FRANCISCU SEDDA: “COSTRUIRE UNA SCUOLA SARDA”

[Traccia dell’intervento di Franciscu Sedda in occasione dell’audizione in Seconda Commissione del Consiglio Regionale della Sardegna sul tema “Proposta di legge-quadro regionale in materia di istruzione”, 5 giugno 2025]
INTRODUZIONE
Costruire una scuola sarda, una scuola a misura di Sardegna, una scuola capace di riconnettere i sardi con se stessi e con il mondo. Si tratta di una sfida difficile ma sempre più urgente e decisiva. Una sfida imposta dai tassi di abbandono scolastico crescenti, dalla rarefazione della presenza delle scuole sul territorio, dalle difficoltà vissute ogni giorno dai docenti e dal personale tecnico della scuola, dallo scollamento fra scuola sarda e curiosità per il proprio territorio con tutta la sua ricchezza di storia e diversità, di problemi e opportunità.
Davanti ad una sfida così ambiziosa serve una grande dose di realismo, direi persino di “pessimismo dell’intelligenza”: nascondersi le difficoltà dell’impresa non aiuta a vincere la partita.
A quali difficoltà mi riferisco?
- Centralismo statale, vetero- o neo- che sia: vale a dire la costante lettura restrittiva delle nostre competenze da parte della Corte Costituzionale e l’impugnazione ormai costante delle leggi varate dal Parlamento sardo da parte del Governo statale;
- Ritardo storico, in termini legislativi e organizzativi, accumulato da noi sardi e dalle nostre istituzioni a causa di diversi fattori: in primis la vergogna di sé (che ha trasformato per lungo tempo il sardo in dialetto, favorendone l’abbandono) e il mancato auto-riconoscimento di noi stessi come nazionalità storica (che ha impedito di avere motivi di unità e il coraggio di lavorare per l’autodeterminazione, a partire dall’ambito dell’istruzione);
- Conseguentemente, la mancanza (finora) di una forte e condivisa volontà politica, e dunque di investimenti continuativi di energia, mobilitazione, coordinamento, risorse in materia di lingua sarda. Ricordo che nella penultima finanziaria gli investimenti sulla lingua sarda rappresentavano solo lo 0,043% del Bilancio sardo. Nell’ultima finanziaria sono aumentati ma l’ordine di grandezza ci dice quanto poco storicamente abbiamo concretamente investito sulla lingua.
- Infine, la paura di molti, nella classe dirigente e in quella docente, disabituate all’uso del sardo, che l’introduzione della lingua sarda nelle scuole e nella vita pubblica diventi un elemento di disturbo e fatica, di distrazione di energie, se non un fattore di messa a rischio di una rendita di posizione, o addirittura di discriminazione al contrario, tagliando fuori chi non parla il sardo.
Per tutto questo va spiegato che l’insegnamento della lingua sarda, dentro una scuola sarda plurilingue (italiano, sardo, inglese, altre lingue di Sardegna…), mira ad aggiungere risorse simboliche e opportunità lavorative, aprendo e dinamizzando la nostra società, aprendola maggiormente a se stessa e al mondo.
ISTRUZIONE
In materia di istruzione la Regione Sardegna, al momento non ha potestà legislativa concorrente.
La materia rientra infatti fra quelle dell’articolo 5 dello Statuto che recita: “la Regione ha facoltà di adattare alle sue particolari esigenze le disposizioni delle leggi della Repubblica, emanando norme di integrazione e attuazione, sulle seguenti materie: a) istruzione di ogni ordine e grado, ordinamento degli studi; ecc.”.
Si tratta di un potere legislativo diverso, oltre che minore, rispetto a quello che la Sardegna ha sulle materie che ricadono nell’articolo 3 (“la Regione ha potestà legislativa nelle seguenti materie…”) ma anche rispetto a quelle elencate nell’articolo 4 (“la Regione emana norme legislative sulle seguenti materie…”).
Come intervenire, dunque, per rendere ammissibile ed effettiva una Legge quadro in materia di istruzione? Quelle che propongo qui di seguito sono azioni che possono/devono essere portate avanti in parallelo):
- Innalzamento delle competenze legislative in materia di istruzione: passaggio dell’istruzione dall’articolo 5 all’articolo 4 dello Statuto, come da contrattazione (al momento ferma) nel tavolo bilaterale relativo al Disegno di Legge Costituzionale in materia di “Disposizioni concernenti l’adeguamento degli Statuti delle Regioni a statuto speciale”.
- Riforma organica dello Statuto e sua trasformazione in una Carta di Autodeterminazione, con relativa ricontrattazione e affermazione accresciuta dei poteri della Sardegna di fronte allo Stato.
- Norme di attuazione dello Statuto da portare avanti attraverso la Commissione Paritetica Stato-Regione. Si vedano in tal senso i modelli del Trentino-Alto Adige e, meno forte, della Val d’Aosta. Nel primo caso, in particolare, attraverso le Norme di attuazione dello Statuto (es. D.lgs. n. 297/1997 e D.lgs. n. 62/1998) sono state trasferite importanti funzioni statali in materia scolastica alla Provincia di Trento, tra cui:
- programmazione dell’offerta formativa,
- organizzazione scolastica,
- reclutamento e gestione del personale,
- valutazione e standard formativi,
- ordinamenti scolastici.
Davanti all’ipotesi di una futura scuola sarda, laddove la RAS ottenesse poteri di organizzazione similari a quelli del Trentino (dunque con poteri sulla definizione del dimensionamento, delle classi concorsuali, delle premialità per chi insegna in zone svantaggiate ecc.), viene normalmente evocato lo spettro del finanziamento. Va considerato che – come già avvenuto in passato su altre materie ben più costose (vedi Sanità) – l’acquisizione di nuove funzioni alla RAS può e deve essere accompagnata dal riconoscimento alla Sardegna di una quota maggiore di compartecipazioni sui propri tributi. Oggi, infatti, alla Sardegna non spettano tutte le proprie tasse: una parte importante va tuttora allo Stato. Il trasferimento di funzioni sull’istruzione si accompagna dunque alla ricontrattazione di quanto della ricchezza prodotta ogni anno in Sardegna deve restare a disposizione del bilancio della RAS, proprio per coprire costi di funzioni che non sarebbero più a carico dello Stato.
LINGUA
Fatto salvo quanto già detto, elenco qui di seguito alcuni punti di debolezza e forza da tenere a mente per sviluppare un’azione ragionata ed efficace.
Punti di debolezza:
Assenza della lingua dallo Statuto di Autonomia e, più precisamente, della co-ufficialità fra sardo e italiano;
Mancata ratifica Carta Europea delle Lingue Minoritarie da parte del Parlamento italiano
Punti di forza:
Legge statale 482/1999
Legge RAS 22/2018
Come intervenire, dunque, per favorire l’inserimento del sardo nelle scuole? Anche qui riporto le azioni che a mio modo di vedere possono/devono essere portate avanti in parallelo:
- Inserimento della lingua nello Statuto attraverso a) contrattazione bilaterale (il riferimento alla co-ufficialità fra sardo e italiano, ereditato dalla bozza elaborata nella scorsa legislatura, è stato momentaneamente cassato/sospeso dal tavolo tecnico romano) o b) riforma organica Statuto/Carta di Autodeterminazione del Popolo Sardo. In entrambe le ipotesi (a o b) la scrittura della norma dovrebbe essere meno barocca (e dunque meno soggetta e essere cassata) rispetto a quella proposta del precedente Governo sardo. In tal senso, potrebbe essere efficace ricalcare l’articolo 99 dello Statuto speciale del Trentino – Alto Adige. L’articolo di uno Statuto aggiornato o trasformato in Carta di Autodeterminazione potrebbe dunque recitare (facendo tesoro anche di quanto già normato – e approvato dallo Stato – attraverso la legge RAS 22/2018):
Identità linguistica del popolo sardo e parificazione fra lingua sarda e lingua italiana
- La RAS assume l’identità linguistica del popolo sardo come bene primario e individua nella sua affermazione il presupposto di ogni progresso personale e sociale.
