SA MATESSI DIE – 26 ottobre 1938
I docenti di origine ebrea vengono allontanati dalle Università sarde

Quattro docenti di origine ebrea vengono allontanati dall’insegnamento nelle Università sarde, così come diversi studenti.
Il Ministero dell’Educazione Nazionale chiede al Rettore dell’Università di Sassari se sono ebrei i professori Sergio Costa e Antonio Segni (futuro presidente della Repubblica italiana).
A Cagliari è rettore della “Regia Università” il celeberrimo Giuseppe Brotzu, scienziato, medico e farmacologo, che nel secondo dopoguerra fu anche presidente della Regione e sindaco di Cagliari il quale, non soltanto si pregiò di fornire al prefetto l’elenco dei «professori di razza israelita» in forza all’ateneo, ma addirittura – con la stessa solerzia che metteva nella ricerca dei battericidi – pensò di segnalare anche il nome di un docente (tale Carlo Maiorca, straordinario di Diritto privato), sul quale non aveva indicazioni precise, tuttavia rilevava «qualche elemento di dubbio nel cognome della madre».
Un imbarazzante eccesso di zelo riportato su una lettera da lui firmata nel pieno della campagna antisemita che la propaganda mussoliniana aveva già avviato da qualche mese.
Il documento choc, conservato nell’Archivio di Stato di Cagliari, è stato rinvenuto e pubblicato di recente nel volume “Le leggi razziali in Sardegna”, curato da Alessandro Matta.
L’ ateneo sassarese non sarà da meno di quello cagliaritano, infatti in risposta al ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai (che diramò a tutte le autorità una circolare nella quale si chiedeva di trasmettere a Roma l’elenco del personale di razza ebraica) il rettore Carlo Gastaldi allegò il prospetto ministeriale debitamente compilato, nel quale figuravano tre docenti di razza ebraica per parte di padre: Michelangelo Ottolenghi, Emilio Morpurgo e Franco Ottolenghi, gli ultimi due di religione cattolica».
Insomma il rettore sassarese Carlo Gastaldi non si comportò molto diversamente dal suo omologo cagliaritano: nell’informare il ministero attraverso una lettera sottolineò infatti «con zelo burocratico e fascista» che Morpurgo e Franco Ottolenghi risultavano comunque «di discendenza dalla razza ebraica» e pertanto chiese di essere avvertito con urgenza se vi fossero stati provvedimenti da adottare nei loro riguardi.
Il tono della comunicazione rettorale corrispondeva, sia pure con qualche compiacimento, al clima di caccia alle streghe cresciuto in Italia negli ultimi anni così come in una provincia come quella sassarese dove la questione della presenza ebraica non aveva alcuna rilevanza storica recente.
Non fu casuale se in quegli stessi giorni lo stesso Gastaldi dovette smentire per telegramma la falsa notizia secondo la quale i professori Sergio Costa e Antonio Segni, futuro presidente della Repubblica italiana, sarebbero stati di “razza ebraica”».
Ma anche in Sardegna la persecuzione non risparmiò chi, pur essendo di religione ebraica, aveva aderito al Pnf. È il caso della professoressa Zaira Coen Righi, docente di Scienze al liceo classico “Azuni” di Sassari, che sarda non era ma viveva in città con il marito, lo scienziato Italo Righi, morto nel ‘38.
«Era iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola – ricorda Alessandro Matta –, ricopriva incarichi nelle organizzazioni femminili e partecipava alle attività del Fascio sassarese. Ma tutto questo non bastò a evitarle un destino atroce.
Allontanata dall’istituto, vedova e senza più un soldo, raggiunse a Firenze la sorella Ione.
A denunciarle ai nazisti nel 1944 – continua – fu, in cambio di denaro, il portiere dello stabile nel quale abitavano. Subito arrestate finirono su un convoglio piombato diretto ad Auschwitz. Lo stesso su cui viaggiarono i sopravvissuti Piero Terracina e Nedo Fiano.
Le sorelle Coen, 65 e 61 anni, appena sbarcate all’inferno non vennero ritenute idonee al lavoro e furono spedite nelle camere a gas».
Una lapide ricorda Zaira nel cimitero di Sassari.
Fonti:
La Nuova Sardegna, con brani di Alessandro Matta
Manlio Brigaglia, Cronologia della Sardegna contemporanea
Rubrica a cura di Ornella Demuru
