PONTE SULLO STRETTO: AL SUD ITALIA 44 MILIARDI IN INFRASTRUTTURE, ZERO ALLA SARDEGNA

Nella finanziaria in discussione nel parlamento italiano si stanziano 44 miliardi (sì, miliardi) per infrastrutture strategiche (ma anche non strategiche) nel Sud Italia e nulla in Sardegna. Anzi, in Sardegna – come riporta oggi L’Unione Sarda – si tagliano anche i pochi milioni di euro per le manutenzioni della disastrata “Strada Statale” 131. Alla faccia del principio di insularità in costituzione, dei governi amici, delle retoriche della lealtà istituzionale, della solidarietà nazionale e dell’unità della patria.
Ma del resto, chi pecora si fa il lupo se lo mangia. La giunta nostrana ha approvato la costituzione della Zona Economica Speciale unica per il Sud Italia voluta guarda caso dal ministro Fitto che, guarda ancora caso, manda a gambe all’aria i vantaggi e i progetti della ZES dedicata unicamente alla Sardegna. Altro che Sardegna Zona Franca: Sardegna Zona Affranta! Sardegna messa in ginocchio dalla destrezza con cui i ministri italiani portano acqua ai propri territori e dal comportamento autolesionista della nostra classe dirigente destrorsa, che dimostra o che siamo davanti ad una clamorosa forma di “circonvenzione d’incapaci” o a una più probabile “subordinazione coloniale”, come l’ha definita Silvio Lai denunciando il fatto.
Come se non bastasse il ministro leghista Calderoli, padre dell’autonomia differenziata pro domo sua, ha spiccato ricorso contro i provvedimenti degli amici sardisti-leghisti sardi perché il collegato alla finanziaria nostrana avrebbe invaso le prerogative della Costituzione.
Toccherà aspettare a vedere nel merito per poter giudicare il valore dei singoli i ricorsi. E di certo non c’è bisogno della costituzione italiana per denunciare come follia l’idea di rendere abitabili i seminterrati. Idea indegna in una terra che ancora piange i morti di Olbia. Ma evidentemente qualcuno pensa che non è un gran problema, visto che nei seminterrati ci vanno a vivere i poveri o gli emigrati.
Intanto a pensar male probabilmente ci si azzecca. Ed è probabile che con questi ricorsi Calderoli stia difendendo interessi legati alle economie del sistema sanitario del Nord Italia. Ed è quasi certo che su altre materie lo Stato, come sempre, si sta mettendo sulla difensiva per non riconoscere alla Sardegna prerogative legittime, che magari vengono persino già attuate e riconosciute ad altre regioni autonome. Poi, chiaro, se queste prerogative vengono esercitate a membro di equino è normale che ti cancarino.
E comunque, grazie per lo spettacolo: vedere il leghista-autonomista che mazzia i sardisti-leghisti in nome della Costituzione per un indipendentista progressista non ha prezzo.
Insomma, povera patria (la nostra, la Sardegna). Bistratta a vantaggio degli interessi italiani del nord e del sud con la complice subordinazione e incompetenza di chi ci governa in loco.
Quando diciamo che serve più spirito di autodeterminazione nella visione e nel progetto di governo, quando diciamo che serve più indipendentismo serio, progettuale, concreto nel parlamento sardo, non lo diciamo per dire, per propaganda elettorale, per farci belli allo specchio o apparire come rivoluzionari desiderosi di spaccare tutto: lo diciamo perché ne va della sopravvivenza di questa terra, della vita dignitosa della nostra gente.
O avanziamo maggioritariamente in questa direzione – quella della responsabilità, dell’autodeterminazione, della riappropriazione in modo serio, maturo, graduale della nostra indipendenza – o non ci resteranno che lacrime da piangere. Sempre che anche quelle non ci vengano confiscate per sanare qualche crisi idrica in Italia o ci venga detto che la Costituzione non prevede la nostra libertà di pianto, perché si sa, il nostro piangere fa male al Re e anche alla Repubblica.
A innantis!
Franciscu Sedda