- Nella RAS la lingua sarda è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato. La lingua italiana fa testo negli atti aventi carattere legislativo e nei casi nei quali dal presente statuto è prevista la redazione bilingue.
- La RAS riconosce come lingue di Sardegna anche il catalano di Alghero e il gallurese, sassarese e tabarchino, e adotta ogni misura utile alla loro tutela, valorizzazione, promozione e diffusione.
- Approvazione di norme di attuazione sul modello friulano, attraverso la Conferenza Paritetica Stato-Regione. Norme di attuazione come da DL 12 settembre 2002, n. 223. Si veda art. 2. “La Regione [Friuli Venezia Giulia] provvede con proprie disposizioni legislative all’esercizio di funzioni di coordinamento dei compiti attribuiti alle istituzioni scolastiche autonome in attuazione della disciplina prevista dall’articolo 4 della legge [482/1999], in materia di uso della lingua della minoranza nella scuola materna e in materia di insegnamento della lingua della minoranza nelle scuole elementari e secondarie di primo grado”.
Mentre la via Trentina garantisce obbligatorietà di insegnamento e apre la via a classi concorsuali specifiche nella lingua di minoranza, la via Friulana rende l’insegnamento volontario, demandandolo alla scelta dei genitori e inquadrandolo attraverso convenzioni fra MIUR-USR, ARLEF (Agenzia delle lingue friulane) e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
- Ratifica della Carta Europea delle Lingue Minoritarie che giace da 25 anni nel Parlamento italiano: definizione dei livelli di tutela della lingua per il suo inserimento nei diversi gradi dell’istruzione e nella PA. Alla lingua la carta associa l’insegnamento della storia della minoranza tutelata. È vero che tale strumento pertiene al Parlamento italiano ma questo non significa che il Governo e il Consiglio sardo non possano intervenire per fare pressione. Ad esempio a) il Consiglio può adottare mozioni/risoluzioni per chiedere al Parlamento statale di legiferare in una data materia; b) il Governo sardo può chiedere a tutti i Parlamentari sardi di agire unitariamente per far arrivare alla ratifica della CELM; c) i singoli partiti che in Sardegna esprimono parlamentari e/o fanno riferimento a forze politiche rappresentante nel Parlamento italiano, possono premere sui loro partiti – vertici, gruppi parlamentari ecc. – perché si attivino far approvare la CELM rispettando così i diritti dei sardi.
CONCLUSIONE: PROPOSTE NELL’IMMEDIATO
Quanto elencato precedentemente va fatto per costruire le condizioni per poter far avanzare il percorso di una Legge quadro in materia di istruzione, per quanto i tempi di alcune azioni si inquadrino nell’orizzonte di medio termine, se non di una intera legislatura.
Nelle more dell’ottenimento di quanto sopra elencato si indicano azioni di fattibilità immediata, che possono far avanzare fin d’ora il percorso di rafforzamento della presenza del sardo nelle scuole e di definizione di una scuola sarda:
- Attivazione organismi Legge 22/2018 (Consulta de su Sardu, Rete degli sportelli linguistici, Obreria po s’imparu de su sardu, Academia de su sardu) sulla via della costituzione di ALIS “Agenzia per le Lingue di Sardegna”.
- Stanziamento di maggiori risorse e convenzione con USR Sardegna sul modello di quanto fatto in Friuli Venezia Giulia (ricordiamo che oggi l’Autonomia scolastica prevista dall’ordinamento italiano devolve potere dal Ministero al singolo Istituto, non alla RAS).
- Formazione docente in collaborazione con le università di Cagliari e Sassari per preparare con tutti i crismi della scientificità e legittimità i futuri docenti di sardo e in sardo.
- Produzione di manualistica (non solo per i corsi di sardo ma anche per i corsi in sardo) a norma ministeriale attraverso la cooperazione degli organismi summenzionati.
Cagliari, 05/06/2025 Franciscu Sedda
