L’OCTUBRE DELL’INDIPENDENTISMO CATALANO
A cinque anni dal referendum e dalla dichiarazione di indipendenza della Catalogna, molti media internazionali hanno sentito il dovere di buttare un occhio sulla Catalogna e dare una opinione sullo stato di salute dell’indipendentismo.

Due parole a caso e boh.
L’indipendentismo non sta né bene né male. Lavora come sempre, soffre come sempre, insiste come sempre. L’indipendentismo è.
Ottobre sta per finire. È un mese importante, denso di emozioni indipendentiste mai raffreddate, che iniziano con le immagini indelebili del voto referendario catalano l’1 Ottobre 2017, con i giorni di attesa della festa, con il ritardo da cardiopalma di 12 minuti rispetto all’orario fissato per la dichiarazione di indipendenza della Catalogna del Presidente Carles Puidgemont il 10 ottobre 2017 che durerà 30 secondi.
Saranno i primi 30 secondi di libertà, 83 anni dopo le prime 10 ore di libertà catalana tra il 6 e il 7 ottobre 1934 con la dichiarazione di indipendenza del Presidente Luis Companys arrestato dieci ore dopo insieme al suo governo.
Il Presidente Puigdemont opterà per la strategia della sospensione dell’indipendenza 30 secondi dopo la dichiarazione, sapendo che la comunità europea ed internazionale non avrebbe riconosciuto la Catalogna nel consesso degli stati, per aprire una fase di dialogo con il governo spagnolo e invitare l’Unione europea ad intervenire nel processo.
L’indipendenza è comunque dichiarata. Un atto forte dal quale non si torna più indietro.
I retroscena su ciò che stava accadendo realmente quel giorno a Barcellona, oltre l’opportunità politica, sono ormai noti.
Le ultime rivelazioni, arrivano neanche un mese fa, sulle pagine del quotidiano spagnolo El Pais. Era infatti pronta a partire la fase 2 della operazione militare “recuperare la sovranità”, un accordo carta bianca ideato dal capo dello Stato maggiore della difesa Fernando Alejandre Martínez e firmato dalla ministra della Difesa spagnola, María Dolores de Cospedal. Barcellona era assediata da truppe militari armate che il 10 ottobre si spinsero sin dentro il Parlamento, in attesa del via.
Fuori dal Parlamento, decine di migliaia di catalani pronti a festeggiare, attendevano la dichiarazione di indipendenza, ormai da generazioni.
L’esercito spagnolo era pronto.
Sarebbe stato un bagno di sangue? Avrebbe davvero la Spagna rischiato l’ignominia internazionale?
Il 16 ottobre successivo, vengono imprigionati Jordi Sanchez, presidente dell’Assemblea nazionale catalana e Jordi Cuixart, presidente dell’associazione Omnium Cultural con l’accusa di sedizione.
L’octubre catalano raggiunge il suo apice Il 27 ottobre del 2017, giorno in cui il Parlamento dichiara unilateralmente l’indipendenza della Catalogna e inizia formalmente il cammino verso la repubblica, attraverso una serie di atti che dovranno culminare con una seconda consultazione, annullandone di fatto la sospensione.
45 minuti dopo il voto del Parlamento catalano, il senato spagnolo approva l’applicazione dell’articolo 155 ed affida al governo di Mariano Rajoy il potere di azzerare e commissariare le istituzioni catalane, destituire il presidente della Generalitat e il suo governo, limitare i poteri del Parlamento catalano a semplice amministrazione, demansionare le organizzazioni e servizi della comunità autonoma, come i Mossos d’Esquadra e il potere di indire nuove elezioni entro un periodo di sei mesi.
Il 30 ottobre 2017, tutto il governo catalano destituito, avrebbe dovuto ritrovarsi a Bruxelles, per continuare a difendere le istituzioni catalane dall’esilio, nel cuore dell’Europa ma, questa strategia necessitava anche di una grandissima fiducia nel progetto. La maggioranza del governo tentennò e scelse diversamente, pagando di persona con anni di carcere.
Le battaglie condotte dall’esilio attraverso i tribunali europei, continuano ad incassare successi per la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli.
La Dichiarazione di indipendenza è tuttora valida anche se non è stata implementata dalla Generalitat, perché mai abrogata.
Come sta l’indipendentismo?
Come sempre costruisce e lavora oltre ogni limite delle sue possibilità, in attesa della festa, guadagnando secondo per secondo, ora dopo ora, un giorno appresso all’altro, anno dopo anno, senza mai perdersi d’animo.
Una festa organizzata ma, ancora rimandata per gli scozzesi, per i catalani, per i kanakes, per noi sardi che siamo purtroppo ancora lontani anche dalla sola possibilità di celebrare un referendum.
“L’immediata non applicazione degli effetti politici della Dichiarazione di Indipendenza della Catalogna non ne annulla la validità, ma ci obbliga a trovare il modo di dispiegarla, sia dalle istituzioni autonome che dalle istituzioni repubblicane” (Carles Puidgemont 27/10/22)
