SA MATESSI DIE – 3 novembre 1494

Muore in esilio Leonardo Alagon, l’ultima speranza per l’indipendenza della Sardegna
Leonardo Alagon nasce a Oristano nel 1436, figlio del nobile Artaldo Alagon y Luna, signore di Pina de Ebro, Sástago e di altri paesi dell’Aragona, e di Benedetta Cubello, sorella del marchese di Oristano Salvatore Cubello, (discendente in linea maschile dal giudice Ugone II di Arborea).
Il marchese Leonardo sposò Maria Linan de Morillo, dalla quale nacquero quattro maschi Artaldo, Giovanni, Antonio, Salvatore, che non ebbero eredi, e due femmine Eleonora e Maria che sposò Pietro De Altarriba ed ebbero discendenza fino a oggi.
Nel 1470, a seguito della scomparsa del marchese Salvatore Cubello, la titolarità del feudo passò all’erede designato con atto testamentario, il nipote Leonardo Alagon, primogenito appunto (di otto figli) della sorella Benedetta.
Già Artaldo, che discendeva dai primi “ricos hombres” aragonesi, a suo tempo si era già ribellato alla Corona: nel 1410 al comando di quattro navi con Cassiano Doria, espugnò Longone difeso dagli aragonesi.
Così questa successione, mal vista proprio a causa del comportamento ribelle del padre Artaldo, fu contrastata militarmente dal viceré di Sardegna, Nicolò Carroz d’Arborea, signore di Mandas e di Terranova Pausania, che aspirava al possesso di quel vasto territorio, asserendo che il testamento non poteva aver alcun valore, in quanto il re aveva già deciso che alla morte del Cubello il marchesato di Oristano e la contea del Goceano sarebbero stati incorporati nella Corona d’Aragona.
Il primo scontro avvenne il 14 aprile 1470 nei pressi di Uras, dove prevalse l’Alagon, mentre Carroz dovette ritirarsi a Cagliari.
Al di là del successo militare, il fatto più straordinario di questa vittoria fu che l’Alagón riuscì a infiammare in poco tempo l’animo dell’intera popolazione arborense e la clamorosa partecipazione di tutti i vassalli alla sua impresa dimostrò l’esistenza di un forte sentimento nazionalista, per nulla spento dalla sconfitta di Sanluri e dalle successive disgrazie giudicali.
Tale fervore, purtroppo, non sarebbe durato a lungo.
Nel 1474, con il trattato di pace di Urgell, il re Giovanni II d’Aragona, detto Il Grande, riconobbe a Leonardo Alagon il diritto di successione, ma la condotta provocatoria del Carroz fece riesplodere la guerra.
Il viceré non osò affrontare il rivale in campo aperto, andò a Barcellona e convinse il sovrano a procedere contro il marchese Leonardo Alagon con l’accusa di lesa maestà e fellonia e la conseguente confisca dei feudi e pena di morte.
Fu così che con decreto del 1477 il re estese quindi la condanna all’intera famiglia Alagon.
Il conflitto si estese anche alle zone settentrionali, dove all’Alagon erano stati promessi aiuti da parte dei genovesi e del duca di Milano, che però non arrivarono. Invece il Carroz ottenne truppe bene armate dalla Sicilia e da Napoli.
Il 19 maggio 1478 l’esercito oristanese fu definitivamente sconfitto nella battaglia di Macomer. Leonardo, prima della disfatta, abbandonò il campo di battaglia e con i fratelli, i figli ed il visconte di Sanluri fuggì a Bosa da dove si imbarcò su una nave con l’intento di raggiungere la Corsica.
A causa di un tradimento la nave invertì la rotta verso la Sicilia dove furono consegnati all’ammiraglio Villamarin il quale, anziché consegnarli al viceré di Sicilia, li condusse a Barcellona.
Successivamente furono incarcerati nel castello valenzano di Xàtiva, dove Leonardo e Giovanni de Sena, visconte di Sanluri, morirono nel 1494.
Secondo lo scrittore Pietro Carboni, la loro morte fu causata da afflizione e profondo dolore morale per le tristi vicende vissute: furono sepolti nel cimitero sotterraneo della rocca di Xàtiva.
I congiunti del marchese furono invece liberati per ordine del re, ma non poterono ritornare in Sardegna.
A partire dal 1481 il marchesato oristanese passò, dunque, alla Corona e venne governato da un funzionario regio.
Uno dei figli di Leonardo, Salvatore, riuscì comunque a rientrare nell’isola e, per il matrimonio con Isabella Bejora Sivilleri, accedere al rango di conte di Villasor: i discendenti avranno il titolo di marchese.
La casa-fortezza degli Alagon è tuttora il monumento più interessante di Villasor. Dal fratello di Leonardo, Francesco, continueranno molte generazioni.
Lo stemma degli Alagon era così illustrato: “d’oro o d’argento a sei palle di nero”; il marchese Leonardo vi aggiunse “l’albero di verde sradicato” dei regnanti di Arborea.
La disfatta del marchese Leonardo è considerata come il definitivo fallimento dell’ultimo tentativo di ricostituire in Sardegna un’entità statale indipendente.
La successione dell’Alagon rappresentava un elemento di continuità del sogno di indipendenza della Sardegna da parte dei sovrani d’Arborea e per questo non era di certo gradito alla Corona d’Aragona.
Secondo il cronista aragonese Geronimo Zurita, infatti, il sovrano aragonese non approvava che alla morte del Salvatore Cubello, privo di eredi diretti, gli subentrasse il nipote, ritenuto dunque responsabile degli eventi bellici che si sarebbero verificati e della conseguente sconfitta.
Il titolo di marchese di Oristano fu assunto dal re d’Aragona, poi dai sovrani del regno di Sardegna e d’Italia, e dai re di Spagna che se ne fregiano tutt’ora.
Fonti: Treccani, Wikipedia, Alessandra Cioppi, Battaglie e protagonisti della Sardegna medioevale, A. Boscolo
Rubrica a cura di Ornella Demuru
