SA MATESSI DIE – 15 ottobre 1883
Nasce Antonio Ortiz Echague, il pittore spagnolo che si innamorò della Sardegna

Antonio Ortiz Echague nasce a Guadalajara il 15 ottobre 1883 e ha 6 anni quando con la famiglia si sposta a Logrono in seguito al trasferimento del padre, militare di carriera, dove dipinge il suo primo quadro nell’estate del 1897, inizia infatti a dipingere mentre frequenta le scuole superiori, incoraggiato soprattutto dalla madre.
L’anno seguente si trasferisce a Parigi dove frequenta l’Accademia Julian, e segue dei corsi all’Accademia di Belle Arti francese, entrando nel taller del pittore francese Lèon Bonnat.
Durante l’ultimo anno di corso in accademia, dipinge la sua prima grande tela La messa di Narvaja, un gruppo di donne, all’interno della chiesa, col volto illuminato dai ceri che assiste alla sacra cerimonia; l’opera fu premiata all’esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma del 1901.
Conobbe Chicharro nel 1901 durante un suo soggiorno a Roma, in questa occasione, i colloqui con Chicharro gli fanno capire l’importanza della Sardegna come terra di grandi tradizioni.
In questi primi anni della sua formazione Ortiz segue la lezione dei maestri, nelle sue memorie racconta della sua ricerca coloristica dei suoi studi, con la riproduzione delle opere al Museo del Louvre, le lezioni negli studi dell’Accademia dove frequentava lezioni di disegno dal vero, riportando dunque nella tela le fattezze delle modelle.
Durante il suo soggiorno parigino, egli dichiara di essere stato colpito da Eduard Manet e da Ignacio Zuloaga e Sorolla col suo luminismo, che diverrà determinante sia sotto l’aspetto del contenuto – il costumbrismo – sia sotto quello della tecnica pittorica.
La frequenza dell’Accademia spagnola a Roma, lo mette in contatto con i tre borsisti di Pintura de Historia e lo conferma nella sua bontà della sua scelta di pittura dal vero, che abbia come soggetti personaggi della vita quotidiana, da privilegiare rispetto a quella accademica, letteraria che ancora dominava nelle scuole.
Nel 1904 vince una borsa di studio quadriennale che gli permette di frequentare l’Accademia Spagnola di Belle Arti con sede a Roma e alla fine del terzo anno, memore dei racconti di Chicharro decide di dare una svolta al suo percorso in Accademia e chiede al direttore il permesso di recarsi in Sardegna.
L’Accademia di Belle Arti Spagnola, che aveva la sua sede a Roma, proponeva ai suoi studenti vincitori di concorso, un anno di studio in una luogo a scelta.
L’ambientazione sarà quella quotidiana e di aggregazione sociale nei luoghi di Bono, Mamoiada, Ittiri, Sassari, Nuoro.
Sarà però il paese di Atzara, a rappresentare una delle mete prescelte dai maggiori esponenti del Costumbrismo.
E questa presenza e scambio con i pittori spagnoli rappresentano ancora oggi per il piccolo paese, un fatto culturale senza precedenti.
Ortiz segue la linea della corrente costumbrista, movimento letterario di origini spagnole che col tempo influenza e si espande in altri campi, come quello artistico. Il costumbrismo pittorico ha come caratteristica principale l’indagine di usi, costumi e tradizioni di un popolo, attraverso una rappresentazione dei tipi caratteristici, come vediamo nei quadri prodotti nell’isola, dove Ortiz riprende una serie di personaggi con i costumi del tempo, in momenti quotidiani come il ritorno da lavoro, ma anche in momenti di aggregazione sociale.
Ad Atzara produce la sua tela più famosa, quella che gli regalò la fama, ovvero “La Fiesta de la cofradia” de Atzara, conservata oggi nel museo spagnolo San Telmo nella città basca di San Sebastian, di cui il museo atzarese a lui dedicato espone una riproduzione fotografica.
Nel 2004, per intercessione di Montserrat Fournells, il Comune di Atzara, acquistò da una discendente dell’artista a Madrid, la tela Mujeres de Mamoiada, firmato e non datato ma risalente al 1907 come Comida en Mamoiada.
La tela, in cattivo stato di conservazione è stato sottoposto ad un attento restauro che ne ha riportato alla luce, i colori vividi e luminosi originari.
Le due figure femminili, nelle quali sembra poter riconoscere le fisonomie della prima e della terza figura di “Pranzo a Mamoiada”, sono colte in un momento di riposo e intimità sul far della sera, nella stanza invasa dalle ombre del crepuscolo, mentre una conforta la più giovane con l’amorevole e protettivo gesto delle mani posate sulle spalle.
Altra opera in collezione di questo straordinario artista nel Museo a lui intitolato è Mulino holandes, opera grafica del 1920 di piccole dimensioni, risalente al periodo olandese di Ortiz.
Una volta lasciata la Sardegna e poi l’Italia nel 1909, conosce la famiglia Smidt della quale sposerà la figlia e si trasferirà in Olanda dove inizia la carriera di ritrattista poi in Marocco dove dipinge le splendide figure femminili avvolte nei loro abiti tradizionali, che lui chiamerà Feminas azulas.
In questi anni partecipa a numerose esposizioni sia collettive che personali, e nell’anno 1912 si reca in Spagna per eseguire il ritratto di Alfonso XIII.
In seguito, viaggerà in Argentina, negli Stati Uniti.
Verso gli anni Trenta si trasferisce nella città marocchina di Fez dove risiederà e lavorerà per due anni.
Tre anni dopo si trasferisce definitivamente in Argentina, nel territorio della Pampa dove rimane sino alla morte avvenuta a soli 59 anni.
Ricorderà sempre le donne e i luoghi di Sardegna che gli rimasero nel cuore.
Fonti:
Sito del Museo di Atzara, MAMA, Museo d’Arte Moderna&Contemporanea
Rubrica a cura di Ornella Demuru
