SA MATESSI DIE – 7 settembre 1485
In Sardegna viene istituito il terribile Tribunale dell’Inquisizione spagnola

Dopo l’unione dei regni di Castiglia e di Aragona, voluta dal re Ferdinando e la sua consorte la regina Isabella, anche la Sardegna, come i vari restanti regni di dominazione spagnola sparsi per il mondo, venne definitivamente sottomessa alla condotta unitaria dei re cattolici.
La Sardegna subì pertanto un graduale processo di assimilazione degli istituti iberici, a livello politico, economico, culturale e religioso.
Non si trattò certo di un nuovo corso che tenesse conto delle esigenze della popolazione sarda ma di modifiche anche importanti finalizzate ad esaltare la potenza della Spagna.
Dopo la nomina nel 1485 del tristemente famoso Tomaso Torquemada a Inquisitore Generale di Spagna, vennero creati una serie di tribunali in Castiglia, Aragona, Baleari e Sardegna ad esso sottoposti.
Fu dal 1492 che si hanno notizie sempre più frequenti dell’inquisizione in Sardegna, con la nomina di una serie di ufficiali, gerarchicamente legati all’inquisitore generale.
La mentalità del popolo, non aveva favorito il diffondersi di altre dottrine, come per esempio quella luterana e calvinista. Gli interessi del Santo Officio furono rivolti pertanto a perseguire e condannare forme che rivelavano carenze di preparazione piuttosto che cosciente opposizione alla dottrina della Chiesa.
Tra le competenze del Santo Officio, rientravano anche i reati commessi da fattucchiere, falsari, bigami.
Il tribunale venne istituito prima a Cagliari e successivamente a Sassari.
Tra tutte le condanne per eresia trovate negli archivi della Santa Inquisizione, sono moltissime quelle contro le donne, infatti ad esse veniva attribuita un’eccessiva fragilità e una forte inclinazione alla libidine rispetto agli uomini.
Le accusate di stregoneria appartenevano a tutti i ceti sociali.
Orge sessuali notturne, banchetti e inversioni dei valori della vita quotidiana, popolano le confessioni delle imputate, i cui racconti riempiono intere pagine dei verbali inquisitoriali in Sardegna.
Le accuse svelano il radicamento di tali pratiche nella cultura popolare e i suoi collegamenti con la cultura colta nei villaggi sardi di cinquecento anni fa: dalle invocazioni in lingua sarda, alle pozioni miracolose, dai commerci sessuali con i diavoli, alle rivelazioni per trovare mitici tesori.
Nei 165 casi di stregoneria e magia, relativi a 105 streghe e a 60 stregoni, per i quali si attuò il processo tra XVI e XVII sec., non fu mai emessa la condanna all’ esecuzione col rogo o con un’ altra pena capitale.
Le sanzioni furono sempre mitissime e consistenti prevalentemente nella confisca dei beni o nella condanna a qualche anno di carcere o all’esilio perpetuo dal proprio paese.
Il primo inquisitore, Sancho Marin, sistemò la sede del tribunale in una località chiamata Is Stelladas nel quartiere di Villanova.
Durante l’attività del tribunale emersero alcuni casi controversi, come quello che vide contrapposti l’Inquisitore Andrea Sanna e il viceré dell’Isola don Antonio de Cardona, la cui moglie era stata accusata di aver praticato alcune arti magiche e di stregoneria. Il viceré riuscì ad ottenere il pieno riconoscimento dell’innocenza di sua moglie. Sanna venne sostituito dall’arcivescovo di Cagliari Antonio Parragues de Castillejo che, nel 1558, si occupò di accertare la reale consistenza delle accuse di luteranesimo mosse da un canonico della cattedrale nei confronti dell’avvocato fiscale cagliaritano Sigismondo Arquer, che venne inizialmente assolto ma che più tardi in Spagna verrà arrestato, processato e messo al rogo.
La precarietà delle condizioni dell’Inquisizione, portò il Supremo Consiglio a inviare un inquisitore di particolare indipendenza e rigore: tale uomo fu don Diego Calvo che ottenne il trasferimento del tribunale a Sassari
Il caso di Julia Carta
Julia Carta nasce a Mores, dove cresce imparando le attività tipicamente femminili e frequentando la Chiesa.
A ventiquattro anni Julia sposa un vedovo di Siligo, Costantino Nuvole, che aveva già avuto un figlio dalla prima moglie.
In dieci anni di matrimonio Julia mette al mondo sette figli, tutti morti, eccetto l’ultimo, Juan Antonio che al momento dell’arresto della madre ha solo quattro mesi.
L’educazione religiosa di Julia sembrava piuttosto lacunosa perché pur conoscendo le preghiere e sapendosi segnare con la croce, era all’oscuro della maggior parte dei comandamenti.
Del resto Julia era analfabeta tanto che l’abiura alla quale fu condannata verrà firmata per lei dall’inquisitore De Axpe.
Il processo contro Julia Carta, accusata di stregoneria fu condotto tra il 1596 e il 1597 dal tribunale dell’inquisizione Spagnola di Sassari, ma in realtà dura per quasi dieci anni.
La sua fu una lunga storia; le colpe di cui viene accusata riguardavano due ambiti, il primo concerne certe sue affermazioni relative alla confessione, qualificate come eretiche e il secondo la sua fama e attività di strega.
Il 16 aprile la consulta del tribunale del Santo Officio decide di torturare Julia Carta per costringerla ad ammettere di avere avuto intenzioni eretiche suggerendo ad una vicina il modo di confessarsi. Dinanzi alla camera della tortura, Julia, con addosso “los vestidos del tormento”, dapprima continua a respingere le accuse ma, successivamente, colta da terrore, confessa tutto ciò che le viene imputato chiedendo tempo per ricordare quanto in quel momento non ricorda. Per la prima volta nelle confessioni di Julia entra in scena , fino a diventarne protagonista assoluto, una figura finora assente o mai apparsa, il diavolo. Secondo le sue dichiarazioni, sarebbe stato lui ad indicarle il modo di preparare i suoi amuleti e le sue terapie a base di erbe. Dopo aver confessato chiede di essere perdonata e reintegrata nel grembo della chiesa pronta a ricevere le penitenze che il tribunale vorrà infliggerle. Ma il 2 ottobre le verranno mosse nuove accuse e sarà nuovamente condannata per avere consigliato ad una compagna di carcere di non confessare le sue colpe all’inquisitore e per avere curato con le sue pratiche terapeutiche un bambino e una donna.
Fonti:
Il testo è tratto da PoliCultura, Politecnico di Milano,
“L’Inquisizione spagnola in Sardegna: processo ad una strega”
Rubrica a cura di Ornella Demuru
