L’ENERGIA SARDA IN MANI ITALIANE, IL FURTO LEGALIZZATO CHE UCCIDE LA NOSTRA CRESCITA
“Noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.”

Chi non ricorda quel black out del 2003, quando tutta l’Italia restò al buio? Tutta. Tranne la Sardegna.
Avevamo – ed abbiamo – una produzione quasi doppia rispetto al nostro fabbisogno.
Oggi abbiamo un elettrodotto, SACOI, che collega la Sardegna con la Corsica: elettricità da noi prodotta che lo stato italiano conguaglia con l’energia nucleare che prende dalla Francia.
Un altro elettrodotto è quello che collega la Sardegna con l’Italia centrale, alla quale forniamo altra elettricità.
Ora ne sarà creato un altro che ancora una volta collegherà la Sardegna con la Sicilia e con la Campania, per un costo di circa 3,7 miliardi.
Dicono sia per garantirci una sicurezza sull’approvvigionamento energetico. Garantirla, a noi?
Ora, possiamo pensare male, o bene.
Perché tutti questi miliardi spesi per una terra con così poca gente?
Per una terra che è stata lasciata volutamente senza soluzioni ed alternative, in qualsiasi settore.
Qualsiasi dato infrastrutturale si vada a guardare, in rapporto allo stivale, ci vede sotto di almeno il 50% quando va bene.
Ferrovie allo stato dell’800, strade peggio, trasporti da e per l’Europa ancor peggio.
E dunque, come mai questo interessamento? E perché garantirci una sicurezza energetica ed investire a riguardo, se per giunta noi sardi non abbiamo bisogno?
Quelle grandissime distese di pali eolici e pannelli fotovoltaici che stanno installando in tutta la Sardegna che sono nella loro transizione ecologica devono portare l’energia “verde” a chi è padrona della nostra terra: l’Italia.
A noi cosa rimane?
Una cippa, direbbe qualcuno. Forse le pale eoliche da smaltire, quelle resteranno.
“Siamo stati il granaio dell’impero romano, carne da macello per le grandi guerre italiane, portaerei delle forze Nato, terra da bombardare con armi sperimentali.”
Sempre e solo sfruttamento delle nostre risorse.
Ed ora siamo la batteria da sfruttare, sempre per lo stato italiano.
Altro che fenici, africani, cartaginesi.
Con quelli, forse, avevamo scambi commerciali.
Non furti legalizzati.
Ripristiniamo la Società Sarda elettrica, che quell’energia sia nostra.
Saremmo noi a venderla a chi ne ha bisogno, creando ricchezza dalle nostre risorse.
Giùliu Crechi
