NOI DIMINUIREMO LA PRESENZA DELLE BASI, VOI ILLUDETE, ALLUDETE, AVVELENATE, PERDETE

È chiaro. Siamo agli sgoccioli e chi non ha proposte da fare, sentendo l’aria della sconfitta, non ha altre armi che provare a screditare Alessandra Todde e visto che c’è anche il sottoscritto.
Ecco allora le frasi debitamente estrapolate e rimasticate ad arte, ad uso di piccole pattuglie social che chiuse nel loro mondo utopico non si danno pena di pensare.
Ecco le allusioni velenose nei miei confronti che rispondo alla logica: “Siccome io so già di perdere, allora cerco di far perdere anche l’altro indipendentista”.
La cosa non meriterebbe attenzione se non arrivasse da dirigenti indipendentisti che dovrebbero avere ben altra maturità.
E allora, diciamolo chiaramente: potremmo anche noi passare il tempo sui social a ironizzare sottilmente vedendo ogni giorno Soru in giro per la Sardegna con Calenda, l’alfiere del nucleare e del militarismo. O magari a ritar fuori scheletri dall’armadio come quando l’allora presidente nel suo studio disse a me e a una delegazione di iRS, guardandoci come marziani, “ma lo sapete che sulle basi militari l’ultima parola spetta allo Stato?”. E ci sarebbe persino da ridere molto, e molto amaramente, pensando a tutti quelli che promettono agli ingenui che dall’oggi al domani cancelleranno le (ingiuste) basi militari dalla nostra terra. E lo promettono perché intanto sanno che non andranno mai a governare e dunque nessuno gliene chiederà conto.
Ecco, io potrei ironizzare causticamente, ma non lo faccio. E anche se magari rido amaramente non vado a scriverlo sui profili altrui né spargo veleno allusivo nei miei comunicati, né avrei perso tempo a scrivere queste righe per rispondere ai maldestri tentativi di infangarmi. Perché il mio avversario non sono gli altri indipendentisti. Perché in questo momento sono impegnato a battere la destra militarista che rischia, con la complicità dei puri alleati con Calenda, di andare nuovamente al governo della Sardegna. Perché mi piace una comunicazione propositiva, che crei cammini d’indipendenza, graduale ma certa, per la Sardegna.
Dunque. Io non alludo perché non vi odio, non vi invidio, non ho interesse a farvi perdere, non credo nemmeno che possiate vincere. Dall’altro, capisco il senso di alludere contro di me: avete capito chi può vincere e scatta purtroppo il solito meccanismo dell’invidia e della disperazione.
Detto questo, se veramente avete interesse che le servitù militari inizino a diminuire dovreste sperare che vinca Alessandra Todde e che il sottoscritto entri nel parlamento sardo: perché come dice il nostro programma elettorale noi diminuiremo la presenza militare in Sardegna, quella presenza che oggi nessuno con onestà può promettere di eliminare. E sì, renderemo da subito “sostenibile” il peso di quella presenza oggi “insostenibile” per l’ambiente, la salute, l’economia. La renderemo sostenibile – che non significa giusta, desiderabile, eterna – iniziando a diminuirne la presenza, a bonificare i luoghi, a riconvertire l’economia, a creare alternative lavorative che tolgano le comunità dal ricatto, facendo penetrare attraverso una scuola sarda l’idea della Sardegna come terra di pace, affinché il cammino verso l’indipendenza – ferma restando l’esigenza per una Repubblica di Sardegna di avere le sue forze di controllo del territorio, a garanzia della legge e della sicurezza delle persone – sia un cammino di emancipazione da un’economia di guerra.
Certo voi che criticate sapreste sicuramente realizzare ogni utopia con la bacchetta magica, con la sola forza di un’allusione.
Noi siamo gente normale. Gente che non promette illusioni e non allude velenosamente. Per questo vinceremo e inizieremo a diminuire la presenza militare in Sardegna.
A innantis!
Franciscu Sedda
