SA MATESSI DIE – 10 luglio 1866
Nissen trasmette a Johann Henzen il fac-simile della Tavola di Esterzili.

La Tavola di Esterzili venne rinvenuta in maniera del tutto fortuita nel marzo del 1866 da un agricoltore durante i lavori di aratura di un terreno, in località Corti ‘e Lucetta” poi venduta al parroco Giovanni Cardia giungendo in seguito nelle mani del canonico Giovanni Spano che provvide a farne dono al Reale Museo di Sassari dove venne inventariata da Ettore Pais il 26 dicembre 1878.
La Tavola di Esterzili rappresenta il documento epigrafico più importante rinvenuto in Sardegna, si tratta di una trascrizione di una sentenza con la quale il proconsole Lucio Elvio Agrippa condannava durante l’età di Otone i pastori sardi della tribù dei Galillenses: si tratta di un esempio significativo di una politica tendente a privilegiare l’economia agricola dei contadini immigrati dalla penisola italiana in Sardegna.
Inciso sicuramente a Carales il 18 marzo 69, esposto al pubblico per iniziativa dei Patulcenses originari della Campania all’interno di un villaggio agricolo, il documento (scoperto nel 1866, studiato da Giovanni Spano e Theodor Mommsen e conservato al Museo Nazionale di Sassari) ci informa su una lunga controversia, conclusasi con una sentenza con la quale il governatore provinciale ripristinava la linea di confine fissata 170 anni prima dal proconsole Marco Cecilio Metello, dopo una lunga campagna militare durata per almeno cinque anni e conclusa con la sconfitta della popolazione locale e con il trionfo del generale vittorioso celebrato a Roma fino al tempio di Giove Capitolino.
Il documento è una una lastra di bronzo larga 61 cm, alta 45 cm e pesante circa 20 kg, e ci fornisce informazioni preziose sul governo provinciale della Sardegna, passato nell’età di Nerone dall’imperatore al Senato, sul funzionamento degli archivi in provincia e nella capitale e sul conflitto tra pastori sardi dediti all’allevamento transumante e contadini immigrati dalla Campania, sostenuti dall’autorità romana, interessata a contenere il nomadismo sul quale si alimentava il brigantaggio; ma anche decisa a valorizzare le attività agricole ed a favorire un’occupazione stabile delle fertili terre nelle pianure della Trexenta e della Marmilla, soprattutto a promuovere l’urbanizzazione delle zone interne della Barbaria sarda, dove si era andata sviluppando una lunga resistenza alla romanizzazione.
La Sardegna arretrata dell’800 è stata la meta privilegiata di una lunga serie di viaggiatori stranieri, interessati in particolare alla civiltà nuragica, come ad esempio il Conte Lamarmora ed il Barone Maltzan, che hanno dedicato pagine indimenticabili all’isola selvaggia. Meno conosciuti sono i difficili viaggi compiuti in Sardegna, negli anni successivi alla “perfetta fusione” con gli Stati di terraferma ed all’Unità d’Italia (1866-1881), da tre studiosi tedeschi, veri e propri pionieri della ricerca epigrafica, Theodor Mommsen ed i suoi collaboratori Heinrich Nissen e Johannes Schmidt per la raccolta della documentazione epigrafica da inserire nel X volume del Corpus Inscriptionum Latinarum pubblicato nel 1883. I loro viaggi si affiancano a quelli di altri studiosi tedeschi come Julius Euting di Tübingen che fu a Cagliari ed a Sassari nel 1869 per le iscrizioni fenicie e Wolfgang Helbig, segretario dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica di Roma, che visitò Cagliari e Ploaghe nel 1875. Solo di recente ci è stato possibile raccogliere presso la Sezione Manoscritti della Staatsbibliothek di Berlino una ricca documentazione epistolare (Nachlass Mommsen) che comprende originali autografi provenienti dall’archivio e dalla biblioteca del Mommsen e copie di lettere provenienti dal Municipio e dalla Biblioteca Universitaria di Cagliari.
Arrivato a Napoli dopo qualche settimana, il ventisettenne Nissen riferiva i risultati ottenuti nel viaggio in Sardegna ed in Corsica in una lettera del 10 luglio: per la Sardegna precisava di aver verificato quasi tutte le iscrizioni di Carales, rinunciando a quelle disseminate nelle campagne, anche se con rammarico per il fatto che il Lamarmora e lo Spano le avevano trascritte in modo orribile; il giudizio verso chi l’aveva preceduto è veramente severo.
Emerge da subito il ruolo svolto dall’Istituto di Corrispondenza Archeologica ed in particolare dal suo Primo Segretario Johann Heinrich Wilhelm Henzen, che, come vedremo, finanziò gran parte delle spese sostenute in Sardegna (probabilmente anticipando per conto dell’Accademia) e curò a partire dal 1870, dopo la liberazione di Roma, i rapporti con il Ministero ed in particolare col Fiorelli.
Un mese e mezzo dopo (il 28 agosto), rispondendo da Pompei ad una lettera del Mommsen che non ci è rimasta, il Nissen deduceva che il facsimile della Tavola di Esterzili non era stato consegnato dallo Henzen: ne mandava perciò una nuova copia, pensando che il Mommsen avrebbe potuto pubblicare un articolo a commento del documento sulla rivista “Hermes” una volta che lo Spano avesse pubblicato sugli Atti dell’Accademia di Torino l’editio princeps, che il Nissen immaginava del tutto inadeguata.
Insomma dobbiamo molto a questi studiosi tedeschi in merito agli studi della nostra storia antica e se ad oggi conosciamo il valore della Tavola di Esterzili.
Fonti:
Attiliio Mastino, più fonti
Rubrica a cura di Ornella Demuru
