SA MATESSI DIE – 23 giugno 215 a.C
I guerrieri Ampsicora e Josto vengono sconfitti dai Romani

Dopo la vittoria cartaginese della nota battaglia di Canne (2 agosto del 216 a.C. combattuta tra romani e i punici di Annibale avvenuta nell’odierna Puglia) contro i Romani si accese nella Sardegna centro-occidentale, intorno all’urbs di Cornus (antica città-stato della Sardegna, fondata nell’ultimo quarto del VI secolo a.C. i suoi resti si trovano nei pressi di Cuglieri, a pochi passi dalla frazione di S’Archittu) una rivolta antiromana, fomentata da Cartagine.
In concomitanza con le vittorie di Annibale, Ampsicora (le fonti descrivono Ampsicora come il più ricco tra i proprietari terrieri della Sardegna) fu animatore, insieme ad Annone di Tharros, della rivolta delle città costiere della Sardegna, chiamata dai romani “Bellum Sardum”, riuscendo ad ottenere l’appoggio dei cosiddetti Sardi Pelliti, in particolare delle tribù degli Iliensi presso i quali si recò a cercare rinforzi per affrontare i nuovi dominatori.
Inoltre i senatori di Cornus, la città della quale Ampsicora era il magistrato supremo, inviarono degli ambasciatori a Cartagine perché intervenisse in soccorso dei sardi.
Cartagine inviò allora Asdrubale, detto il Calvo, con un’armata di circa diecimila soldati. Tuttavia le navi cartaginesi, giunte ormai in vista di Cornus, furono spinte da una tempesta verso le Baleari.
Nel giugno del 215 a.C. il senato deliberò di inviare in Sardegna il console romano Tito Manlio Torquato, il quale radunò a Caralis un esercito di circa 22.000 fanti e 1.200 cavalieri. Da Caralis si misero in marcia verso Cornus, dove i sardo-punici vennero sconfitti.
Tra questi era presente Josto, figlio di Amsicora, che fece l’errore di affrontare in campo aperto il nemico senza attendere ulteriori rinforzi.
Infatti il padre Amsicora si era allontanato dal campo di battaglia per chiedere aiuto alle popolazioni dei cosiddetti Sardi pelliti.
Riportato l’esercito a Caralis, Torquato poteva considerare terminata la campagna sarda se, nel mentre, un formidabile contingente punico non fosse sbarcato presso Cornus in tempo per riaccendere le speranze dei Sardi.
Infatti l’arrivo di Asdrubale il Calvo a Tharros con i rinforzi costrinse Tito Manlio Torquato a ritornare nel campo di battaglia.
Ampsicora e Asdrubale unirono le loro truppe e marciarono anch’essi verso Caralis. Il piano di Amsicora consisteva nel marciare sulla città in modo tale da tagliare fuori dalla rotta dei rifornimenti le altre città della costa occidentale cadute in mano romana.
Si giunse quindi al settembre del 215 e alla definitiva battaglia di Decimomannu, durata 4 ore e vinta dall’esercito romano.
Perirono 12 000 sardo-cartaginesi (le fonti non indicano le perdite romane), altri 3 700 furono catturati insieme a 27 insegne militari.
Il comandante punico Asdrubale Barca, e i nobili Magone Barca, fratello di Asdrubale, e Annone di Tharros fomentatore della ribellione sarda, furono fatti prigionieri e condotti a Roma.
Nella battaglia morì anche il guerriero Josto.
Ampsicora riuscì a fuggire dal campo di battaglia rifugiandosi presso le popolazioni interne con pochi cavalieri, ma secondo Tito Livio, avuta notizia della morte del figlio, e per l’infausto esito della guerra, desideroso di non cadere nelle mani dei romani si tolse la vita «di notte, perché nessuno gli potesse impedire quel gesto disperato».
La città di Cornus, ed altre che avevano appoggiato l’azione di Ampsicora, si arresero e pagarono ingenti tributi in frumento e denaro.
Fonti:
Attilio Mastino, Storia della Sardegna antica, Il Maestrale
F.C. Casula, La storia di Sardegna, Sassari, Carlo Delfino, 1994
Rubrica a cura di Ornella Demuru
