SA MATESSI DIE – 25 Aprile 68 d.C.
In tanti paesi della Sardegna si festeggia San Marco Evangelista con la tradizione de su coccone o coccoi.

San Marco vissuto nella seconda metà del I secolo è stato un discepolo dell’apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro. Secondo la tradizione cristiana, è ritenuto l’autore del Vangelo secondo Marco. È venerato come santo da varie Chiese cristiane, tra cui quella cattolica, quella ortodossa e quella copta, che lo considera proprio patriarca e primo vescovo di Alessandria.
In età medievale-giudicale nel Giudicato d’Arbaree, tra le assemblee della Corona de Logu fissate e stabilite per legge e codificate nella Carta de Logu c’era quella del 25 aprile di San Marco Evangelista.
L’assemblea della Corona inizialmente si teneva in San Marco de Sinis, vale a dire a Tharros ma successivamente è da credere sia stata trasferita (assieme al Santo) in Santu Mracu de Ollasta, dove per secoli e fino a pochi decenni fa si celebrava una grande festa con abbinata una fiera, anche se oggi è un po’ decaduta.
Il 25 aprile, giorno del suo martirio, in diversi paesi della Sardegna lo si festeggia con devozione: Orgosolo, Genuri, Tresnuraghes ma è a Lei, piccolo centro del Marghine che la festa di San Marco è particolarmente viva e sentita.
I festeggiamenti hanno inizio il pomeriggio del 24 aprile con la partenza della processione dalla chiesa parrocchiale. Il simulacro di San Marco viene trasportato dai confratelli di Santa Croce e della Madonna del Rosario.
La tradizione vuole che piccoli gruppi di donne si riuniscano per creare i pani cerimoniali detti “cogones de Santu Marcu”, fatti di semola, di forma rotonda con un buco al centro per infilare una canna ornata di nastri multicolori e arricchiti con fiori, uccelletti (puzzones), caprioli (crabolu), frutti, foglie e ghirlande, fatti con pasta di pane.
Da sempre, il pane è simbolo di prosperità e di ricchezza, distribuiti tra i fedeli verranno anche conservati come simbolo benedetto di protezione e di buon auspicio
Il corteo, scortato da uomini a cavallo, è preceduto dalle donne recanti i pani rituali (cocoieddas e cocoi mudada) e conduce la statua del Santo fino all’omonima chiesa campestre nelle campagne di Silanus. Qui, durante la celebrazione della messa, vengono benedetti i pani. Per tutta la notte si susseguono il canto dei “gosos” dedicati al santo e la recita del rosario, mentre nel sagrato si svolgono le danze.
La mattina del 25, dopo la messa, i fedeli accompagnano il simulacro del Santo durante il rientro verso il paese, facendo una sosta presso la formazione rocciosa di Sa rocca, da dove il sacerdote impartirà la benedizione dei campi. La festa religiosa termina con la messa celebrata nella chiesa parrocchiale e la suddivisione dei pani benedetti; la festa civile continuerà per il resto della giornata.
Fonti:
Comunas
Santi e Beati
Calendario 1777, Reale stamperia (Biblioteca regionale)
https://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626…
Immagine del 1970 de su coccone.
