ANTONIO SANNA: IL LINGUISTA CHE DIEDE DIGNITÀ ACCADEMICA ALLA LINGUA SARDA
𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗦𝗮𝗻𝗻𝗮: 𝗶𝗹 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗱𝗮
Antonio Sanna (Bonorva il 28 dicembre 1918-Cagliari il 7 dicembre 1981) dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrisse alla Facoltà di Lettere dell’Università di Cagliari, frequentando solo il primo anno accademico prima di arruolarsi.
Durante la Seconda guerra mondiale fu catturato dagli inglesi in Africa e deportato in India, dove trascorse sei anni in un campo di prigionia.
Nonostante le condizioni dure, gli ufficiali ricevevano un trattamento relativamente migliore, e ciò gli permise di accedere ai libri e di continuare i suoi studi. Trasformò così un’esperienza drammatica in un’opportunità di crescita, approfondendo la cultura indiana e insegnando letteratura e lingua inglese ai suoi carcerieri. Questo gli valse la loro stima e il soprannome di 𝑴𝒂𝒉𝒂𝒕𝒎𝒂, “𝒈𝒓𝒂𝒏𝒅𝒆 𝒂𝒏𝒊𝒎𝒂”.
Tornato in Sardegna, si laureò rapidamente con una tesi sulla letteratura vedica, suscitando l’interesse dei docenti dell’Ateneo cagliaritano, che riconobbero subito le sue capacità di ricerca.
𝐋’𝐢𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨
Vincitore del concorso per assistente alla Cattedra di Filologia Romanza, iniziò a collaborare con il professor G. Domenico Serra, il quale aveva insegnato Glottologia a Cagliari per quattordici anni. Sanna riconobbe in lui un maestro che aveva saputo alimentare nei giovani sardi l’interesse per lo studio della loro lingua, fornendo un metodo scientifico per comprenderne la storia e il valore. Proseguì poi il suo percorso accademico sotto la guida di Alberto Dal Monte, con il quale instaurò un rapporto di stima e amicizia. Di lui, Sanna ricordò come fosse riuscito a ridestare il suo interesse per la ricerca in un periodo difficile, segnato anche da vicende personali dolorose.
𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐭𝐞𝐝𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐋𝐢𝐧𝐠𝐮𝐢𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐒𝐚𝐫𝐝𝐚
Nel 1954, grazie all’iniziativa della Regione Autonoma della Sardegna e al crescente interesse per gli studi linguistici locali, venne istituita la 𝒑𝙧𝒊𝙢𝒂 𝒄𝙖𝒕𝙩𝒆𝙙𝒓𝙖 𝙙𝒊 𝒍𝙞𝒏𝙜𝒖𝙞𝒔𝙩𝒊𝙘𝒂 𝒔𝙖𝒓𝙙𝒂
A Sanna fu affidata la libera docenza, oltre all’organizzazione della didattica e della ricerca. Il compito era particolarmente complesso, ma grazie alla sua passione e determinazione riuscì a conferire a questo insegnamento una dignità scientifica, definendone metodi e obiettivi. Creò un percorso di studi specifico, attirando numerosi studenti che, una volta laureati, divennero a loro volta promotori della valorizzazione della lingua sarda nei contesti scolastici e istituzionali.
𝐋’𝐢𝐦𝐩𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚 𝐬𝐚𝐫𝐝𝐚
Negli anni ’70, in pieno dibattito sui dialetti regionali, Sanna si distinse per la sua posizione a favore di un approccio educativo che non fosse estraniante per gli studenti sardi. Sosteneva che l’italiano dovesse essere appreso partendo dalla lingua materna, considerata una risorsa preziosa e non un ostacolo. Riteneva fondamentale che il sardo e l’italiano coesistessero nella scuola, favorendo così un’identità culturale più solida e consapevole.
La sua attività di docente non si limitava alle lezioni: coinvolgeva attivamente i suoi studenti nella ricerca, li spingeva a indagare sulla lingua sarda attraverso studi sociolinguistici e tesi di laurea, raccogliendo dati e testimonianze nei vari territori dell’Isola. Grazie a questo lavoro, riuscì a creare un’importante documentazione sulla realtà linguistica della Sardegna, analizzando anche l’impatto dello sviluppo industriale e delle migrazioni sulle varianti linguistiche locali.
Sanna fu tra i primi a sostenere la necessità di riconoscere ufficialmente il sardo come lingua “nazionale” della minoranza.
Il 19 febbraio 1971, durante un Consiglio di Facoltà, dichiarò esplicitamente la volontà di presentare una proposta alle autorità politiche sarde e nazionali affinché si impegnassero in questa direzione. Considerava la scuola il luogo principale da cui partire per il recupero e la valorizzazione della lingua.
Il suo impegno si estese anche al di fuori dell’università: collaborò con circoli di emigrati, giornali e radio, dove condusse trasmissioni che rimasero memorabili per contenuti e intensità espressiva.
Fu a lungo presidente del Premio di Poesia di Ozieri, che contribuì a rinnovare con criteri più moderni, evitando che la promozione della lingua sarda scivolasse nel puro folklorismo.
Grazie alla sua passione, alla sua ricerca e al suo lavoro accademico, Antonio Sanna ha lasciato un’eredità culturale fondamentale, contribuendo in modo determinante alla dignità e alla valorizzazione della lingua sarda.
