SA MATESSI DIE – 22 maggio 1969
In Sardegna si gira il film “Barbagia (La società del malessere)”

È il 1969 e il noto regista Carlo Lizzani gira un film dove si raccontano le vicende di Graziano Mesina (nel film si chiama Graziano Cassitta) e del suo luogotenente Miguel Atienza nel periodo in cui i sequestri di persona in Sardegna erano frequenti.
Il titolo riprende l’omonimo libro del giornalista Peppino Fiori.
Graziano è interpretato da un giovane Terence Hill affiancato da Don Backy nel ruolo di Miguel.
Trama: Graziano Cassitta giovane pastore barbaricino, educato, secondo il costume della sua gente, a considerare l’onore più importante della vita, ha vendicato la morte di un fratello uccidendo uno dei suoi assassini.
Arrestato riesce a evadere per ben tre volte: l’ultima, dal carcere di Sassari in compagnia di uno spagnolo, Miguel Tienza, col quale si rifugia sul Supramonte, l’aspra e boscosa catena di montagne nel cuore stesso della Barbagia.
Spalleggiato da Spina, un disonesto avvocato, Graziano e la sua banda cominciano a dedicarsi a una fruttuosa attività: il sequestro di persone danarose da liberare in cambio di cospicui riscatti.
Mentre la polizia e speciali reparti dei carabinieri gli danno inutilmente la caccia, Graziano – che giustifica le proprie gesta col fine di riparare, togliendo soldi ai ricchi, le secolari ingiustizie subite dai pastori – sogna, diventato estremamente popolare, di porsi addirittura alla testa di un movimento separatista.
Spaventati dalla sua megalomania, Spina e gli altri decidono di liberarsi di lui inducendolo a commettere un errore: il sequestro di Nino Bedetto, un onesto uomo tutt’altro che ricco. Il gesto suscita indignazione in tutta l’isola; la stessa popolazione si unisce ai carabinieri per cercare di stanarlo mentre il malcontento serpeggia tra gli stessi uomini della sua banda, non più disposti a ubbidirgli ciecamente.
Durante un attacco dei carabinieri, Miguel, l’unico che gli sia rimasto amico, muore. Graziano riesce ancora una volta a sottrarsi alla cattura, ma non per molto.
Recensioni dell’epoca:
Lizzani dirige con la solita efficacia una pellicola in cui mescola abilmente intrattenimento e denuncia-riflessione. Terence Hill presta le sue doti atletiche alla figura di Graziano Mesina, famoso bandito sardo
Un pamplet avvincente e utile: un saggio di buon giornalismo ricostruito. (Tullio Kezich)
L’asciutto ritratto del bandito si carica sulle spalle frustrazioni e sogni, sconfitte e passioni di altri come lui diseredati e tagliati fuori da un vivere civile.
Il Mesina cinematografico è perciò il mediatore tra una realtà attentamente inquisita e sufficientemente documentata nei suoi dati fondamentali ed il personaggio di cui ha largamente parlato la cronaca.
Bravo Terence Hill in un ruolo non facile. Buoni i dialoghi, sebbene il budget non consenta miracoli. Splendida l’ambientazione del Supramonte. Discreti Don Backy e molte altre facce eccellenti (Wolff, Cimarosa, Martell). Buone le musiche di Don Backy.
Fonti:
Pianeta Cinema
