La Sardegna “colonia carceraria”
“Se si guardano i numeri, il sistema detentivo in Sardegna, soprattutto se relazionato alla densità di popolazione, risulta sovradimensionato. Esso, infatti, è costituito da ben ventidue strutture, di cui sei carceri storiche, otto carceri contemporanee e sette colonie penali”.
Così scrive Guido Garau in un suo approfondimento su CagliariToday
La Sardegna, nel suo percorso di subordinazione e assoggettamento ha subito fra gli altri il ruolo di “colonia carceraria”, per dirlo nei termini di Maria Grazia Caligaris, che al tema dei diritti dei detenuti ha dedicato battaglie importanti.
La Sardegna è stata dunque scientemente trattata come isola-carcere. Carcere per i sardi ritenuti antropologicamente “banditi” – prima che l’immaginario italiano ci riaccreditasse come custodi invernali del loro paradiso estivo – ma anche per tutte le “scorie” che la società italiana voleva allontanare da sé. Non a caso le carceri sarde sono state per lungo tempo il luogo di “elezione” per i grandi nomi delle varie mafie italiane. Con impatti sul nostro territorio e sul nostro tessuto sociale ancora da comprendere e valutare a pieno.
Questa politica carceraria ha molteplici aspetti offensivi. Dell’umano, della Sardegna, dei sardi.
La vicenda della Reggia degli Arborea – oltraggiata per secoli, poi dismessa, e oggi nuovamente nelle mire dello Stato italiano – è forse la più eclatante perché la meno avvertita come offensiva. Come se al Quirinale uno Stato straniero facesse un carcere e nessun italiano se ne accorgesse. O gliene fregasse più di tanto.
La verità è che la vicenda del patrimonio carcerario, della sua riacquisizione, riscoperta, riuso ci interroga in profondità . Anche il tema della memoria, che giustamente emerge nel bell’approfondimento di Guido Garau, va declinato correttamente. Salvare la memoria del carcere in quanto tale, senza che neanche stavolta si facciano i conti con la storia della Sardegna in quanto colonia carceraria rischia paradossalmente di celebrare un’ingiustizia, invece che metterla sotto critica; rischia di cristallizzare una condizione subita invece che aprire sul protagonismo e la soggettività dei sardi; rischia di spettacolarizzare la sofferenza, invece che riflettere su come creare una società in cui il carcere non sia il modo in cui nascondere, e fingere di risolvere, i problemi che una società sempre più disgregata non riesce ad affrontare alla radice, creando opportunità , solidarietà , equità per tutte e tutti.
A innantis! ![]()
Qui l’articolo di Guido Garau:
