STRAGE SFIORATA
UNO STATO CHE DISINVESTE IN ISTRUZIONE E RICERCA VUOLE FORSE CANCELLARE LE UNIVERSITÀ SARDE? VUOLE CANCELLARE IL NOSTRO FUTURO? RIPARTIAMO DA NOI, RIPARTIAMO DA QUI

di Franciscu Sedda
Guardo questa immagine dell’Aula Magna e mi passano i brividi lungo la schiena.
Gli anni passati ho fatto i miei corsi di Semiotica lí dentro.
Quest’anno mi hanno assegnato un’aula lì affianco: essendo al limite della capienza avevo detto agli studenti: “Vediamo se chiedere la Magna per stare più comodi”.
Oggi devo solo ringraziare che lì dentro non ci fosse nessuno di noi, né studenti né colleghi né personale tecnico e di vigilanza.
L’altro giorno, durante la lezione di Semiotica della Comunicazione Contemporanea che tengo al primo piano, stavamo parlando di come ci si abitua alla percezione dello spazio, fino a non vederne più né bellezze né bruttezze.
La discussione era fatalmente scivolata sulla percezione del campus – su cui negli anni passati avevo anche seguito una tesi, che comparava il nostro con quelli di due piccole cittadine inglesi.
Avevo detto che girare per il mondo per convegni genera una costante comparazione e impedisce che ci si abitui ai propri spazi.
Ovviamente, dicevo agli studenti, i nostri spazi erano incomparabili con quelli di Harvard – dove mi trovavo proprio in questi giorni un anno fa – ma c’erano tanti altri luoghi, meno magniloquenti ma di grande bellezza e funzionalità, che potevano essere presi ad esempio per non smettere di immaginare e impegnarsi per ottenere luoghi migliori.
Avevo fatto riferimento alla parte moderna del campus di Humanities di Cork, con le sue strutture in vetro e legno perfettamente integrate in un bellissimo parco.
La vicenda odierna ci interroga anche su questo: perché la città capitale della Sardegna ha strutture universitarie vecchie, fatte di corpi aggiunti, riadattati (mentre scrivo sono sulla strada che mi porta a fare esami in una ex clinica).
La qualità degli spazi che dedichiamo all’istruzione – dall’infanzia all’università – è del resto il parametro tangibile di quanto una società investe sulla libertà, la conoscenza, il futuro.
Purtroppo non ne usciamo bene. Non sempre per causa nostra: basti pensare a come le leggi statali degli scorsi decenni abbiano ingiustamente sottratto milioni e milioni alle università sarde.
La speranza é che questo evento più che occasione di polemica sia di stimolo, per tutti, ad una mobilitazione positiva: Cagliari merita dei Campus all’altezza del ruolo che come sardi dobbiamo conquistarci.
Nuove strutture non arriveranno oggi, e neanche domani, ma se vogliamo esistere e non semplicemente sopravvivere dobbiamo porre oggi la questione a tutte le istituzioni interessate.
Ogni volta che vado verso il Poetto e passo davanti alla Monfenera guardo attraverso Google Maps quanto sono estesi gli spazi militari che costeggiano viale Poetto.
E ogni volta penso che sarebbe una gran cosa riconquistarli per un grande campus moderno e verde ad un passo dal mare.
Intanto un pensiero a tutta la nostra comunità che sono certo farà il massimo per garantire agli studenti e alle studentesse la continuità dell’anno accademico.
A innantis! ![]()
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Franciscu
