SA MATESSI DIE – 26 Gennaio 1421
Il re aragonese Alfonso il Magnanimo convoca il secondo Parlamento sardo
Il re aragonese Alfonso di Trastámara, detto il Magnanimo, convoca il secondo Parlamento sardo, che terminerà il 26 febbraio.
In questo modo dopo aver affermato la propria sovranità su tutta l’isola, a seguito della cessione dei diritti da parte dell’ultimo legittimo sovrano d’Arborea, Guglielmo III di Narbona, estenderà la giurisdizione della Carta de Logu su tutta la Sardegna, escluse le 7 città con diritto regio: Cagliari, Iglesias, Sassari, Castelsardo, Oristano, Bosa ed Alghero.
Questo mantenimento in vigore della Carta de Logu può apparire positivo e così verrà celebrato nel tempo da molti storici sardi, quasi a rimuovere il dato di partenza: ovvero la sua ratifica a partire dalla sconfitta del progetto di libertà che per 70 anni aveva unito i sardi. Tale ratifica tuttavia non fu e non è positiva, quantomeno per due motivi.
Il primo motivo è che essa sancì una cesura fra mondo cittadino e mondo rurale che spezzo l’unità della natione sardischa come era stata pensata e governata dagli Arborea.
Una cesura che nel tempo si allargherà fino a divenire abisso sociale e conflitto politico fra città e campagna.

Una frattura che segnerà in negativo lo sviluppo socio-economico della Sardegna.
Il secondo fattore, ancora più importante, è che quella che appare come una legittimazione delle leggi che i sardi si erano dati in un momento di libertà si rivela un principio di ibernazione della società sarda.
Quando infatti Eleonora aveva promulgato la Carta, si ipotizza intorno al 1392, lo aveva fatto per aggiornare le leggi sancite dal padre Mariano IV e renderle conformi alle esigenze dei tempi e degli eventi. Erano in realtà passati solo 16 anni dalla prima versione che già i sardi ammodernavano la loro costituzione. Ma soprattutto ponevano un criterio di libertà fondamentale: quello di poter “megiorari” le leggi a seconda delle esigenze de sa republicha sardischa, la nazione-stato la cui piena affermazione gli Arborea stavano perseguendo.
Con la ratifica del 1421 la Carta de Logu diventa invece un monumento all’impossibilità dei sardi di determinare il loro futuro, di cambiarlo sulla base di un progetto di emancipazione e costituzione statuale.
Tanto che le leggi approvate nel parlamento di Alfonso il Magnanimo rimarranno assurdamente in vigore fino al 1848. Testimonianza di una nazione espropriata del potere di riscrivere le proprie leggi sulla base dell’evoluzione di sé, dei propri progetti, del normale mutare dei tempi.
Fonti varie
