TRE DOMANDE PER UNA RISPOSTA: AUTODETERMINAZIONE
Nell’incontro di oggi, rompendo le consuetudini di questo genere di riunioni di coalizione, ho posto ai rappresentanti e alle venti sigle presenti le seguenti domande:

1. Siamo d’accordo che i sardi sono un popolo?
2. Siamo d’accordo che i sardi perseguono il proprio autogoverno?
3. Siamo d’accordo che vale anche in Sardegna il principio democratico, per cui un popolo che persegue il proprio autogoverno ha il diritto-dovere di definire la propria identità istituzionale e le politiche necessarie a difendere ed affermare i propri interessi?
A tutte queste domande non è stata manifestata alcuna contrarietà ma un generale silenzio-assenso. Questa è la dimostrazione – ho rimarcato – che ci sono tutte le condizioni per affermare l’autodeterminazione del popolo sardo come principio inalienabile e come idea guida di una coalizione capace di sintonizzarsi con le aspirazioni profonde dei sardi e dar vita ad un programma rivoluzionario, finalmente in grado di affrontare i complessi problemi che la Sardegna vive da troppo tempo e che negli ultimi 5 anni si sono aggravati, togliendo speranza e orizzonte ai sardi.
È solo questa pacifica, democratica, rivoluzione dell’appartenenza che può portarci al di là delle vecchie coalizioni e delle vecchie logiche per creare un’esperienza innovativa, capace di riconquistare i sardi alla politica, all’impegno, alla collaborazione.
È solo condividendo la cornice dell’autodeterminazione del popolo sardo che possiamo:
– Far fruttare i poteri presenti nell’attuale Statuto mentre ne scriviamo uno nuovo e più avanzato;
– Mettere in campo una strategia che, nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio, consenta di abbassare finalmente il prezzo dell’energia, a favore delle famiglie, dalla creazione di lavoro, delle nostre imprese;
– Riprendere e concretizzare il lavoro iniziato con la legge per l’Agenzia Sarda delle Entrate, andando a incamerare la ricchezza prodotta in Sardegna – anche da chi ha sede fiscale fuori dall’isola – in modo da poter garantire servizi pubblici essenziali come sanità , istruzione, trasporti;
– Sperimentare quelle politiche fiscali e di sburocratizzazione che possono attivare progetti e liberare energie oggi imbrigliate da un sistema kafkiano;
– Costruire una sanità e una scuola a misura dei sardi e della Sardegna, capace valorizzare i talenti, le capacità , la connessione con il territorio, debellando sacche di spreco, opacità , rassegnazione, invertendo il dominio drammatico, mortale, della rinuncia alle cure e dell’abbandono scolastico.
– Dare finalmente valore alla nostra storia, alla nostra, cultura, alle nostre lingue, al nostro patrimonio, al nostro paesaggio facendone il volano di una ricchezza sostenibile e condivisa.
Autodeterminazione ed emancipazione significano questo e molto altro. Significa avere il coraggio di costruire una Sardegna più giusta e meno divisa, più consapevole e meno asservita, più ambiziosa e meno dipendente, più solidale e meno impaurita, più attiva e meno piagnona, più bella e meno bistrattata, più degna e non abbandonata all’incuria, al sopruso, alla prepotenza.
A innantis! parteciperà al prossimo tavolo programmatico ripartendo da questo silenzio-assenso, da questo segno che può apparire marginale ma che contiene il germe di un enorme cambiamento. Se questo principio verrà confermato, ribadito formalmente, tradotto in pratica politica la vittoria non arriderà solo alla coalizione che si va formando ma ai sardi tutti, a tutti i sardi che credono che questa terra meriti di più di quanto ha ottenuto finora e può veramente essere il miglior posto sul pianeta in cui nascere, vivere e crescere.
Questo è ciò che può generare valore e sintesi in termini di coalizione e programma, facilitando l’individuazione e definendo il mandato di una leadership all’altezza di questa sfida. Una leadership che è dunque scelta di un/a Presidente, ma ancor di più patto per la formazione di una intera classe dirigente, rinnovata nella mentalità e nell’approccio.
A innantis! è e vuole essere combattivamente fiduciosa che questa sfida verrà accolta e il silenzio-assenso di oggi si trasformerà in una parola chiara domani: l’autodeterminazione del popolo sardo è in cammino, è il cammino!
A innantis! ![]()
Franciscu Sedda
Presidente di A innantis!
