150.000 SARDI FUORI RESIDENZA (E FUORI DALL’ISOLA) DEVONO POTER VOTARE!
A innantis! propone che siano attivate le modalità di voto a distanza più sicure ed efficaci per dare a tutti i sardi – in primo luogo a tutti coloro che, seppur residenti in Sardegna, studiano e lavorano fuori dall’isola – la possibilità di votare alle prossime elezioni sarde

Il voto per corrispondenza o fuori residenza, che già oggi è garantito a diverse categorie di persone, deve essere esteso a tutti coloro che ne fanno richiesta. Basta lacrime di coccodrillo sull’astensionismo: bisogna garantire in modo sostanziale democrazia e partecipazione!
COMUNICATO
Alle prossime elezioni sarde, come già è successo alle elezioni italiane, molti Sardi avranno difficoltà a votare: si tratta di tutti coloro che studiano o lavorano in Italia, pur essendo residenti in Sardegna, ma anche di tante sarde e sardi che pur stando in Sardegna non vivono nel loro paese di residenza e a cui muoversi comporta, oggi più che mai, difficoltà e costi.
Si tratta di una ferita alla partecipazione e alla democrazia, tanto più colpevole in un tempo in cui ci si lamenta della crescita dell’astensionismo.
Considerato che stiamo parlando di almeno 150.000 sarde e sardi, si tratta del 10% del corpo elettorale della Sardegna. Con gli attuali tassi di partecipazione equivalgono quasi ad un partito dal 20%!*
Se la politica sarda non vuole solo piangere lacrime di coccodrillo deve mettere in campo subito soluzioni per garantire a tutte e tutti il diritto-dovere al voto.
A innantis! propone di utilizzare il voto per corrispondenza. Non lo facciamo solo perché è recente l’eclatante esempio delle elezioni spagnole, con quasi 2 milioni e mezzo di persone che ne hanno usufruito e nessun intoppo nella procedura elettorale. Lo facciamo perché già oggi, in questo strano Stato che è l’Italia, chi sta all’estero può votare per corrispondenza! Così come una deroga al principio di residenza per il voto è dato ai militari, alle forze dell’ordine e a chi è ricoverato in ospedale.
Perché questo diritto non viene garantito a tutte e tutti, a partire da quei giovani che per formarsi e lavorare sono costretti a lasciare la loro terra e avrebbero difficoltà a tornare in febbraio sull’isola? Perché questo diritto non è garantito a tutti coloro che ne facciano richiesta nel debito anticipo? Garantire la massima partecipazione e rappresentatività delle elezioni non è forse un obbiettivo vitale, per la democrazia in generale e per un popolo come quello sardo che vede tanti figli e figlie fuori dalla propria terra per scelta o costrizione?
Chiaramente il contrasto all’astensionismo, il ritorno alla partecipazione e la garanzia di una reale rappresentanza non si limita a questa questione. Sono tanti gli ostacoli, di natura diversa, da superare e a cui porre rimedio. Su questo A innantis! interverrà con altre proposte. Intanto però si lavori per dar gambe ad una soluzione che garantisca la maggiore facilità di voto e dunque la più alta partecipazione possibile alle prossime elezioni sarde del 2024.
A innantis!
Franciscu Sedda
Presidente “A innantis!”
*La nostra stima si basa sui seguenti dati. Nelle elezioni italiane del 2022 si è parlato di 4,9 milioni di cittadini che non essendo residenti nel proprio comune hanno avuto difficoltà a votare. I sardi sono il 2,8% della popolazione statale: abbiamo arrotondato al 3% (150.000 persone) anche considerando i tassi di emigrazione e la maggiore difficoltà dei sardi di spostarsi. Può darsi dunque che la cifra effettiva sia anche superiore. Considerato che il corpo elettorale sardo nel 2019 era di 1.470.000 elettori circa, 150.000 elettori fanno il 10,20% del corpo elettorale. Rispetto ai voti validi espressi alle ultime elezioni sarde (circa 715.000) 150.000 pesa il 21%. Sommando e arrivando a 865.000 voti validi gli elettori fuori residenza valgono come un partito del 17-18%.
