INDIPENDENTZIA

Non c’è dubbio che la cosa che fa battere di più il nostro cuore è il sogno di creare un giorno la Repubblica di Sardegna.
Lo stesso sogno per cui, nei secoli, tanti sardi si sono battuti: uno stato sardo che dia finalmente corpo alle aspirazioni del nostro popolo.
Una strada non facile ma che si basa su due pilastri fondamentali: la certezza e la speranza
La certezza che noi sardi abbiamo una storia di libertà e una cultura e delle lingue che costituiscono un’eredità unica al mondo; la speranza che queste possano diventare un patrimonio condiviso da tutti sardi, diventando uno strumento per conoscere se stessi e per poter agire al pieno delle nostre potenzialità nel mondo.
La certezza che i momenti migliori della nostra storia, quelli che tutti un minimo ricordano, quelli che associamo all’epoca nuragica o a Elianora d’Arbaré o Giovanni Maria Angioy, sono quelli in cui la nostra terra è stata libera o si è battuta per esserlo; la speranza che questo sentimento si faccia pienamente coscienza di nazione e fondamento di un nuovo impegno.
La certezza che una Sardegna governata dall’esterno o per conto di altri è una terra destinata a perdere dignità e ricchezza, come dimostra la parabola del dominio sabaudo e italiano; la speranza che i sardi possano finalmente notare che davanti a questa condizione non può essere un’autonomia fatta in nome dell’integrazione e del sacrificio della nostra sovranità a tirarci fuori da una condizione di sudditanza e subalternità .
La certezza che i sardi sono un popolo di grandi qualità , ma che queste sono state modificate da governi sardi che hanno sempre fatto gli interessi di altri, rendendo impossibile per la nostra gente costruire un futuro di serenità e prosperità ; la speranza che i sardi che amano questa terra capiscano che non sono soli e che lavorando finalmente tutti insieme possiamo riprendere in mano il nostro futuro, guidando la nostra natzione secondo le sue vocazioni e le sue potenzialità .
Da troppo tempo ci stiamo dimenticando di pensare uno sviluppo energetico, culturale, economico e sociale coerente alla realtà della nostra isola: la situazione di ignoranza, disoccupazione, invecchiamento e spopolamento non è frutto di un destino immutabile ma l’esito di secoli di dominazione straniera e di passivo assoggettamento di molti sardi a questa condizione, quasi una sorta di auto-razzismo.
I sardi non sono atavicamente inferiori o incapaci di farsi carico della propria libertà . È invece proprio la sudditanza imposta o auto-imposta verso uno stato come quello italiano, a impedirci di essere alla pari con nazioni molto più piccole (e un tempo anche più povere di noi) come Malta, l’Estonia o (per dirne una) la Macedonia che nella sua piccolezza è riuscita a battere la tanto gloriosa Italia per la qualificazione ai mondiali. Nazioni che oggi vivono indipendenti e giorno per giorno costruiscono il loro destino.
Noi la certezza e la speranza che i sardi avranno un futuro migliore la abbiamo, per questo andiamo…A innantis!
