SA MATESSI DIE – 12 giugno 1323
Inizia la conquista catalano-aragonese della Sardegna

Per i catalano-aragonesi il possesso della Sardegna era un vecchio sogno piuttosto importante sia per ragioni strategiche che economiche.
La Sardegna abbondava di risorse naturali come l’argento e il sale e aveva una fiorente economia agro-pastorale; inoltre la sua posizione geografica garantiva un maggiore controllo sul Mediterraneo occidentale e l’isola stessa era una base indispensabile per la creazione della cosiddetta “ruta de las islas” che permetteva di dimezzare il tempo di navigazione per raggiungere i ricchi mercati del mediterraneo orientale.
Nel XIV secolo, la Sardegna era così organizzata: l’unico giudicato esistente era quello di Arborea, che nel frattempo aveva allargato di molto i suoi confini originari diventando un grande stato che comprendeva tutta la parte centrale della Sardegna, fatta eccezione del cagliaritano e delle coste orientali, che erano soggette alle repubbliche di Pisa e Genova, e le zone del sassarese dove erano invece presenti le famiglie dei Doria e dei Malaspina.
Al momento della conquista era giudice Ugone II (succeduto al padre Mariano III che ravvivò i rapporti con i catalani-aragonesi) che, anche per odio verso i Pisani che ne avevano contrastato l’ascesa al trono giudicale, si alleò, nel 1323, con Giacomo II d’Aragona, obbligandosi al pagamento di un censo annuale di 3000 fiorini d’oro.
Scopo dell’alleanza fu quello di estromettere dall’isola i Pisani e quindi mantenere intatti i suoi diritti sul giudicato, mentre per i catalano-aragonesi l’obiettivo era realizzare il “Regno di Sardegna” istituto creato nel 1297 da papa Bonifacio VIII per risolvere diatribe di successione nei vari territori del Mediterraneo ma a discapito dei sardi.
Fino al 1323 i catalano-aragonesi non riuscirono mai a concretizzare questo cosiddetto “Regno di Sardegna a causa delle difficoltà finanziarie dovute alle guerre in Sicilia (fino al 1295), al conflitto con la Corona di Castiglia nella terra di Murcia e Alicante (1296-1304) e al fallito tentativo di conquista di Almería (1309).
Nel 1321 però le Cortes di Gerona accettarono l’offerta di Sancho I di Maiorca di venti galee, duecento cavalli, e un gran numero di operai utili per intraprendere la conquista della Sardegna, altri aiuti giunsero dal Regno di Valencia e dal Regno di Aragona.
Nel mentre in Sardegna l’11 aprile del 1323 Ugone II di Arborea divenuto vassallo di Giacomo II in cambio del mantenimento dei diritti dinastici, aprì le ostilità contro i pisani, sconfiggendoli nei pressi di Sanluri.
Il 15 maggio una flotta di tre galee con 200 cavalieri e 2000 fanti al comando di Gherardo de Roccaberti e suo nipote Dalmazzo de Roccabertí partirono da Barcellona in aiuto del giudice di Arborea prendendo posizione vicino a Quartu, a poca distanza da Castel di Castro.
Si trattava dell’avanguardia del grande corpo di spedizione che nel frattempo si stava radunando in Catalogna.
Dopo anni di preparazione una potente flotta composta di 300 navi, al cui comando fu posto l’ammiraglio Francesco Carroz e sulla quale fu imbarcata l’armata di invasione, partì il 31 maggio 1323 da Port Fangos in Tarragona.
Era composta da 20 cocche, tra cui l’ammiraglia Sant’Eulalia, 53 galee, 24 navi a vela, navi speciali (uxer) per il trasporto dei cavalli e per i rifornimenti.
Durante il tragitto verso la Sardegna la flotta compì una sosta di quattro giorni a Mahón, sull’isola di Minorca, per poi riprendere la navigazione verso Capo San Marco.
Su consiglio di Ugone II lo sbarco della flotta aragonese avvenne il 12 giugno a Palmas, nel Sulcis, dove fu creata la prima testa di ponte.
Sempre su richiesta del giudice arborense il 24 giugno i catalano-aragonesi, sotto la guida dell’infante Alfonso iniziarono l’assedio di Villa di Chiesa, importante città mineraria fondata dal conte Ugolino della Gherardesca decenni prima e ora sotto il controllo della Repubblica di Pisa.
Ad ottobre una flotta pisana compì un’incursione nelle acque di Portovesme dove bruciò due galee catalane per poi ritirarsi.
La città di Villa di Chiesa resistette sette mesi prima di cadere per fame il 7 febbraio 1324.
Poco si sa sulla campagna militare degli aragonesi nell’interno dell’isola.
Una settimana dopo la presa di Villa di Chiesa, il 13 febbraio l’esercito aragonese si diresse verso Castel di Castro, ricongiungendosi con gli armati di Gherardo de Roccaberti, stanziati a Quartu.
Il 29 febbraio l’esercito aragonese e quello pisano si affrontarono in una battaglia campale presso l’attuale centro di Elmas. La cosiddetta battaglia di Lucocisterna si risolse con una sofferta vittoria da parte degli iberici.
Nello stesso giorno la flotta pisana venne sconfitta nelle acque vicino a Cagliari dall’ammiraglio Francesco Carroz. Molti pisani furono fatti prigionieri mentre cercavano rifugio sulle navi.
Dopo la vittoria a Lucocisterna, gli aragonesi si acquartierarono sul colle di Bonaria e iniziarono l’assedio di Castel di Castro.
Nel 1325 i Doria cercarono di occupare Sassari, ex-comune confederato alla Repubblica di Genova passato agli aragonesi nel 1323, e Pisa entrò nuovamente in conflitto con l’Aragona.
Nel novembre dello stesso anno una flotta genovese e pisana fu radunata nel porto di Savona.
Il 29 dicembre la flotta catalano-aragonese di Francesco Carroz sconfisse in una battaglia navale svoltasi presso il golfo di Cagliari quella pisano-genovese affidata a Gaspare Doria.
Nel gennaio successivo gli aragonesi guidati da Ramon de Peralta assaltarono Stampace massacrandone la popolazione. Pisa dovette accettare una nuova capitolazione che costrinse la repubblica rossocrociata a cedere definitivamente Castel di Castro al Regno di Sardegna nel giugno del 1326; il 9 del mese le armate iberiche entrarono trionfalmente in città (rinominata Castel de Càller, nuova capitale del regno) dalla porta di San Pancrazio. Le case dei pisani espulsi furono riassegnate a sudditi della Corona d’Aragona.
In tre anni una parte importante dell’Isola è così conquistata.
Da subito inizieranno i contrasti tra i sardi e i catalano-aragonesi ma poi si sopiranno per alcuni anni, sino a quando, Mariano IV il grande sovrano sardo riprese le armi, dando vita ad una guerra indipendentista che avrebbe coinvolto l’isola intera per vari decenni nel 1365, e che per il re catalano Pietro IV Il cerimonioso, essendo impegnato anche in un sanguinoso conflitto con la Castiglia, visse come una vera spina nel fianco.
Fonti:
F.C. Casula, La storia di Sardegna, 1994
Paolo Gaviano, Alleanza e guerra tra Arborea ed Aragona
