SA MATESSI DIE – 13 agosto 1708
Cagliari viene occupata dagli inglesi, la Sardegna diventa asburgica per più di un decennio.

La fine del XVII secolo segna la decadenza della Spagna.
La salute precaria del re Carlo II (ultimo re di Spagna derivante dalla casata di Carlo V) e l’assenza di eredi maschi diretti aprono il problema della spartizione dell’impero spagnolo che, a causa dei possessi in Italia e sulle isole, coinvolge tutto l’equilibrio mediterraneo.
La Sardegna, parte integrante dell’impero spagnolo come la Sicilia, diventa un pedone sulla scacchiera che acquista valore in rapporto agli scambi o alle concessioni reciproche, tanto in tempo di pace che di guerra.
Prima ancora della morte del sovrano spagnolo le grandi potenze europee prevedono ipotesi di spartizione dell’impero spagnolo, ma Carlo II, cui ripugna l’idea di una separazione dei suoi possessi, il 2 ottobre 1700 designa come erede dell’impero atlantico e mediterraneo il secondogenito del Gran Delfino di Francia, Filippo duca d’Angiò, poiché le corone di Francia e Spagna devono restare distinte.
Quando muore, il 1 novembre 1700, l’equilibrio dell’insieme territoriale e marittimo cui partecipa la Sardegna viene conservato, ma l’influenza francese rischia di diventare preponderante attraverso la Spagna.
Luigi XIV accetta il testamento di Carlo II a nome del proprio nipote e il duca d’Angiò viene proclamato re di Spagna con il nome di Filippo V.
L’Europa si divide in due campi e inizia una guerra che cambierà gli equilibri nel Mediterraneo. Da un lato Francia e Spagna con il re Filippo d’Angiò (Filippo V) e dall’altro Inghilterra, Olanda, Austria, Prussia e Principati tedeschi con a capo il re Carlo III d’Asburgo.
Per tutta la metà del XVII secolo la Sardegna era rimasta ai margini degli interessi delle grandi potenze europee. Solo la Francia aveva valutato con una certa attenzione il suo rilievo commerciale e la sua importante posizione strategica.
L’Inghilterra che dall’ultimo quarto del ‘600 aveva consistenti interessi commerciali nel Regno di Napoli, fonte vitale nella produzione della seta grezza, e in Sicilia, dove i mercanti britannici si erano insediati da tempo, aveva sempre trascurato la Sardegna.
La guerra di successione spagnola con la prospettiva di smembramento degli antichi possedimenti italiani avrebbe in qualche modo rimescolato le carte riproponendo la Sardegna alla diplomazia internazionale.
Così nel 1708 la flotta anglo-olandese con a capo il comandante militare del contingente il conte James Stanhope, e successivamente insieme all’ammiraglio della flotta inglese, la Royal Navy, Sir John Leake attaccò Cagliari.
Al lancio delle granate gli abitanti spaventati fuggono verso Buon Cammino. Lo stesso viceré ripara anche egli in un baluardo lontano. Sbarcano senza opposizione le truppe e si aprono per mano dei congiurati le porte della città .
La rocca e la cittadella vengono in potere degli imperiali, ai quali fanno ala i soldati spagnoli, incaricati di guardarle. Con le truppe vi sbarca pure il nuovo viceré Ferdinando de Silva y Meneses, conte di Sifuentes.
I nuovi arrivati abusando della vittoria saccheggiarono le case dei francesi residenti in città e di non pochi sardi partigiani di Filippo V.
Non poche altre furono date in preda alle fiamme tanto in città come in provincia. Furono poi perseguitate, catturate ed inviate in prigioni estere molte persone.
L’occupazione anglo-olandese (asburgica) durò nove anni, infatti con la pace di Utrecht del 1713 si stabilì un nuovo equilibrio mediterraneo: la Sardegna assegnata all’Austria e la Sicilia ai Savoia.
Con la Sicilia i Savoia acquisirono il titolo di re ma il trattato di Utrecht imponeva loro gravi limitazioni: l’obbligo di rispettare le istituzioni e gli ordinamenti vigenti in Sicilia, di stampo spagnolo, e il diritto di reversibilità a favore della Spagna qualora fossero mancati eredi maschi sabaudi.
Tra il 1717 e il 1718 la Spagna riconquisterà la Sardegna e la Sicilia e questo atto porterà al Trattato di Londra del 1718 che assegna la Sicilia all’Austria e la Sardegna ai Savoia con le stesse clausole del trattato di Utrecht. Malgrado il permanere del titolo regio Vittorio Amedeo II accetterà con grande difficoltà lo scambio tra la Sicilia nota per essere molto ricca e un’isola di cui sapeva ben poco.
Fonti:
Unica, Elisabetta Artizzu
Pietro Meloni, Effemeride sarda
Rubrica a cura di Ornella Demuru
