SA MATESSI DIE – 27 Gennaio 1793
I francesi bombardano Cagliari

Il 27 gennaio 1793, gli abitanti di Cagliari udirono il frastuono delle bombe: erano i francesi, che arrivarono in città via mare con la flotta guidata dall’ammiraglio Laurent Truguet.
Nel settembre del 1792 il Consiglio provvisorio esecutivo di Parigi, nel quadro della guerra contro gli austro-piemontesi, che avrebbe portato all’occupazione francese della Savoia, di Nizza e di Villafranca, decideva l’invasione della Sardegna, per motivi strategici, ma anche economici ed ideologici. Inoltre, la Sardegna, con il possesso già consolidato della Corsica, avrebbe consentito non solo di controllare il Mediterraneo, ma anche di possedere basi navali ben distribuite che avrebbero permesso alla flotta di intervenire facilmente in ogni angolo dell’ex Mare Nostrum.
L’egemonia delle acque avrebbe permesso ai francesi di combattere con efficacia anche l’Inghilterra che, fino ad allora, non aveva rivali sul mare.
L’invasione, si pensava, non sarebbe risultata troppo difficile, per il diffuso malcontento contro il governo piemontese ed il regime feudale. Pressioni in favore dell’impresa giungevano a Parigi anche dagli ambienti rivoluzionari corsi, ed in particolare dal negoziante di grano Antonio Costantini, che conosceva molto bene la situazione della Sardegna.
Le operazioni navali furono affidate alla flotta del Mediterraneo, comandata dall’ammiraglio Truguet, mentre le truppe venivano fornite dalla Provenza e dalla Corsica.
La flotta, apparsa per la prima volta a dicembre nelle acque sarde, si radunò nel golfo di Palmas, dove venne raggiunta anche dalle navi agli ordini del contrammiraglio Latouche Tréville, forte di una dimostrazione nelle acque di Napoli.
I francesi occuparono quindi senza incontrare resistenza l’isola di San Pietro, ribattezzata “Isola della Libertà ”, dall’agitatore toscano Filippo Buonarroti, che vi proclamò la repubblica. Anche la penisola di Sant’Antioco fu occupata senza sforzo, ma quando tentarono di passare nel Sulcis i francesi furono fermati sull’istmo di Santa Caterina da sette miliziani sardi.
La gran parte della flotta francese, forte di oltre 1200 cannoni, si presentò il 23 gennaio 1793 davanti a Cagliari, dove il viceré Balbiano ed il suo governo, data la scarsa consistenza delle truppe di linea e dell’artiglieria, che disponeva di appena cento bocche da fuoco, avevano ritenuto impossibile la resistenza. Non si rassegnarono invece gli organismi rappresentativi del clero e della nobiltà (Stamenti), che misero in atto ogni sforzo per raccogliere viveri, soldi e quant’altro necessario al mantenimento delle truppe miliziane della città e dei centri vicini, affluite a Cagliari dalle zone interne dell’isola, meno esposte ad un attacco dal mare.
L’iniziativa dell’aristocrazia e del clero fu assecondata dalla borghesia e dai popolani, sia per spirito di patriottismo, sia perché incitati alla lotta da una intensa propaganda controrivoluzionaria, svolta in termini addirittura terroristici.
L’ammiraglio Truguet, comandante della flotta francese, si presenta davanti alla città di Cagliari con uno spiegamento navale di 11 vascelli, 6 fregate e 3 galeotte, dimostrando, in questo modo, la superiorità dei transalpini nei confronti dei sardi. L’intento era quello di ottenere la resa immediata della città da parte dei piemontesi e per questo motivo, Truguet, prima di procedere all’attacco, intimò la resa mandando avanti una scialuppa parlamentare che portava a bordo Filippo Buonarroti, che doveva leggere alla popolazione un proclama del comandante, e un certo numero di soldati armati. Ma non aveva fatto i conti con i miliziani sardi che, considerati da tutti più adatti a impieghi di polizia ausiliaria che alla guerra, si appostarono nel molo e con una nutrita scarica di fucilate costrinsero i parlamentari a riprendere precipitosamente il largo.
