SA MATESSI DIE – 16 settembre 1164
Barisone d’Arborea, re di Sardegna, sigla un trattato con la Repubblica di Genova per difendere il suo titolo di re

Come sappiamo lo judex Barisone I d’Arborea, oramai re di Sardegna (l’imperatore Federico Barbarossa lo proclamò Re di Sardegna, nel mese precedente, il 10 agosto del 1164, in una cerimonia nella cattedrale di San Siro a Pavia) aveva ripudiato la moglie Pellegrina del Lacon e sposato la catalana Agalbursa de Cervera, figlia di Ugo Poncho de Cervera, proprio in funzione antipisana per potersi riprendere il regno di Calari e non solo.
Così facendo Barisone II riprese la politica paterna anti pisana (il padre era Comita III de Lacon Thori-Serra) e contattò la Repubblica di Genova. Attraverso questa strategia di alleanze ottenne anche l’appoggio dell’Imperatore Federico Barbarossa.
Prima di tutto si dovette dichairare “vassallo imperiale” (come tutti i re europei nominati dall’imperatore) e poi assicurare al Barbarossa il pagamento annuo di quattromila marchi d’argento.
Appena un mese dopo, il 16 settembre Barisone siglò un trattato con Genova per ottenere prestiti ed aiuto militare, garantendo in cambio il diritto di mercanteggiare nel suo territorio, oltre a conceredere l’uso del porto di Oristano e donare i castelli di Arculentu e Marmilla quali ulteriori garanzie per il pagamento di una somma così ingente.
Purtroppo però l’anno successivo, annu domini 1165, mentre Barisone stava a Genova, alla presenza del Console Pizzamiglio, non gli fu più consentito di ritornare in Arborea perché non era in grado di raccogliere la somma prestabilita.
Perciò, in aprile, con un vero voltafaccia l’Imperatore tolse a Barisone il titolo regale e addirittura come ulteriore beffa proclamò l’Arcidiocesi di Pisa come la sovrana dell’intera Sardegna.
Lo tennero praticamente in ostaggio a Genova per ben tre anni, sino al 1168, quando finalmente Barisone riuscì a tornare in Arborea con il diplomatico genovese Nuvolone Alberici e la guerra con Pisa si concluse quello stesso anno.
Ma mentre Barisone raccoglieva la somma necessaria ad estinguere i suoi debiti, sua moglie Agalbursa e suo cognato Ponc de Bas furono mandati a Genova stavolta come veri ostaggi, finché nel 1171 i debiti furono finalmente pagati.
Non avendo più aiuto né da Genova, né da Pisa – che nel frattempo si erano riconciliati – Barisone rinsaldò i legami con la corona di Aragona dando in sposa, nel 1177, la figlia Sinispella al cognato Ugo Poncho Cervera Bas, fratello maggiore di Agalbursa, la moglie di Barisone.
Nel 1180 ricominciò la sua guerra contro il regno di Calari, ma nonostante alcuni successi iniziali, le sue truppe furono respinte e Barisone venne catturato e costretto a venire a patti.
Negli ultimi anni di regno Barisone si occupò dell’avanzamento culturale e religioso del suo giudicato. Nel 1182 donò la chiesa di San Nicola di Gurgo all’Abbazia di Montecassino e fondò un ospedale e un monastero ad Oristano.
Barisone morì nel 1186 dopo essersi ritirato a vita privata.
Gli succedette come giudice di Arborea il figlio Pietro I di Arborea, nato dalla sua prima moglie Pellegrina de Lacon.
Fonti:
Francesco Cesare Casula, La Storia di Sardegna
Rubrica a cura di Ornella Demuru
