SA MATESSI DIE – 14 Gennaio 1872
Nasce il grande poeta Peppino Mereu

Uno dei poeti sardi più importanti di fine ‘800, fu e lo è ancora, una figura di grande rilievo nel panorama culturale della Sardegna, ancora oggi le sue poesie vengono recitate e cantate da giovani e vecchi in tutta l’Isola e non solo.
Giuseppe, noto Peppino, Mereu nacque a Tonara il 14 gennaio 1872 in una famiglia della media borghesia locale.
La tranquillità familiare venne meno tra il 1887, anno in cui la madre morì, e il 1889, anno che registrò la morte del padre.
In seguito a tali eventi, abbandonò gli studi e nel 1891 si arruolò nei carabinieri.
Oltre a garantirgli una certa stabilità economica, il servizio nell’arma gli offrì l’occasione di girare la Sardegna in lungo e in largo: da Cagliari a Nuoro, da Osilo a Sassari, da Cossoine ad Assemini furono tante le città e i paesi dell’Isola che Peppino Mereu ebbe modo di visitare, e ai quali si legò in maniera poetica e sentimentale, sino al ritorno a Tonara avvenuto nel 1896 in seguito all’aggravarsi del suo stato di salute.
Una visita al cimitero di Bonaria di Cagliari lo ispira a comporre “Dae una losa ismentigada “(Da una tomba dimenticata) poesia di grande pregio che invita il lettore a riflettere sul senso della morte e della vita:
Non sias ingrata, no, para sos passos,
o giovana ch’in vid’happ’istimadu.
Lassa sas allegrias e ispassos
e pensa chi so inoghe sepultadu.
Vermes ischivos si sunt fattos rassos
de cuddos ojos chi tantu has miradu.
Para, par’un’istant’, e tene cura
de cust’ismentigada sepoltura…
Nel 1899 esce la prima edizione, pubblicata a Cagliari dalla tipografia Valdes, dell’antologia poetica intitolata “Poesias”.
Il libro viene stampato grazie al prezioso contributo dell’amico Nanni Sulis, il famoso Nanneddu della poesia a lui dedicata, che introduce la raccolta poetica con una presentazione dell’uomo e poeta Peppino Mereu diventata ormai leggendaria:
“ho creduto non fosse privo d’interesse far conoscere al popolo sardo le prime manifestazioni giovanili del pensiero e del cuore di Giuseppe Mereu – giovane d’ingegno vivace e proteiforme – dell’alpestre Tonara, il quale, nella melanconica solitudine della vaga campagna, coltiva, con entusiasmo, le muse; rivelandosi, fin d’ora, fra le giovani forti speranze della poesia dialettale, a carattere eminentemente soggettivo.
E dico a carattere eminentemente soggettivo, poiché, sia che egli decanti le bellezze della sua patria, sia che sciolga un canto ad una giovinetta defunta, o porti i saluti all’amico lontano, vi trasfonde sempre né versi tutta la grande amarezza dell’anima sua, profondamente addolorata, ma ricca di nobili ed elevati sentimenti.”
Nel marzo del 1901, all’età di ventinove anni, la malattia che lo aveva tormentato per tutta la vita spegne per sempre la sua avventura umana ma non quella poetica che continua ancora oggi. Le sue poesie infatti sono tra quelle maggiormente conosciute ed apprezzate della storia letteraria sarda.
Poesie d’amore
Beni, dammi sa manu, isfortunadu,
tue ses dignu de s’istima mia:
lottend’in dunu mar’ ’e angustia
custu virgine cor’has meritadu…
Al suo paese Tonara
O gentile Tonara,
terra de musas, santa e beneitta,
Patria mia cara,
cand’est chi b’happ’a benner in bisitta?
E m’has a dare sa jara
abba de Croccoledda tantu fritta?
A cando ’ider sas nies,
sas c’happo appettigadu ateras dies?…
A Nanni Sulis
Nanneddu meu,
su mund’est gai,
a sicut erat
non torrat mai.
Semus in tempos
de tiranias,
infamidades
e carestias.
Como sos populos
cascant che cane,
gridende forte:
«Cherimus pane».
Famidos, nois
semus pappande
pan’ ’e castanza,
terra cun lande…
Fonti:
https://pipius.com/peppino-mereu/
Rubrica a cura di Ornella Demuru
Nel video l’interpretazione del Coro di Orgosolo – Gruppo Rubanu di una delle tante poesie indirizzate all’amico Nanni Sulis.
“A Nanni Sulis”
