GLI AGRICOLTORI SARDI? DOVREBBERO PRENDERSELA CON LO STATO ITALIANO E…

Gli agricoltori protestano con l’Europa, ma l’Europa non esiste come Stato a sé. L’Europa è fatta da 27 Stati. Prendersela con “l’Europa” non serve, anzi svia dalle vere cause dei problemi dell’agricoltura sarda, che sono due: 1) lo Stato italiano, che ci sacrifica e discrimina costantemente; 2) il fatto che la Sardegna, non essendo uno Stato, non ha alcuna voce in capitolo in Europa, e nemmeno provando a comportarsi come uno Stato non sviluppa una sua politica estera per difendere i suoi interessi, non si organizza internamente per sburocratizzare e velocizzare i pagamenti, per valorizzare il mondo agropastorale e le sue eccellenze.
Mostriamo meglio il ruolo dello Stato italiano.
La Politica Agricola Comune è decisa dalla Commissione Europea.
La Commissione Europea è formata da 27 commissari nominati uno ciascuno dai 27 stati membri dell’Unione Europea.
I 27 Stati-Nazione membri portano avanti e concertano le loro strategie in materia agricola.
Se l’agricoltura sarda soffre vuol dire che non è stata tutelata e difesa dall’Italia che o è incapace in generale di farsi valere in Europa (e già per questo meriterebbe di essere abbandonata) o ancor peggio sacrifica la Sardegna per difendere gli interessi di suoi territori ben più forti e pesanti a livello agricolo.
La verità è soprattutto la seconda, ovvero che l’Italia sacrifica la Sardegna. E lo testimonia bene una vicenda di cui abbiamo già parlato. E che vale la pena di ripetere.
Siamo nel settembre 2022 e i nostri telegiornali aprono con queste dichiarazioni:
“Le scelte nazionali [italiane] continuano a discriminare la Sardegna per la distribuzione dei Fondi Europei per il settore agricolo. Il Ministero [italiano] dell’Agricoltura ignora le richieste di correttivi [a favore della Sardegna] da parte di Bruxelles”.
A sottolineare questa ingiustizia e far scoppiare il caso non è qualche sardo sulla via dell’indipendentismo ma l’ex Ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro, allora Vicepresidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, che fra l’altro candidamente ammette che “La redistribuzione degli aiuti [per volontà delle scelte politiche italiane] ha storicamente penalizzato la Sardegna. Non da oggi, da anni”.
Il tutto con una perdita stimata nei 7 anni di programmazione agricola di centinaia di milioni di euro, che servirebbero a tenere in piedi la nostra agricoltura.
Ora, proprio in quel settembre 2022 l’Unione Europea scrive un corposo dossier all’Italia facendo notare che sta attuando delle discriminazioni nei confronti del settore ovicaprino sardo (ma anche della suinicoltura) e degli indennizzi spettanti ai nostri agricoltori, dando tempo per correggere fino al 30 settembre.
La risposta del ministero italiano fu che la politica italiana in materia di agricoltura andava bene come era, e che dunque andavano bene le discriminazioni nei confronti dei sardi.
I nostri agricoltori dovrebbero dunque prendersela con lo Stato italiano, prima ancora che con l’Europa. E il prossimo governo sardo dovrebbe avere la capacità di comportarsi da Stato, organizzarsi al meglio al suo interno per dare risposte rapide e coordinate a chi in campagna vuole vivere e produrre, avere una sua politica estera per difendere i suoi interessi, focalizzare il problema dell’indipendenza alimentare (visto che importiamo l’80% di quello che mangiamo), marciare spedito verso l’indipendenza politica.
A innantis!
Franciscu Sedda
