AUTODETERMINAZIONE: PER UN’ISOLA FORTE E SENZA COMPLESSI

Pane per i denti di Franciscu Sedda, quello della lingua sarda (da inserire come lingua ufficiale attraverso la riforma dello Statuto Sardo e tutelare attraverso l’approvazione della Carta Europea delle Lingue Minoritarie, come proposto anche da Silvio Lai nel suo intervento).
Il professore dell’Università di Cagliari e leader della formazione indipendentista A innantis! ricorda come il divieto di esprimersi in limba nel consiglio regionale diventò addirittura una norma nel 1981, “perché, sbagliando, si pensava che non potesse esserci emancipazione attraverso la sardità”.
Un disconoscimento che Sedda vede all’origine della disistima dei sardi per se stessi. “L’autodeterminazione – dice – è la strada per un’isola senza complessi. È l’anticamera dell’indipendenza che non si conquista da un giorno all’altro, ma è un progetto da realizzare passo dopo passo. Non è un’utopia: nel mondo oggi ci sono 193 stati indipendenti, sessant’anni fa erano 50, e il 25% di essi è più piccolo della Sardegna, o sono isole come noi”.
