SA MATESSI DIE – 21 maggio 1978
Muore Remundu Piras, il grande poeta di “poesia a bolu”

Uno dei maestri indiscussi della poesia a bolu*.
Per più di 40 anni Remundu Piras fu protagonista di memorabili gare con poeti del momento, fra cui Barore Sassu, Antonio Cubeddu, Barore Tuccone, Juanninu Fadda, Antonio Piredda, Gavino Piredda, Andrea Ninniri, Peppe Sotgiu, Mario Masala, Francesco Mura ed altri, in molte piazze di vari paesi delle Sardegna.
Nato a a Villanova Monteleone il 29 ottobre1905, debuttò nei palchi a 19 anni a Montresta con Antoniandria Cucca.
Era dotato di un naturale senso critico e di una vocazione formidabile per la composizione istantanea delle poesie con le quali era impossibile rivaleggiare sul palco.
La creazione poetica, per Piras, era sinonimo di libertà. Per questo, durante il fascismo, preferì ritirarsi dalla scena piuttosto che subire le limitazioni della censura (la proibizione delle gare è avvenuta tra il 1932 e il 1937) che vietava ai cantadores la discussione di temi politici o religiosi.
Il poeta di Villanova Monteleone è stato anche tra i più strenui difensori della lingua sarda. Il suo sonetto No sias isciau, inviato nel 1977 alla rivista Natzione Sarda, è considerato ancora oggi il manifesto della lotta per la difesa e la valorizzazione del sardo:
No sias isciau
O sardu, si ses sardu e si ses bonu,
Semper sa limba tua apas presente:
No sias che isciau ubbidiente
Faeddende sa limba ‘e su padronu.
Sa nassione chi peldet su donu
De sa limba iscumparit lentamente,
Massimu si che l’essit dae mente
In iscritura che in arrejonu.
Sa limba ‘e babbos e de jajos nostros
No l’usades pius nemmancu in domo
Prite pobera e ruza la creides.
Si a iscola no che la jughides
Po la difunder menzus, dae como
Sezis dissardizende a fizos bostros.
29 de Santu Aine de su 1977
La sua produzione non è stata solo orale. Piras ci ha lasciato anche delle poesie di genere più meditato che hanno avuto una larga diffusione dopo la sua morte.
In particolare si ricordano Misteriu, raccolta di sonetti, Bonas Noas, satire e terzine, Sas Modas, canti lunghi che concludevano le gare poetiche e A bolu, raccolta di ottave improvvisate: i quattro volumi furono pubblicati da Della Torre, tra il 1979 e il 1985.
Nel 2009 la produzione poetica di Piras è stata raccolta nell’ Opera Omnia curata da Paolo Pillonca e pubblicata da Domus de Janas.
Morì il 21 maggio del 1978 a Villanova Monteleone. Ventitre giorni prima, la sua ultima esibizione in coppia con Peppe Sozu sul palco di Montresta, lo stesso paese che lo aveva visto esordire.
Un altro sonetto:
A sa Saldigna
Sandalione t’ana numenadu
sos Gregos, ca unu sàndalu parias.
Cando s’antigu sàndalu jughias
s’istiga in sos nuraghes as lassadu.
E oe cussu sàndalu isfundadu
ses reduìdu a prender a corrias:
e in s’istincu lanzu imboligadu
l’as cun su corrialzu a duas bias.
Paritzas boltas t’an promissu gai
de ti ponner su fundu a sa catola,
dae Roma isetende sa vacheta.
Ma paret su contadu ‘e Mastru Iseta
chi ‘e prominter teniat s’iscola
a unu cras chi no beniat mai.
Su deghe ‘e Maju 1964
*Poesia a bolu
Con l’espressione sarda “poesia a bolu” s’intende la poesia orale estemporanea improvvisata dei cosiddetti “cantadores”, aedi popolari che si esibiscono nelle piazze della Sardegna. Questa particolare forma artistica viene fruita dalla popolazione in occasione di feste patronali attraverso la cosiddetta “gara”.
Questa non è altro che un’esibizione pubblica poetica nella quale ogni artista difende un tema che gli viene assegnato dal pubblico.
I “cantadores” stanno su un palco, in genere sopraelevato rispetto agli ascoltatori, e svolgono il loro punto di vista affidandosi al metro principe della poesia sarda: “s’otada”.
Prima della fine del secolo scorso la gara organizzata non esisteva. Fu un valente poeta ozierese, Antonio Cubeddu, che propose di regolarizzarla in questo modo, istituendo anche la regola di provvedere a un compenso per gli artisti. Prima di allora la popolazione si dilettava con la poesia improvvisata in ogni occasione pubblica o privata, ma non in maniera istituzionalizzata.
Durante tutto il Novecento, e fino ai nostri giorni, i cantadores più famosi sono in qualche modo diventati gli “eroi” delle popolazioni di tutta l’isola.
Ancora oggi queste figure “mitiche” importanti meritano di essere studiate e conosciute per le loro qualità artistiche e personali.
Le loro biografie, le loro esibizioni, la loro produzione poetica sono oggi, almeno in parte, a disposizione di tutti.
Fonti:
Sito “Sa domo de sa poesia cantada”, di Domus de janas Editore
SardegnaCultura.it
