SA MATESSI DIE – 21 dicembre 1971
Censimento: la Sardegna non è più abitata in maggioranza da pastori e contadini

Il censimento del 1971 la Sardegna conta 1.473.800 mila abitanti residenti (1.441 mila presenti), 54.438 in più del 1961.
Uno studio del 1957 aveva pronosticato che nel 1967 la Sardegna avrebbe avuto 1.633.274 mila abitanti di popolazione presente, questi dati segnalano infatti quello che viene chiamato “il paradosso della Rinascita”: mentre nascono nell’Isola tante nuove industrie e ci sono (sembrerebbe) tante speranze nello sviluppo futuro, i giovani cominciano ad emigrare con sempre maggiore intensità.
Un dato soltanto: mentre nel decennio 1951-1961 il tasso medio di emigrazione della Sardegna è stato la metà di quello dell’Italia meridionale, e nel decennio 1961-1971 il tasso sardo è uguale ad esso.
Contro gli 80mila emigrati del decennio precedente, vanno via dalla Sardegna dal 1961 al 1971, 147mila sardi, nella gran parte maschi: ma presto seguiranno anche le donne, intere famiglie andranno a vivere e a lavorare nell’Italia settentrionale e nei paesi europei come Francia e Germania.
La densità della popolazione – indicata come uno dei mali storici della Sardegna: la scarsa presenza di gente nelle campagne e il concentrarsi della popolazione non solo nelle grandi città, ma anche nei borghi rurali – continua ad essere una delle più basse di Italia: 64 abitanti contro la media italiana di 185.
Il dato più interessante è quello che riguarda la distribuzione delle forze di lavoro fra i vari settori economici.
Ogni cento sardi che lavorano, 32 sono addetti all’industria, 26 all’agricoltura, 41 nel terziario.
È la prima volta che succede nella storia plurimillenaria dell’isola: la Sardegna non è più abitata in maggioranza da pastori e contadini.
Qualcuno, però, arriverà a scrivere che la storia della Sardegna si può dividere in due soli grandi periodi: il primo va dall’apparizione dell’Uomo in Sardegna (forse nel Paleolitico superiore, da 400mila a 150mila anni prima di Cristo) a sino questo 1971, il secondo dal 1971 in poi.
Sarà difficile che l’agricoltura in calo in tutto il mondo come numero di addetti (negli USA non sono più del 5-6% delle forze di lavoro occupate), torni ad essere il settore “primario”. Il fenomeno è il frutto tanto di una tendenza ormai radicata nella storia europea (l’abbandono delle campagne) quanto di una situazione congiunturale (i grandi insediamenti industriali).
C’è anche un segnale non del tutto positivo, la forte crescita del settore terziario, che non è un terziario avanzato e moderno.
Crescono le città: Cagliari, che nel 1961 aveva 183mila abitanti, nel 1971 ne ha 219mila; Sassari passa da 91mila abitanti nel 1961 a 104mila nel 1971.
In forte sviluppo anche città poco presenti, finora, nella storia della Sardegna, come Quartu (che nel 1971 ha già 30.335 abitanti, una decina di unità in più di Nuoro) e Olbia (25.457).
Fonti:
M. Brigaglia, Cronologia della Sardegna contemporanea
