringraziamento di Mariano Torchitorio per le 6 galee genovesi, capitanate da Ottone Fornario, che gli vennero inviate in suo aiuto.
Al tempo stesso, con un’altra carta di donazione, a beneficio della chiesa maggiore di Pisa, riconosceva quella repubblica del valido aiuto prestatogli in quel frangente, ricordando i nomi dei nobili cittadini pisani, che con la sua armata sopportavano nella penisola sulcitana tutti i disagi di una guerra prolungata.
Concedeva perciò alla Cattedrale di Pisa quattro corti, e prometteva di inviare in ciascun anno a quella città un libbra d’oro puro, ed una nave carica di sale.
Altre donazioni alla diocesi pisana mostrano che comunque il Giudice fu abile nel mantenere buoni rapporti con entrambe le due potenti città.
Mariano sposò Preziosa di Lacon, dalla quale ebbe Costantino.
Il nome di Mariano Torchitorio II compare per la prima volta in un documento datato 30 giugno 1089 (o 1087 secondo Besta, 1905) insieme con il padre, la madre, la nonna Vera e altri parenti.
Il documento è una conferma di alcune donazioni fatte da suo nonno giudice Orzocco Torchitorio con la moglie Vera ai monaci vittorini di Marsiglia.
Compare insieme con il padre anche nell’atto di fondazione del monastero di S. Saturnino a Cagliari, sempre del 1089, dove si firma «Marianus iudex et rex», il che significa che era già stato associato al governo del Giudicato ed era in grado di firmare (Codex diplomaticus Sardiniae [= CDS], doc. XVI, sec. XI, pp. 160 s.; doc. XVII, sec. XI, pp. 161 s.).
Non è noto a che età un figlio potesse essere associato al trono, ma è certo che dovesse avere almeno 14 anni, età in cui in alcuni Stati si veniva considerati fuori della minorità, si poteva prestare servizio militare ed essere testimoni in atti di natura giuridica.
Da un altro documento della stessa epoca, la cosiddetta Carta sarda in caratteri greci*, è noto il nome dei suoi bisnonni: Mariano (I) e Giorgia di Serzale.
Nonostante inizialmente Mariano Torchitorio fosse stato in conflitto con suo zio Torbeno, troviamo da documenti successivi che i due dovevano essersi riappacificati e lo zio viene citato in questi documenti tra gli altri parenti del Giudice. Inoltre Mariano Torchitorio appoggiò lo zio Torbeno, quando assieme a Saltaro di Torres, egli fu tra i capi del contingente sardo che accompagnò la spedizione di Pisa contro le Baleari nel 1115.
Mariano Torchitorio II morì tra il 1121 e 1130.
*La Carta sarda in caratteri greci (conservata a Marsiglia, Archives départementales des Bouches-du-Rhône, 1.H.88, n. 427) non ha data, come spesso accade nei documenti sardi, ma è collocata nella seconda metà del secolo XI.
In essa il giudice Costantino Salusio fa un’ampia donazione al monastero e alla chiesa di S. Saturno dei monaci benedettini di Marsiglia in memoria del padre giudice Orzocco Torchitorio, delle terre di sua proprietà, alcune delle quali ereditate dal nonno giudice Mariano e dalla nonna Giorgia di Serzale.
Fra i testimoni compare anche un «donnikellu» Mariano che potrebbe essere Mariano Torchitorio (I). I primi giudici di Cagliari usavano l’alfabeto greco per scrivere – in sardo – i documenti ritenuti importanti.
Si era persa la conoscenza della lingua greca, ma si usavano quei caratteri per dare maggiore autorevolezza agli atti.
Con lo stesso intento si usavano probabilmente i nomi dinastici alternativamente di Torchitorio e di Salusio da affiancarsi a quelli propri.
Fonti:
Pietro Meloni Satta, Effemeride sarda
Treccani
