S’ARBURE DE IS SARDUS

Un albero verde in campo bianco, questa è la bandiera che nel corso del ‘300 e ‘400 ha rappresentato il desiderio di libertà di tutta la “nassione sardischa” / “naciò sardesca”.
Parliamo di quello che in origine era lo stemma del Giudicato di Arborea, ultimo baluardo dell’indipendenza dei sardi: mentre tutti gli altri giudicati erano stati mangiati dalle città italiane di Pisa e Genova, gli arborensi si ritrovarono da soli a dover gestire l’invasione catalana della Sardegna.
Dopo un’alleanza iniziale con la potenza straniera, fatta con l’ottica di cacciare gli italiani, fu il giudice Mariani IV che cominciò un’epopea di liberazione della Sardegna dal giogo feudale catalano.
Un modello autoctono sardo contro un modello feudale che portava alla netta separazione delle grandi città dal resto della natzione e ancora più gravemente, per via dei sistemi di tassazione, causò la grande perdita di vari centri abitativi e lo spopolamento di grandi aree.
Mariani riuscì a incanalare gli sforzi di tutti i Sardi, avendo una corte che produceva arte, aumentava la ricchezza dei territori, codificava nuove leggi (la famosa Carta de Logu che verrà poi aggiornata dalla figlia Elianora) e soprattutto stringeva alleanze internazionali, ponendo la Sardegna come attrice protagonista nell’Europa del tempo.
Mariani fu davvero ad un passo dal liberare l’intera Sardegna.
Come quando chiese a Joannes Sart e altri partigiani della causa, di penetrare segretamente “per amore dei sardi” nelle mura di Cagliari (ultima città da conquistare insieme ad Alghero, rimaste in mano catalana), aprire le porte del castello per l’ingresso dell’esercito sardo e salire sulla torre di San Pancrazio, sventolando la bandiera della Nazione sarda.
Questo come tanti altri tentativi furono messi in atto da Mariani e dai suoi successori per far crollare le ultime due roccaforti rimaste: non riuscendo a conquistarle la guerra continuò senza vittorie decisive fino al 1409 quando il 30 giugno a Sanluri si consumò uno dei più grandi massacri che la nostra terra ha subito.
Un esercito di 20,000 sardi (che su 100 mila persone che abitavano l’isola al tempo rappresentavano praticamente la natzione intera) che si riconoscevano nell’Arborense si scontrarono con un altro esercito, quello catalano-aragonese, che invece annoverava fra le sue fila i Pali catalani e i Quattro mori, antica bandiera del regno d’Aragona.
La sorte di quei 20 mila sardi è stata una tremenda sconfitta, che segnò una svolta nella grande epopea dell’indipendenza dell’isola e oggi viene vista come simbolo della fine della libertà dei sardi.
Nei fatti quel desiderio d’indipendenza, con i suoi simboli e i suoi ideali, rimase ancora a lungo nella memoria dei sardi, tanto che nel 1470, nel contesto della guerra tra Leonardo Alagon (marchese di Oristano e dunque ‘’erede’’ degli Arborea) e il Vicerè De Carroz, la Nazione sarda riprese la forza combattiva di un tempo. E seguì in un ultimo eroico slancio il simbolo dell’Albero.
Non a caso i catalano-aragonesi deciso di bandire quel simbolo, perché come loro stessi dicevano infondeva coraggio e unità ai sardi.
Ecco perché come indipendentisti, non abbiamo dubbi su quale bandiera vogliamo sventolare per costruire, con forza, il futuro del nostro popolo.
A innantis!
