-6 A SA SARDÌNNIA SERBIT DE PRUS, SERBIT SA COMUNIDADI

Come A innantis uno dei nostri sogni più grandi è quello di poter permettere a tutti i sardi di emanciparsi, sia come nazione che come persone.
Viviamo ormai in un mondo in cui siamo sempre connessi con tutto e tutti, un mondo che ci porta a ragionare, lamentarci e indignarci per problemi a volte futili, a volte superflui, a volte troppo lontani da noi.
Situazioni che ci portano, in ultima analisi, ad essere frustrati perché nonostante il nostro spendere energie per scornarci su facebook o instagram, ci ritroviamo davanti alla nostra impotenza mentre il mondo attorno a noi, quello che viviamo con i nostri corpi, sembra andare allo sfascio.
Sembra che le uniche alternative che rimangono siano o quella del pensare solo a se stessi all’interno di una bolla individualista, oppure diventare uno fra tanti all’interno di masse che aspettano qualche salvatore.
Ma nessuna di queste due soluzione può salvarci dalla mediocrità, perché solo tornare a vivere la nostra realtà è quello che può davvero darci uno spazio nel quale realizzarci come persone.
Questo spazio noi sardi lo conosciamo molto bene: è la comunità.
Infatti, se ci guardiamo un po’ intorno vediamo come le bellezze della cultura sarda non sono mai ‘’solitarie’’: le launeddas non sono un solo strumento, il tenore non è un solo cantante, lo stesso ballo sardo è una bellissima lezione di come si dovrebbe stare al mondo, ognuno col suo corpo entra nel ritmo della comunità in festa.
Ma cosa vuol dire vivere una comunità?
Significa essere parte di qualcosa di più grande, in cui la persona né si isola né si uniforma, ma anzi ne diventa una parte unica ed essenziale.
Significa guardarci intorno cercando di vedere di cosa ha bisogno il mondo che ci circonda e usare le nostre capacità per essere noi stessi la risposta ai problemi che incontriamo.
Ma questo si può fare solo quando sentiamo di appartenere a qualcosa e allo stesso tempo sentiamo che quel qualcosa ci appartiene.
Questo è il segreto di quelle piccole nazioni europee che camminano verso il futuro, sia quelle indipendenti come l’Irlanda che quelle che lo diventeranno come Scozia o Catalogna, sentirsi i primi responsabili di portare avanti i tesori culturali, economici e sociali delle nostre nazioni.
Il nostro sogno è quello di vedere i sardi coscienti della nazione di cui fanno parte, essere i primi responsabili di cambiare le cose, formandosi e agendo di conseguenza, perché solo così ci accorgeremo di quanto una classe politica che gestisce soltanto le poltrone ci stia condannando a vite troppe volte mediocri e prive di speranza.
Camminiamo verso l’indipendenza, camminiamo A innantis!
