SARDIGNOLUS? NONO, SARDUS!
Ieri circolava in rete la poesia “Sardignolu” del 1917 con un sacco di gente commossa e fiera per le sue parole.

È una delle tante che dicono in sardo della fedeltà a un potere esterno, ad una identità non sarda, approfondendo la scissione intima dei sardi.
Si prendano, per stare al periodo che precede la prima guerra mondiale quelle di Montanaru, con l’invocazione a morire per dimostrare di essere i primi italiani.
O quelle di fine settecento di fedeltà ed elogio ai Savoia, con il re chiamato “Babu”.
O ancora il paradossale “Hymnu sardu nationale” di metà Ottocento, chiamato più giustamente “Cunservet deu su Re”, in cui si dice che i sardi saranno sempre pronti a sacrificarsi per il loro sovrano.
Queste rime ci ricordano che (purtroppo) non basta scrivere e parlare in sardo per avere una coscienza natzionale, ma che bisogna riempire la nostra memoria e i nostri vissuti di nuovi contenuti di emancipazione, libertà, indipendenza affinché nei nostri discorsi, in qualunque lingua saranno fatti, risuoni uno spirito diverso. Che risuonerà ancora più forte se questi nuovi discorsi saranno fatti (come vogliamo) in sardo o in un’altra delle lingue di Sardegna.
Ovviamente non è sempre andata così. Perché la storia cambia, a volte anche repentinamente. Ne è splendida testimonianza la poesia “A tie, Sardigna!” dello stesso Montanaru. Siamo al 1922 e il clima è cambiato, cresce dopo la prima guerra uno spirito patriottico sardo. Purtroppo a bloccarlo saranno proprio coloro che si trovarono per le mani questo patrimonio incredibile, con più del 30% dei voti teorizzarono che no, non bastava, perché eravamo una “nazione abortiva”, destinata per l’eternità a causare la sua stessa morte. Ma non è così. Perché, sebbene con fatica, stiamo guadagnando e costruendo una nuova coscienza natzionale, ciò che ci aiuterà a fare in modo che non sia così, che parleremo nuove lingue, con nuovi contenuti, per nuovi futuri.
“Sos fizos tuos giovanos e bellos,
ardimentosos, giaman libertade,
e giustizia e donzi bontade”
A tie, Sardigna!
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
