SA MATESSI DIE – 11 ottobre 508 d. C.
Le ossa di SantāAgostino dallāAfrica vengono traslate in Sardegna

Era morto, ma non era stato sepolto.
Il suo corpo vecchio e freddo non poteva essere accolto sottoterra, dove nessuno aveva la possibilitĆ di vederlo o toccarlo: Agostino dāIppona era un santo, un uomo di Dio, un dottore della Chiesa, e sfiorare anche solo un suo dito, un suo capello o piede, portava miracoli.
Pure da morto, sƬ, serviva ai fedeli.
Per questo le sue ossa, dopo essere state venerate per quasi tre secoli a Cagliari, dal 508, venivano trasportate con i più grandi onori dal re longobardo Liutprando dalla Sardegna a Pavia, capitale del regno barbaro, nel 718.
Agostino ĆØ uno degli autori di testi teologici, mistici, filosofici, esegetici, ancora oggi molto studiato e citato; egli ĆØ uno dei Dottori della Chiesa come ponte fra lāAfrica e lāEuropa; il suo libro le āConfessioniā ĆØ ancora oggi ricercato, ristampato, letto e meditato.
āTardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e lĆ ti cercavoā¦. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua paceā; cosƬ scrive Agostino Aurelio nelle āConfessioniā, perchĆ© la sua vita fu proprio cosƬ in due fasi: prima lāansia inquieta di chi, cercando la strada, commette molti errori; poi imbroccata la via, sente il desiderio ardente di arrivare alla meta per abbracciare lāamato.
Agostino Aurelio nacque a Tagaste nella Numidia in Africa il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri, il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica, che aveva avuto tre figli, dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli unāeducazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere lāetĆ matura.
Ebbe unāinfanzia molto vivace, ma non certamente piena di peccati, come farebbe pensare una sua frase scritta nelle āConfessioniā dove si dichiara gran peccatore fin da piccolo. I peccati veri cominciarono più tardi; dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con lāaiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano; Agostino aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto vivace ed esuberante e mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede nel 372, anche un figlio, Adeodato.
Questa relazione sembra che sia durata 14 anni, quando nacque inaspettato il figlio; Agostino fu costretto, come si suol dire, a darsi una regolata, riportando la sua condotta inconcludente e dispersiva, su una più retta strada, ed a concentrarsi negli studi, per i quali si trovava a Cartagine.
Le lagrime della madre Monica, cominciavano ad avere un effetto positivo; fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, lāāOrtensioā che lāaveva particolarmente colpito, perchĆ© lāautore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontĆ ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.
Purtroppo la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava ora āuna superstizione puerileā, quindi cercò la veritĆ nel manicheismo.
Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro, suo principio fondamentale era il dualismo, cioĆØ lāopposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche lāanimo dellāuomo.
Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove con lāaiuto del suo benefattore Romaniano, aprƬ una scuola di grammatica e retorica, e fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perchĆ© la madre Monica aveva preferito separarsi da Agostino, non condividendo le sue scelte religiose; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore, sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e sempre con lāaiuto dellāamico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprƬ anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino però tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo.
Desideroso di nuove esperienze e stanco dellāindisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino resistendo alle preghiere dellāamata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dellāimpero, con tutta la famiglia.
A Roma, con lāaiuto dei manichei, aprƬ una scuola, ma non fu a suo agio, gli studenti romani, furbescamente, dopo aver ascoltate con attenzione le sue lezioni, sparivano al momento di pagare il pattuito compenso.
Subì una malattia gravissima che lo condusse quasi alla morte, nel contempo poté constatare che i manichei romani, se in pubblico ostentavano una condotta irreprensibile e casta, nel privato vivevano da dissoluti; disgustato se ne allontanò per sempre.
Nel 384 riuscƬ ad ottenere, con lāappoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferƬ, raggiunto nel 385, inaspettatamente dalla madre Monica, la quale conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lagrime, senza imporgli nulla, ma bensƬ come un angelo protettore.
E Milano fu la tappa decisiva della sua conversione; qui ebbe lāopportunitĆ di ascoltare i sermoni di SantāAmbrogio che teneva regolarmente in cattedrale, ma se le sue parole si scolpivano nel cuore di Agostino, fu la frequentazione con un anziano sacerdote, san Simpliciano, che aveva preparato SantāAmbrogio allāepiscopato, a dargli lāispirazione giusta; il quale con fine intuito lo indirizzò a leggere i neoplatonici, perchĆ© i loro scritti suggerivano āin tutti i modi lāidea di Dio e del suo Verboā.
