SA MATESSI DIE – 5 aprile 1297
Papa Bonifacio VIII crea il Regnum Sardiniae et Corsicae per uno “scambio” con gli aragonesi

Papa Bonifacio VIII (il tanto odiato papa dantesco) in ottemperanza al trattato di Anagni che mise fine alla guerra dei Vespri (trattato di pace stipulato il 12 giugno 1295 fra aragonesi e angioini) pretese dagli aragonesi la restituzione del Regno di Sicilia.
Come compromesso il papa, oltre a levare la scomunica allo stesso re aragonese Giacomo II “Il giusto”, concede a lui e all’Aragona una “licenzia invadendi”, cioè dà il beneplacito per invadere e conquistare altri territori del Mediterraneo.
Da qui l’invenzione e la creazione del Regno di Sardegna e Corsica.
In quel momento la Corsica si trovava in una situazione di sostanziale anarchia, mentre la Sardegna era divisa tra i regnanti di Arborea (che non accetteranno di buon grado “l’invenzione” del papa) e i pisani, mentre in altri territori erano presenti alcune istituzioni come il Comune di Sassari e le tre signorie appartenenti ai Della Gherardesca, ai Malaspina e ai Doria.
A partire dal 1323 gli aragonesi iniziarono la lunga conquista della Sardegna, inglobandola completamente nel cosiddetto Regno di Sardegna e Corsica solo nel 1420 al termine della guerra sardo-catalana.
Ciò che Bonifacio VIII effettivamente attribuiva ai sovrani aragonesi il 5 aprile 1297 era dunque una libertà ad invadere, una licentia invadendi, che riduceva la Sardegna e la Corsica a puri luoghi, se non addirittura a puri nomi all’interno di un titolo: “Regnum Sardinie et Corsice”.
L’infeudazione della Sardegna e della Corsica all’Aragona mirava dunque a riportare nell’orbita della Chiesa due isole da lungo tempo fuori da un suo effettivo controllo, o quantomeno “consentiva alla Santa sede di sperare di veder finalmente rispettati i propri diritti sulle isole” (M. Sanna).
Il fatto poi che nell’atto d’infeudazione la Santa sede ribadisse il fatto di costituire un nuovo regno dimostra che non valendo “in pratica” vecchie potestà essa dovette giocare la carta (fortissima) della costituzione di un nuovo titolo regale.
Attraverso la creazione del nome-titolo la Santa sede attribuiva così all’Aragona una missione e con esso una legittimazione a compierla. L’Aragona dovrà aspettare più di vent’anni per dare una prima e parziale concretizzazione al gesto di Bonifacio VIII. Fino a quel momento il Regnum era da considerare “più come mera espressione verbale che come reale entità geopolitica” (M. Da Passano).
Per questo è stato detto che “durante molti anni, il titolo di re di Sardegna e Corsica, che ostentò Giacomo II, fu puramente nominale. Per convertirlo in reale era necessario organizzare una spedizione militare molto costosa, che fu spostata a causa di altre guerre (M.T. Ferrer i Mallol). Ma questa è un’altra storia. Così come è un’altra storia il fatto che fin da subito le due isole associate dalla titolazione, Sardegna e Corsica, prendessero due traiettorie diverse, anche per il diverso interesse che rivestivano nelle strategie mediterranee dell’Aragona.
È interessante notare che nel 1355, a spedizione compiuta, nel cuore del conflitto per la sovranità sulla Sardegna fra Regno d’Aragona e Regno d’Arborea, Pere d’Aragó evocherà l’atto di Bonifacio come prova tombale dei suoi diritti e come richiamo nei confronti dei sardi a sottomettersi a lui invece che a Mariani de Arbaré.
In questo caso Pietro IV dirà che Bonifacio, infeudando il suo avo Giacomo II, diede un re alla “sardica natio”, che non poteva darselo da solo. In realtà nel testo di Bonifacio non vi è alcuna traccia della definizione della Sardegna come “natio”, tema che invece emerge prepotentemente proprio nel momento in cui Mariani de Arbaré chiama i sardi alla sollevazione contro l’Aragona promettendo: “Nos extrahemus de servitute Cathalanorum”.
Fonti:
Franciscu Sedda, “Sanluri 1409. La battaglia per la libertà della Sardegna”
Mappa: F.C. Casula, “La Sardegna aragonese”
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