SA MATESSI DIE – 15 Marzo 1272
Muore Enzo di Svevia, “Il Falconello” re di Torres e Gallura, marito della regina e giudicessa Adelasia

Enzo di Svevia, figlio naturale poi legittimato dell’imperatore Federico II e di Adelaide di Urslingen, è una delle figure più affascinanti e tragiche del XIII secolo. Nato probabilmente nella ghibellina Cremona, dove sua madre potrebbe aver risieduto, portava il nome di Heinrich, abbreviato in Heinz e latinizzato in Encius, poi italianizzato in Enzo. Un nome che sarebbe diventato leggenda.
Alto, bello, colto e valoroso in battaglia, Enzo era il prediletto di Federico II, il quale ne lodava la somiglianza: «Nella figura e nel sembiante il nostro ritratto». Il giovane principe non era solo un abile guerriero, ma anche un uomo raffinato, amante della falconeria come suo padre e circondato da una cultura ricca e cosmopolita. Per il suo coraggio e la rapidità nelle azioni militari, gli fu dato il soprannome di Falconello.
Il sogno sardo e la guerra contro la Chiesa
Nel 1238, Federico II lo investì del titolo fittizio di rex Sardiniae, concedendogli in sposa Adelasia, vedova del sovrano di Gallura e sorella del giudice di Torres. Con questo matrimonio Enzo divenne nominalmente re di Torres e Gallura, ma di fatto solo signore di Torres, stabilendo la sua residenza tra Ardara e Sassari. La Chiesa, però, non accettò questa intrusione sveva in Sardegna: papa Gregorio IX scomunicò Federico II e lo stesso Enzo, dando inizio a un lungo conflitto.
Ma la Sardegna fu solo un episodio nella sua vita. Ben presto Federico II lo richiamò in Italia, nominandolo vicario imperiale nel 1239 e ponendolo alla guida della lotta ghibellina contro il Papato e i comuni guelfi.
Un cavaliere inarrestabile
Enzo dimostrò subito il suo valore militare: strappò ai papi le città della Marca d’Ancona, assediò Ravenna e Faenza, e nel 1241, grazie alla flotta pisana e siciliana, catturò presso l’Isola del Giglio i cardinali francesi e inglesi diretti a Roma per un concilio che avrebbe dovuto deporre suo padre.
Negli anni seguenti, il giovane re si distinse nelle campagne in Lombardia, Emilia e Piemonte, lottando al fianco di Ezzelino da Romano e del fratellastro Manfredi. Nonostante la scomunica papale, le sconfitte e gli intrighi politici, Enzo non smise mai di combattere.
La disfatta e la lunga prigionia
Nel 1249 il destino gli voltò le spalle. Durante la battaglia di Fossalta, vicino Modena, le sue truppe furono colte di sorpresa dalla cavalleria bolognese. Disarcionato e catturato, Enzo venne portato a Bologna e imprigionato nel palazzo che oggi porta il suo nome: Palazzo Re Enzo.
Per lui si aprirono le porte di una prigionia a vita. Nonostante gli sforzi di Federico II per liberarlo, i bolognesi rifiutarono ogni trattativa e, quando nel 1250 l’imperatore morì, ogni speranza di riscatto svanì. Eppure, la sua prigionia non fu miserabile: gli venne concesso di vivere in condizioni dignitose, circondato da libri e poesia, con la compagnia di dame e intellettuali.
Secondo alcuni studiosi, proprio durante questo periodo avrebbe curato la redazione di un’opera fondamentale: il De arte venandi cum avibus, il trattato sulla falconeria scritto dal padre.
Dopo ventitré anni di reclusione, il Falconello si spense a Bologna il 14 marzo 1272. Morì da re prigioniero, ma il suo ricordo non svanì: fu sepolto con tutti gli onori nella basilica di San Domenico e, ancora oggi, la sua tomba custodisce le spoglie di uno degli ultimi principi guerrieri dell’epoca sveva.
Fonti varie
