SA MATESSI DIE – 23 Dicembre 1897
Esce l’opera “La delinquenza in Sardegna” del giovane scienziato italiano Alfredo Niceforo.

Il criminologo e antropologo siciliano, sulla scia de “L’uomo delinquente” di Cesare Lombroso, di cui è allievo, scrive: «Esiste in Sardegna una specie di plaga moralmente ammalata che ha per carattere suo speciale la rapina, il furto e il danneggiamento.
Da questa zona, che chiameremo “Zona delinquente” e che comprende il territorio di Nuoro, quello dell’alta Ogliastra e quello di Villacidro, partono numerosi batteri patogeni a portare nelle altre regioni sarde il sangue e la strage».
Sempre secondo Niceforo, l’origine della società criminale sarda sarebbe da ricercare nella particolare forma del cranio dei sardi, indizio sicuro di un arresto sulla via dell’incivilimento: «Il cranio dolicocefalo dei sardi, cioè a forma di botte, è più piccolo del cranio normale, e dunque contiene meno cervello, e perciò meno possibilità di migliorarsi».
”La varietà celtica ha un temperamento etnico formato da un insieme di caratteri psicologici mitigatori dei reati di sangue, mentre la varietà mediterranea, a cui i sardi appartengono, ha un temperamento etnico formato da una serie di caratteri psicologici tendenti ai reati di sangue”, scrive Niceforo.
Insomma la mediterraneità della razza sarda, insieme ai «veleni» che essa ha accumulato in una sua millenaria degenerazione, sarebbero le cause «biologiche» della delinquenza isolana. La tendenza alla criminalità dei sardi, infatti, non sarebbe soltanto il prodotto di una serie di cause storiche, sociali ed economiche, ma opera della lunga stratificazione di popolazioni diverse le quali, accumulatesi attraverso i secoli nell’isola, sono andate a creare una «razza speciale» il cui carattere, frutto della struttura del corpo e del cervello, spinge inesorabilmente verso il delitto.
Gli abitanti della “zona delinquente”, che Niceforo indica in un triangolo che ha i suoi vertici nell’Alta Ogliastra, nel Nuorese e nell’area di Villacidro, sarebbero privi di quella “plasticità che fa mutare ed evolvere la coscienza sociale”, malati di un “daltonismo morale” che per tratti genetici e condizioni geografiche si traduce in propensione alla vendetta, nell’inarrestabile ferocia del “delinquente nato”.
Queste teorie, che saranno fatte proprie e sviluppate anche da altri autori, sia italiani che sardi, avrà due effetti principali:
1) Legittimerà le azioni di repressione indiscriminata contro le popolazioni sarde, in particolar modo dell’interno, condotte nell’anno 1900 dall’esercito italiano, che presero il nome di “Caccia grossa”;
2) Andrà a nutrire in profondità il sentimento di auto-razzismo che di lì a poco, in un momento decisivo per la storia dei sardi, porterà a definire la Sardegna una “nazione abortiva”, incapace di produrre altro che barbarie, destinata per redimersi a integrarsi in qualche cultura veramente tale, e dunque privata della legittimità morale di provare a divenire uno Stato indipendente.
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Fonti:
“La vera storia della bandiera dei sardi” di Franciscu Sedda
“Tutti i giorni della Sardegna” di Carlo Delfino Editore
