SA MATESSI DIE – 19 giugno 1969
Pratobello: i sardi sconfiggono pacificamente i militari

In Sardegna l’anno della Luna è soprattutto l’anno della rivolta di Pratobello. Succede che settemila militari della Brigata “Trieste” vengono trasferiti per le manovre estive nel territorio comunale di Orgosolo.
Orgosolo, per le necessità della sua economia, ha uno dei più vasti patrimoni di terre di proprietà del Comune, che vengono sfruttate a turno dei pastori del luogo.
Gli orgolesi avvertono questa operazione militare, che in tempi normali sarebbe stata un fatto di ordinaria amministrazione, come una specie di minaccia.
Tutto era iniziato il 27 maggio con l’affissione sui muri del paese di un avviso, in cui si invitavano i pastori, che operavano nella zona di Pratobello, a trasferire il bestiame altrove perché, per due mesi, quell’area sarebbe stata adibita a poligono di tiro e di addestramento dell’Esercito Italiano.
Il 9 giugno i cittadini di Orgosolo iniziarono la mobilitazione; il 18 dello stesso mese, la popolazione del paese si riunì in assemblea dalla quale scaturì la decisione di attuare una forma di protesta nonviolenta e quindi di occupare pacificamente la località di Pratobello
È così che la mattina del 19 giugno 3.500 cittadini, gran parte pastori, si danno appuntamento in Largo Patteri, la piazza principale del paese dove si erano riuniti la prima volta, e da lì raggiungono Pratobello dove avrà luogo per diversi giorni l’occupazione pacifica.
In questa moltitudine di persone ci sono molte donne: queste presenze femminili risulteranno un elemento particolarmente interessante agli occhi dei cronisti, abituati a rappresentare la donna della società barbaricina come un’austera e riservata custode del focolare domestico.
I camion si fermano nel punto esatto in cui i confini dividono il “comunale” di Orgosolo da quello di Fonni. Qui all’altezza di questi confini, sas làcanas, i pastori tracciano una striscia: i militari vadano a fare esercitazioni al di là di quella linea, al di qua “comandiamo noi”.
I militari però hanno ricevuto l’ordine di dar ugualmente corso alle manovre. Così i gruppi di soldati, spostandosi verso sud, cioè fuori del territorio presidiato dagli orgolesi, fanno le loro prove di tiro, limitandosi – anche per circoscrivere gli effetti dell’esercitazione – alle armi automatiche e alle bombe a mano.
Questo braccio di ferro, questa “guerra” simulata e silenziosa e, alla fine, senza nessun incidente, durerà alcuni giorni.
Alla fine il “comunale” di Orgosolo resterà definitivamente libero da servitù militari: come volevano i pastori, appunto.
Fonti:
M.Brigaglia, Cronologia della Sardegna contemporanea
Rubrica a cura di Ornella Demuru
