Il ballo sardo : la vera espressione della Comunità
Ieri sera noi di A innantis abbiamo accompagnato il nostro Franciscu Sedda a Riola per essere intervistato in un interessantissimo speciale di Videolina condotto da Ambra Pintore.

Il tema principale era quello del ballo sardo (centro delle ricerche e delle analisi del prof. Sedda nel libro Tradurre la tradizione) che ci ha stupiti per la bellezza, oltre che degli abiti e delle coreografie innovative, per la bellezza dei valori di comunità che trasmette.
La capacità del singolo di condurre il ballo insieme a tanti altri, la capacità di trovare il proprio posto e il proprio ritmo in sintonia con il gruppo, la possibilità di esprimere se stessi e al tempo stesso far vivere la propria comunità con il nostro ballo natzionale. Sono tante le verità sui sardi che questa tradizione ci trasmette e grande l’insegnamento anche sull’etica di come stare al mondo, da sardi.
Ma questo profondo significato non esiste solo tra chi partecipa al ballo, il rapporto di comunità e di intesa si crea su più livelli, di particolare interesse è quello tra chi balla e chi accompagna musicalmente con lo strumento o con la voce. E non parliamo di una comunicazione prettamente monodirezionale da parte dell’accompagnatore ma di un continuo scambio di cenni, movenze, sguardi e sentimenti che definiscono un ulteriore livello di comunità e intesa reciproca. Che sia launeddas, organetto o il canto a tenore si crea un legame tra musicisti-cantanti e ballerini con un preciso spazio di manovra i cui limiti si fanno più o meno flessibili in base proprio all’intesa che si crea tra i due elementi del rapporto.
Ma è nella magistrale esecuzione del tenore Su Remèdiu di Orosei che abbiamo avuto modo di esplorare un ulteriore livello di legame, stavolta col mondo esterno.
L’umanità immediata del canto permette di esprimere temi e argomenti che se ascoltati, a primo impatto, paiono essere decontestualizzati dall’esperienza del ballo ma che in realtà realizzano ed esprimere a pieno il potere politico insito in quei passi e quelle mani unite dei ballerini.
Un significato profondo di una comunità che si riconosce, si identifica e che si rende protagonista del mondo in quanto osservatrice sensibile, attenta e spesso critica. Sono quelle tematiche storico-politiche europee che, facendo capolino tra ambientazioni e scene arcadiche, ci rendono partecipi di avvenimenti che avvengono in Olanda, Inghilterra, Spagna.
É questa la capacità della tradizione sarda di non piegarsi su stessa e chiudersi ma di raccontare gli avvenimenti del mondo, della storia e della cultura.
Una cultura tutt’altro che statica e chiusa, che abbiamo il dovere di studiarla e conoscerla se vogliamo guardare al mondo tramite una lente nostra: quella della natzione sarda.
Francesco Ledda e Danilo Melis
