MICHELANGELO PIRA LA LINGUA SARDA COME ANIMA DEL POPOLO
Preparandoci per la giornata di sabato 15 febbraio a Cagliari
𝐈𝐒𝐂𝐈𝐑𝐈 𝐋𝐈̀𝐍𝐆𝐔𝐀𝐒 𝐄𝐒𝐓 𝐒𝐀𝐁𝐈𝐃𝐎𝐑𝐈𝐀![]()
𝙇𝙀𝙏𝙏𝙐𝙍𝙀
𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗮𝗻𝗴𝗲𝗹𝗼 𝗣𝗶𝗿𝗮: 𝗟𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼.
Michelangelo Pira (Bitti, 5 luglio 1928 – Quartu Sant’Elena, 3 giugno 1980) è stato uno dei più acuti interpreti della cultura e dell’identità sarda nel Novecento. Giornalista, scrittore e antropologo, ha indagato con profondità le dinamiche sociali e culturali della Sardegna, portando alla luce il valore della sua lingua come espressione più autentica di un popolo.
Per Pira, il sardo non era solo un mezzo di comunicazione, ma un patrimonio di conoscenza e di storia, il legame più profondo tra i sardi e la loro terra.
Era convinto che la perdita della lingua avrebbe significato la perdita della coscienza di sé, il dissolversi di un’identità collettiva costruita nei secoli.
La sua visione non era nostalgica, ma proiettata al futuro: immaginava una Sardegna in cui il sardo potesse convivere con l’italiano, non come dialetto subalterno, ma come lingua di cultura, capace di evolversi e di rispondere alle sfide della modernità.
La riflessione di Pira sulla lingua sarda si inserisce in una più ampia analisi socio-antropologica che trova espressione in opere come La rivolta dell’oggetto (1978), un saggio che denuncia il colonialismo culturale subito dalla Sardegna e l’imposizione di modelli esterni che hanno marginalizzato l’identità isolana.
Qui Pira individua un fenomeno che definisce “rivolta dell’oggetto”, ovvero il momento in cui i sardi prendono coscienza della loro condizione e si riappropriano della propria storia e cultura, trasformandosi da oggetti passivi a soggetti attivi.
E proprio la lingua è uno degli strumenti fondamentali di questa rivolta: non un relitto del passato, ma una risorsa per la consapevolezza e la liberazione.

Un’analisi ancora più specifica sulla questione linguistica è presente in Sardegna tra due lingue (1973), dove Pira approfondisce il rapporto tra il sardo e l’italiano, evidenziando le tensioni e i conflitti generati da una politica linguistica che ha spesso relegato il sardo a una dimensione privata, negandogli dignità ufficiale. In questo testo sottolinea come la diglossia – la coesistenza di due lingue con diverso status sociale – abbia prodotto un senso di inferiorità nei parlanti sardi, spingendoli ad abbandonare progressivamente la loro lingua madre.
Tuttavia, Pira non si arrende al pessimismo: per lui, una Sardegna consapevole della sua storia e della sua lingua può trovare un equilibrio tra modernità e tradizione, senza dover sacrificare la propria identità.
Ricordare Michelangelo Pira oggi significa riflettere sul valore della lingua sarda non solo come eredità, ma come strumento di libertà e di autodeterminazione. Il suo pensiero continua a parlare a chiunque creda che una lingua non sia solo parole, ma il cuore pulsante di un popolo.
A innantis!![]()
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