QUALE FORTUNA PIÙ GRANDE?
Pietrino Soddu, uno dei grandi (e dei potenti) della politica sarda, nonché uno dei padri del centrosinistra isolano, con la senilità sta facendo i conti con la storia e l’esistenza della Nazione Sarda. E con la sua personale appartenenza ad essa.

Ci si potrebbe chiedere cosa sarebbe oggi la Sardegna se lui, e tanti altri come lui, avessero fatto dell’appartenenza alla Nazione Sarda non – come spesso è capitato – un traguardo senile, un fatto privato, un dato sentimentale ma un vero e proprio fatto politico, carico di conseguenze ideali e pratiche: il motore di una vita votata a difendere costantemente e al di sopra di tutto i diritti e gli interessi nazionali dei sardi, a far crescere ed esistere la Sardegna come nazione nel mondo.
Lo si potrebbe fare. Ma è più importante chiedere ai democratici, ai popolari, ai progressisti di oggi – uomini e donne – se vogliono aspettare la senilità per ricordarsi con un misto di nostalgia e di rimpianto dell’esistenza della Nazione sarda; se vogliono tenerla in privato, nello spazio del “vorrei ma non posso”, questa appartenenza storica, politica e morale alla Nazione sarda; se vogliono farne un fatto sentimentale, magari addossando alla “pochezza del popolo sardo e della classe dirigente” – come se non fossero anch’essi popolo e proprio essi classe dirigente – la loro resistenza a trasformare il sentimento in coscienza, mettendo la propria vita personale e politica a disposizione di questa nostra Natzione. E della nostra felicità collettiva.
Pietrino Soddu ha avuto la fortuna di fare i conti con la Nazione sarda a novant’anni. Tutti gli altri facciano tesoro e non aspettino. Nessuno di noi sa quanto ci è dato vivere. Ma soprattutto nessuno può più ignorare che risolvendo oggi il nodo dell’appartenenza politica alla Nazione sarda avremmo un vero motivo per unirci e l’occasione di cambiare finalmente le sorti di questa terra e di questa gente.
Quale fortuna più grande?
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
