PER I SARDI NESSUN VOTO, SOLO DIRITTI CALPESTATI

Il parlamento italiano starebbe accelerando l’iter per consentire il voto a distanza per le europee.
Ammesso e non concesso che alla fine la cosa si faccia (in Italia il condizionale è sempre d’obbligo) per noi sardi la notizia lascia un doppio retrogusto amaro.
A settembre ho chiesto alla presidenza del Consiglio Regionale della Sardegna che la cosa venisse fatta per i sardi fuori sede in vista delle nostre elezioni, che ci si attivasse per garantire il diritto di voto a 150.000 nostri conterranei che stanno fuori dall’isola per studio o lavoro. Nessuna risposta dai rappresentanti del centrodestra. Oggi immagino che gli stessi che se ne sono fregati per i sardi ci diranno quanto sono bravi e democratici e lungimiranti i loro capi italiani che stanno agendo in questa stessa direzione. Tirate voi le conseguenze e trovate le parole per definire questo atteggiamento della classe dirigente al governo della Sardegna.
La seconda conseguenza amara è che sì, forse i sardi fuori sede potranno votare alle europee: peccato che per l’ennesima volta il parlamento italiano non abbia trovato momento e modo di scorporare la Sardegna dalla Sicilia nel collegio per le europee! I sardi fuori sede potranno votare ma, come gli altri sardi che vivono sull’isola, non avranno quasi nessuna possibilità di eleggere un loro rappresentante.
La cosa suona ancor più assurda (o ridicola?) se si considera il famoso inserimento del principio dell’insularità nella costituzione italiana. Prima non è servito a garantire soldi alla Sardegna. Poi non è nemmeno servito a garantire che Sardegna e Sicilia, le due isole maggiori del mediterraneo, potessero eleggere separatamente (e dunque con certezza) dei propri rappresentanti in Europa. Anche qui, trovate voi le parole per definire la cosa perché io rischio di abbandonare la mia usuale educazione.
Io e A innantis! queste cose le abbiamo denunciate più e più volte, cercando sempre di accompagnare alla critica la proposta. Non siamo stati ascoltati. Anche per questo chiediamo fiducia, chiediamo il voto, chiediamo la possibilità di entrare nel parlamento sardo: per far risuonare più forte la nostra voce e batterci da una posizione migliore per affermare i diritti dei sardi. Che meritano una classe dirigente diversa e migliore di quella odierna.
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
