MAI PER DECISIONE DEI SARDI: ALL’ITALIA ORA CONVIENE, PER L’ISOLA ACCELERATA SUL GALSI
Quando il metano serviva alla Sardegna, alle sue industrie, imprese e famiglie, siamo stati lasciati senza. Unici nello Stato italiano. Unici in Europa.

Decenni senza gas, proprio come siamo stati lasciati senza il doppio binario e l’elettrificazione delle nostre ferrovie. O senza strade decenti. O senza collegamenti navali ed aerei al nostro servizio.
Oggi che il gasdotto dall’Algeria serve all’Italia ecco che il progetto subisce una accelerata vertiginosa.
Il dubbio che la sua realizzazione sia tutto tranne che funzionale agli interessi dei sardi è più che legittimo. Del resto non si ha traccia di un reale coinvolgimento delle istituzioni sarde, di una loro consultazione per inserire l’opera in una strategia energetica coerente rispetto agli interessi della Sardegna e dei sardi.
Va detto che sarebbe difficile aspettarselo dal momento che, in materia energetica, lo Stato non ha mai nascosto la sua propensione a piegare il territorio sardo alle sue esigenze. Dall’altro lato la classe dirigente sarda al governo non è riuscita a dire niente di più che “chiederemo degli indennizzi”.
In queste condizioni è persino difficile dire se veramente un’opera come quella che si prospetta possa davvero servire per portare, un domani l’idrogeno. E anche se lo fosse è difficile dire se questa eventualità sia pensata a nostro vantaggio o ancora una volta per vantaggi altrui. Non è del resto vero che già oggi produciamo più energia di quanta ce ne serve ma la paghiamo più degli altri?
È facile diventare sospettosi di tutto e tutti. È ancor più facile rassegnarsi a tutto e tutti.
Purtroppo l’assenza di una classe dirigente, ma ancor più di una politica popolare, con in mente un chiaro progetto natzionale per la Sardegna, con una sua visione energetica, economica, geopolitica, ambientale, ha impedito che si sviluppi un dibattito onesto su ciò che ci serve e ciò che non ci serve, su ciò che può essere al nostro servizio e ciò che può rivelarsi solo un’altra servitù.
Servirebbe che le migliori competenze in materia, quelle mosse da un sincero amore per la Sardegna e il pianeta, e non da interessi di parte o addirittura privati, si unissero per delineare un progetto energetico a 360 gradi. La stessa politica sarda, se ancora esiste come politica e come sarda, dovrebbe battere un colpo e insieme alla società civile definire un progetto di breve, medio, lungo periodo per una indipendenza energetica sostenibile, tanto dal punto di vista ambientale che sociale.
L’indipendentismo che sa quanto sia complesso costruire uno Stato nuovo e giusto non si tirerebbe indietro dal fare la sua parte.
