SA MATESSI DIE – 4 agosto 1815
Nasce Giovanni Battista Tuveri, il filosofo sardo che scrisse l’opera: “Del diritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi.”

Giovanni Battista Tuveri, nato a Forru, l’odierna Collinas, da un noto avvocato, nipote, per parte di madre, di un nobile e influente notaio di Oristano, Domenico Vincenzo Licheri.
Dal 1827 al 1833 studiò retorica e filosofia nel seminario tridentino di Cagliari, conseguendovi il diploma di Maestro delle Arti. A diciotto anni si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Cagliari, verso cui mostrò sempre insofferenza per il clima rigido e chiuso che caratterizzava l’ambiente accademico cagliaritano.
Conseguito dopo due anni il baccalaureato abbandonò l’Università e si ritirò a Collinas per dedicarsi ai suoi studi.
Di idee repubblicane cominciò l’attività di giornalista in polemica con molti intellettuali monarchici e conservatori.
Fu un esponente del cattolicesimo federalista, e fu eletto deputato per cinque volte al Parlamento Subalpino, ove si oppose alla fusione della Sardegna con i territori piemontesi, e fu in forte contrapposizione con Vincenzo Gioberti per le posizioni antirepubblicane e antimazziniane.
Nel 1850 fondò a Cagliari la Gazzetta Popolare, collaborò con numerosi giornali e nel 1871 assunse la direzione del Corriere di Sardegna.
Tuveri intanto si impegnava in una intensa attività pubblicistica e giornalistica, che ne consolidò la popolarità e favorì la sua affermazione, sempre nello stesso collegio di Cagliari, nelle elezioni del 13 dicembre, successive al proclama di Moncalieri (1849), nonostante l’opposizione del clero e della burocrazia governativa.
In Parlamento tra il 1850 e il 1851 ebbe occasione di collaborare con Cavour ministro dell’Agricoltura e fu relatore della proposta di legge ministeriale sul Riordinamento dei Monti di soccorso granatici e nummari della Sardegna.
Nel 1851 pubblicò a Cagliari quella che è stata a lungo giudicata la sua opera più importante: “Del dritto dell’uomo alla distruzione dei cattivi governi. Trattato teologico-filosofico.”
La forte impronta teologica e filosofica e lo stile farraginoso e pesante non favorirono il successo dell’opera, che pure ebbe numerose recensioni sulla stampa italiana.
La parte conclusiva del volume, dedicata ai temi dell’unitarismo e del federalismo, suscitò un certo dibattito tra le file del partito democratico.
Tuveri vi sosteneva che non si poteva subordinare il tema dell’indipendenza italiana a quello della libertà politica. Ne conseguiva una proposta di tipo federalista, dentro una concezione politica fieramente repubblicana e antimonarchica.
Il Trattato, dunque, si collocava, sul terreno pratico, non solo contro il federalismo monarchico giobertiano, ma anche contro l’unitarismo repubblicano mazziniano.
Nella rivista cagliaritana La cronaca del 27 gennaio 1867 Tuveri usò per la prima volta, a indicare la specificità dei problemi dell’isola, l’espressione “questione sarda”. Molti articoli vennero poi raccolti dall’autore in un volume, Della libertà e delle caste (Cagliari 1871).
Nel frattempo il suo prestigio si sviluppò in tutta l’isola, come il più rappresentativo dei democratici sardi. Fu in questi anni che iniziò a essere indicato come il ‘Nestore della sarda democrazia’.
Nel frattempo giungeva a maturazione la sua riflessione sui limiti e sui difetti della battaglia politica condotta in Italia dagli stessi gruppi democratici e repubblicani. È questo il tema della sua ultima opera, Sofismi politici (Napoli 1883): egli coglieva come la vecchia generazione della Sinistra, alla quale era rimasto legato anche sentimentalmente, dopo l’Unità non solo si era ridotta di numero, ma di fatto aveva finito con il guardare con maggiore simpatia le prospettive di potere legate al trasformismo, piuttosto che le idee di radicalismo moralizzatore in cui il pensatore di Collinas continuava a credere.
Sindaco di Forru (1870 – 1887) ne propose il cambio del nome in Collinas; consigliere provinciale a Cagliari lottò contro il centralismo del Regno di Sardegna chiedendo maggiore autonomia, soprattutto fiscale, per i piccoli comuni.
Morì a Collinas l’8 dicembre 1887.
Fonti:
Wikipedia
Treccani
Rubrica a cura di Ornella Demuru