Un successivo incontro con SantāAmbrogio, procuratogli dalla madre, segnò un altro passo verso il battesimo; si ipotizza che sia stato convinto da Monica a seguire il consiglio dellāapostolo Paolo, sulla castitĆ perfetta, e che sia stato convinto pure a lasciare la moglie, la quale secondo la legge romana, essendo di classe inferiore, era praticamente una concubina, rimandandola in Africa e tenendo presso di sĆ© il figlio Adeodato (ci riesce difficile ai nostri tempi comprendere questi atteggiamenti, cosƬ usuali per allora).
A casa di un amico Ponticiano, questi gli aveva parlato della vita casta dei monaci e di SantāAntonio abate, dandogli anche il libro delle Lettere di San Paolo; ritornato a casa sua, Agostino disorientato si appartò nel giardino, dando sfogo ad un pianto angosciato e mentre piangeva, avvertƬ una voce che gli diceva āTolle, lege, tolle, legeā (prendi e leggi), per cui aprƬ a caso il libro delle Lettere di San Paolo e lesse un brano: āComportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impuritĆ e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideriā (Rom. 13, 13-14).
Dopo qualche settimana ancora dāinsegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di chilometri da Milano, a Cassiciaco, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perchĆ© partecipasse con le sue parole sapienti.
Nella Quaresima del 386 ritornarono a Milano per una preparazione specifica al Battesimo, che Agostino, il figlio Adeodato e lāamico Alipio ricevettero nella notte del sabato santo, dalle mani di s. Ambrogio.
Intenzionato a creare una ComunitĆ di monaci in Africa, decise di ritornare nella sua patria e nellāattesa della nave, la madre Monica improvvisamente si ammalò di una febbre maligna (forse malaria) e il 27 agosto del 387 morƬ a 56 anni. Il suo corpo trasferito a Roma si venera nella chiesa di S. Agostino, essa ĆØ considerata il modello e la patrona delle madri cristiane.
Dopo qualche mese trascorso a Roma per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa, nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità , dove i beni erano in comune proprietà .
Ma dopo un poā lāaffollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona.
Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio, stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortisi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: āAgostino prete!ā allora si dava molto valore alla volontĆ del popolo, considerata volontĆ di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perchĆ© non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare.
La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima, per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
Lāiniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero, egli pensava: āIl sacerdozio ĆØ cosa tanto grande che appena un buon monaco, può darci un buon chiericoā. Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla ComunitĆ dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona; nel 397 morto Valerio, egli gli successe come titolare.
Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attivitĆ di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.
Nel contempo scriveva le sue opere che abbracciano tutto il sapere ideologico e sono numerose, vanno dalle filosofiche alle apologetiche, dalle dogmatiche alle morali e pastorali, dalle bibliche alle polemiche.
Queste ultime riflettono lāintensa e ardente battaglia che Agostino intraprese contro le eresie che funestavano lāunitĆ della Chiesa in quei tempi: il Manicheismo che conosceva bene, il Donatismo sorto ad opera del vescovo Donato e il Pelagianesimo propugnato dal monaco bretone Pelagio.
Egli fu maestro indiscusso nel confutare queste eresie e i vari movimenti che ad esse si rifacevano; i suoi interventi non solo illuminarono i pastori di anime dellāepoca, ma determinarono anche per il futuro, lāorientamento della teologia cattolica in questo campo. La sua dottrina e teologia ĆØ cosƬ vasta che pur volendo solo accennarla, occorrerebbe il doppio dello spazio concesso a questa scheda, per forza sintetica; il suo pensiero per millenni ormai ĆØ oggetto di studio per la formazione cristiana, le tante sue opere, dalle āConfessioniā fino alla āCittĆ di Dioā, gli hanno meritato il titolo di Dottore della Chiesa.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico (ā 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe lāimpressione della prossima fine del mondo; morƬ il 28 agosto del 430 a 76 anni.
Il suo corpo sottratto ai Vandali durante lāincendio e distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 circa, insieme alle reliquie di altri vescovi africani, dove venne venerato per ben due secoli.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel dāOro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del re longobardo Liutprando (ā 744), che lāaveva riscattato dai saraceni della Sardegna.
Ć patrono secondario della Sardegna (ricorrenza liturgica il giorno 11 ottobre in memoria della traslazione delle sue spoglie nell’Isola).
Nella nostra Isola esistono chiese ed altri edifici religiosi intitolati al santo, come la Chiesa di Sant’Agostino a Sassari, la Cripta di Sant’Agostino e Chiesa di Sant’Agostino a Cagliari e la Chiesa di Sant’Agostino ad Abbasanta.
Fonti:
Santi e Beati
Rubrica a cura di Ornella Demuru
