MOLTA GAZZOSA PER NULLA. VITTORIE DI CARTA STRACCIA PER FAR DIMENTICARE SOLDI E SOLIDARIETÀ INESISTENTI
Oggi grande fanfara da parte della maggioranza al governo dell’isola

Oggi grande fanfara da parte della maggioranza al governo dell’isola per il fatto che Calderoli ha inserito un riferimento all’insularità nella nuova bozza del decreto sull’autonomia differenziata.
Festeggiamenti sospetti se si considera che l’insularità è in Costituzione e dunque è sempre valida, anche quando non è espressamente citata da leggi di rango inferiore. Possibile che non lo sappiano? Dietro la fanfara è più l’ignoranza o la malafede?
La verità è che tutta questa gazzosa serve a nascondere il fatto che all’atto pratico la “grande”, “rivoluzionaria”, “storica” conquista dell’insularità in Costituzione ha fruttato per quest’anno 5 miseri milioni di euro da dividere con la Sicilia e le altre isole e 15 milioni per l’anno prossimo, sempre da dividere (per capire che stiamo parlando del nulla: rifare la sola passeggiata di via Roma a Cagliari di milioni ne vale 10!).
Il tutto a fronte del fatto che a suo tempo – lo ricordava ieri anche la stampa nostrana – in principio di milioni alla Sardegna ne erano stati promessi 200. Insomma, l’insularità in Costituzione – e ancor più quella nel ddl Calderloli – è carta straccia. O addirittura porta sfiga.
La conferma la dà il fatto che mentre in pubblico il governatore Solinas con la sua maggioranza destroleghista sempre più spappolata festeggiano, nell’ombra si son messi a fare ricorso contro la finanziaria del governo amico Meloni-Salvini-Berlusconi. Insomma, fra lo Stato e la Sardegna vale sempre il detto: “Amici amici, e ti rubano la bici”, che a Roma suona più crudamente “Amici amici, amici ar ca’!’”. Ma evidentemente i nostri rappresentanti quando vanno a Roma rimangono storditi dagli ori e dagli arazzi di Montecitorio – e dai festini di cui qualche tempo fa giravano le immagini – e ancora non hanno capito come funziona la realtà. Quella vera.
A dirla tutta non l’hanno capito manco le opposizioni di centrosinistra che – a parte rare voci – continuano ad aggrapparsi all’idea di una Repubblica solidale e benevola, mentre i fatti ci ricordano che dopo più di 70 anni di Repubblica il divario fra Nord e Sud è aumentato, che lo Stato – dati alla mano – spende al nord almeno 200 euro in più pro-capite (e 400 euro in più a testa se si parla di spesa sanitaria).
Del resto, che l’Italia dal 1861 si sia costruita drenando risorse – materiali, umane, economiche – dal Sud al Nord è un dato incontrovertibile. E incontrovertibile è il risultato di tanta solidarietà italiana nei confronti della Sardegna: fatto 100 il valore delle infrastrutture in Italia il valore per la Sardegna è 50. Se andiamo al dettaglio c’è da piangere: 44 per le strade, 17 per le ferrovie (vedi mappa). L’Italia è stata tanto solidale nei nostri confronti che – unici nella fantomatica repubblica solidale – c’ha lasciato da decenni senza doppio binario, elettrificazione, autostrade, metano, compagnie navali e aeree nostre (mentre i debiti di Alitalia li abbiamo sempre pagati anche noi, anche quando per anni la “compagnia di bandiera” non ha nemmeno provato a partecipare alle gare per la continuità); e non si preoccupa se qui sovra-produciamo energia e la paghiamo di più, né di caricarci di servitù militari fuori da qualunque limite legale italiano, né di mettere a rischio l’Einstein Telescope per le sue strategie energetiche (come ha fatto prima che i sardi se ne accorgessero).
L’Italia è stata tanto solidale che nei nostri paesi – quelli più piccoli in primis – non ci sono più i servizi sociali basilari, a malapena è garantito l’ordine pubblico, le scuole chiudono quando non crollano. L’Italia è stata tanto solidale da costringerci a una estenuante vertenza entrate perché per trent’anni non ci ha reso i soldi che ci spettavano per legge e che con manolesta si tratteneva. Ci ha costretto a continue lotte sugli spropositati accantonamenti che metteva a nostro conto per garantire la sua solidità finanziaria: tanto spropositati che persino la Corte Costituzionale ha dovuto riconoscere che non erano una “cifra equa”.
L’Italia è tanto solidale che nella stessa finanziaria in cui ci allunga 2 di milioni di briciole, rilancia il Ponte sullo Stretto di Messina definendolo opera di interesse strategico nazionale e mettendo in campo 50 milioni di euro solo per ricostituire la già fallimentare Società per lo Stretto, formata da Anas e Rfi. Preludio a una pioggia di miliardi. Che strano: non si sono sentite urla di dolore e di solidarietà levarsi dall’Italia intera dicendo “No! Dividiamo con la Sardegna per la sua continuità territoriale! Anche quella è strategica!”.
La classe dirigente che oggi ama definirsi “regionalista” non l’ha ancora capito: lo Stato solidale non esiste, né esistono i governi amici.
Se qualcuno continua a proporre di risolvere i mali della Sardegna mettendosi sotto l’ala di padrini forti s’inganna e vi inganna.
Se qualcuno pensa che stracciandosi le vesti per difendere un’astratta idea di Repubblica solidale questo guadagnerà future benemerenze ai sardi e alla Sardegna s’inganna e vi inganna.
Il “regionalismo” nostrano (che è di fatto un nazionalismo italiano) sta ancora aspettando che lo Stato paghi (come dice il centrodestra) o che la Repubblica sia solidale (come dice il centrosinistra) per i sardi morti a frotte nella prima guerra mondiale, per i sardi che sono andati a fare grande l’Italia, per i Lussu, Segni, Cossiga, Berlinguer donati alla causa d’Italia. Il regionalismo non ha ancora capito che più ti sacrifichi più ti chiederanno sacrifici, più urli “il nostro cuore è per voi” più loro diranno “dimostramelo ancora una volta: sopporta, muori per noi”.
Lo capiranno mai? Chissà. L’importante è che siano i sardi a capire che le cose devono cambiare, buttino a mare la rassegnazione e si rimbocchino le maniche per essere il cambiamento che ci può salvare.
Franciscu Sedda
Presidente “A innantis!” ![]()
