COLLEGIO EUROPEO PER LA SARDEGNA:
O CE LO CONQUISTIAMO O IL GOVERNO NON CI REGALERÀ NULLA (PAROLA DEL MINISTRO MUSUMECI!)
I sardi alle Europee mi avevano dato solo 2000 voti, ma io non me la sono presa”.

Così parlò Nello Musumeci, già missino, poi europarlamentare per Alleanza Nazionale, poi presidente della Regione Sicilia e oggi Ministro del Mare in quota Fratelli d’Italia.
La frase chiude un’intervista fatta a Musumeci dal TG3 Sardegna in occasione di una sua comparsata a Cagliari nei giorni scorsi. A dispetto di quanto si potrebbe pensare a renderla fastidiosa, se non allarmante, non è quanto dice ma quanto non dice.
La domanda infatti, era se lui, personalmente e in quanto ministro, era d’accordo con l’idea di scorporare la Sardegna dalla Sicilia nel collegio per le Europee, garantendo così ai sardi la certezza di eleggere “un europarlamentare” (che poi, perché uno e non due?).
Musumeci di fatto non ha risposto. Ha detto che lui, quando si è candidato come europarlamentare nel collegio Sicilia-Sardegna, ha preso 110.000 voti in Sicilia e a malapena 2.000 in Sardegna, ma “non se l’è presa” con i sardi.
Cosa significa? Quale è il messaggio politico “in codice” che dobbiamo sapere leggere dietro a questa risposta non-risposta? Non è difficile intuirlo. Musumeci sta dicendo: “Non sono affatto d’accordo. Il collegio deve rimanere unico e ognuno vota i suoi. I sardi i sardi, i siciliani i siciliani. Poi si vede chi elegge. Senza rancore”. Se poi i sardi eleggono 0 (leggasi, zero) rappresentanti in Europa, come è successo praticamente sempre perché solo la fortuna può ribaltare lo strapotere numerico dei siciliani, a Musumeci poco importa.
Ora, che l’ex-missino siculo voglia difendere la possibilità per i siciliani di eleggere 6 rappresentanti su 6 non deve farci scandalo. Né, se non fossimo degli ingenui, dovrebbe far scandalo il fatto che il nazionalismo italiano non abbia alcun interesse a favorire una rappresentanza sarda in Europa: avere una rappresentanza sarda sicura, un collegio tutto sardo, significa fra le altre cose consentire ai sardi di avere una dinamica politica più indipendente, meno legata alle dinamiche partitiche italiane che, ahinoi, dominano le due isole.
Dunque, sta ai sardi svegliarsi dal torpore e far finalmente valere il proprio diritto a far sentire la voce in Europa. Ma di questo parleremo meglio. Ciò che oggi tutti e tutte dovremmo capire è che nessuno ci regalerà nulla. Dovremmo capire che al di là della retorica dell’insularità in costituzione, delle promesse interessate di qualche pezzo dell’attuale governo italiano, la verità è che la Sardegna non conta, non pesa, è sacrificabile per il nazionalismo italiano.
La piccola e fedele Sardegna è stata sempre sacrificabile rispetto agli interessi nazionali italiani, e sarà ancora sacrificabile se i sardi non avranno il coraggio e la forza di agire per se stessi e per i propri interessi.
A innantis! ![]()