La reazione di Truguet non si fece attendere. Il 27 e il 28 gennaio 1793, la flotta navale francese si presentò minacciosa nella rada di Cagliari ed ebbe inizio il primo bombardamento sulla città sarda, ma con scarsi risultati, dato che le navi, per timore di essere a loro volta colpite, non si avvicinavano abbastanza.
I piemontesi stavano a guardare, lasciando ogni iniziativa ai locali, sicuri che la paura e le notizie provenienti dalla Francia avrebbero spinto i signori sardi a battersi come leoni per respingere coloro che minacciavano le loro secolari prerogative.
Le autorità religiose schierate con l’aristocrazia erano invece in apprensione tanto che l’arcivescovi di Cagliari benedì il baluardo di Sant’Efisio, eretto a difesa del porto, e vi collocò la statua del santo per invocarne la sua protezione.
I transalpini tentarono più volte di trattare, ma i sardi rispondevano a suon di palle arroventate infliggendo molti danni alle navi, e costringendo i vascelli nemici a ritirarsi spesso al largo per riparare le avarie. Inoltre, inspiegabilmente, le loro bordate cadevano in mare, e questo faceva sì che la città da conquistare continuasse a riportare solo lievi danni, numerosi feriti, e in totale appena 5 morti.
A Cagliari non si nutrivano più dubbi sul fatto che il nemico stesse per tentare uno sbarco in forze e, considerata la conformazione del golfo, due soli erano i luoghi dove l’attacco francese poteva essere tentato con qualche probabilità di riuscita: la piana del Liuc, all’altezza del lazzaretto, e il tratto del litorale di Quartu compreso tra il promontorio di Sant’Elia e la torre situata presso il ruscello di Foxi, chiamata “Torre degli Spagnoli”.
Tenuto il consiglio di guerra a bordo della nave del Truguet, il 14 febbraio 1793, approfittando di un momento di calma tra una burrasca e l’altra, e sfruttando la fuga dei sardi che si dileguavano ai tiri della flotta transalpina, iniziò l’offensiva francese con il tentativo di sbarco presso il colle di Sant’Elia delle truppe che avevano l’ordine di occupare il colle omonimo e quello di Bonaria, dall’alto dei quali avrebbero poi dovuto bombardare la città , nel frattempo sottoposta anche al fuoco della flotta. Le truppe però furono respinte dai miliziani agli ordini di Girolamo Pitzolo.
Lo sbarco in forze fu effettuato in territorio di Quartu, in località Margine Rosso.
I miliziani, investiti da un vivace fuoco di artiglieria, si impaurirono, e le truppe francesi, costituite in gran parte da volontari marsigliesi e corsi, non addestrati e indisciplinati, poterono prendere terra.
Percorsa durante la giornata del 15 la spiaggia del Poetto, i soldati di linea ed i volontari si accamparono nei pressi del colle di Sant’Elia, ma durante la notte, sbandatisi a seguito di un falso allarme, ed attaccati dai miliziani capitanati da Vincenzo Sulis, aprirono il fuoco gli uni contro gli altri. I sopravvissuti, tornati al Margine Rosso, si ammutinarono, e minacciando di impiccare gli ufficiali chiesero di essere reimbarcati. Ciò però non fu possibile, poiché le navi si trovavano in difficoltà a causa di una forte libecciata.
Il 17, un forte vento di scirocco sorprese ancora una volta la flotta d’invasione. Molte navi furono gravemente danneggiate, altre vennero sbattute dalle onde sulle spiagge di Quartu e del Poetto che si ricoprirono di rottami, scialuppe danneggiate, resti di velature e centinaia di cadaveri annegati che le onde per giorni continuarono a rigettare sulla battigia.
Il 25 febbraio, la spedizione, ridimensionata dalle forze della natura, fu costretta ad abbandonare l’impresa e ciò che rimaneva della flotta fu richiamata in patria.
I cagliaritani non esitarono ad attribuire quella improvvisa tempesta all’intercessione di Sant’Efisio, che ancora una volta salvò la città .
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