ALGHERO INSEGNA, LA SARDEGNA DORME: IL BILINGUISMO SI FA, NON SI PROCLAMA
Il Comune di Alghero ha fatto un gesto molto forte in materia di bilinguismo: ha dato il via alla traduzione bilingue di tutti gli atti amministrativi.
Il fatto più appariscente è che il simbolo della città prevede ora il nome sia in algherese che in italiano, e quello nel català de L’Alguer starà sopra a quello in italiano.
La notizia ha fatto molto scalpore. In Catalogna. Dove i giornali da due giorni dedicano all’evento cronache e riflessioni. Non ultima quella sulla forza di penetrazione mediterranea dell’identità nazionale catalana.
C’è chi tuttavia ha ricordato che gli algheresi, a guardar bene, sono “nacionals sards de cultura catalana”, come ha scritto in un bel pezzo su VilaWeb il direttore Vincent Partal. Ma questo garbo internazionalista e inter-indipendentista non toglie che se in Sardegna si discute poco del fatto è proprio perché l’auto-riconoscimento nazionale dei sardi latita. Smarrito sulla via del Tirreno.
Non sarebbe male se i sardi del resto di Sardegna copiassero dai loro connazionali algheresi e una volta tanto intzertassero l’imitazione: perché gli amministratori nostrani, così orgogliosi della loro sardità, non fanno i simboli del comune in forma bilingue, con il sardo (ma anche il gallurese, sassarese e tabarkino) sopra e l’italiano sotto?
Non sarebbe male se la RAS aiutasse la cosa, anche contribuendo alla fattura di nuovi gonfaloni, che non costano moltissimo ma pur sempre pesano sulle casse di un Comune.
Poi ovviamente, si tratta di supportare lo sviluppo del bilinguismo a livello comunale…
Ma di questo parliamo sabato alle 9.30 al Lazzaretto di Cagliari. In una mattina in cui noi di A innantis! vogliamo condividere proposte per il sardo e per un vero plurilinguismo.
Vedete di intzertare gli orari ed essere presenti.
A innantis! ![]()

