SA MATESSI DIE –
In tutta la Sardegna si celebrano i defunti col rito de Is Animeddas e Su Mortu Mortu

In Sardegna negli ultimi anni si è riscoperta la ricorrenza sacro-religiosa dedicata alle anime dei defunti, con i relativi riti che affondano le origini nella notte dei tempi, così come i cibi prelibati che vengono preparati appositamente per il rito.
Questa ricorrenza – che è scomparsa già da alcuni decenni- è stata riscoperta, anche se poco praticata, anche per reazione all’invasione commerciale del cosiddetto Halloween, cioè All Hallow Eve che significa appunto vigilia di tutti i santi (il termine Halloween è una variante scozzese del nome) di origine celtica e che ha invaso il mondo con modalità un po’ diverse e molto enfatizzate dal marketing.
In Sardegna i modi per chiamare questa notte sacra, sono diversi a seconda della regione che visitiamo.
A Seui e Tiana si chiama “su prugadoriu”, a Cuglieri “su pane’e su toccu”, nel nuorese “su mortu mortu”, in Baronia e a Dorgali “su peti coccone” o “su pedi coccone”, a Meana Sardo “su pedione”, nell’area campidanese “is animas”, “is animeddas” o “is pannixeddas”, mentre in Gallura “li molti molti” e nel Sulcis “su biddiu longu”.
Ma aldilà dei diversi modi di chiamarla la ricorrenza era festeggiata più o meno nello stesso modo in tutta la Sardegna.
Le donne organizzavano la festa dei morti con largo anticipo preparando i tipici dolci di sapa della tradizione, pani ‘e saba e pabassinus ma anche altri dolci, mentre il giorno precedente, che era la solennità di tutti i santi, ogni famiglia iniziava a predisporre in un cesto ciò che il giorno seguente avrebbe donato ai bambini.
Naturalmente chi non poteva donare i dolci offriva i classici frutti autunnali. Novembre infatti è il mese delle castagne, delle noci, delle mandorle, delle melagrane, dei mandarini e delle mele cotogne, sempre molto amati da tutti i bambini.
Il giorno successivo, il 2 Novembre “giorno dei morti”, i bambini fin dalla mattina percorrevano le vie dei paesi con un sacchetto sulle spalle.
Tale improvvisata bisaccia, in un tempo in cui le buste di plastica non esistevano, era di solito una vecchia e logora federa di cuscino che finiva spesso deteriorata dal succo di melegrana impossibile da smacchiare.
I bambini passavano per le case per chiedere “su mortu mortu”, oppure dei doni per “is animeddas”, ovvero per “le anime” e per i propri defunti che non ci sono più.
Una grande festa che i più piccoli aspettavano con gioia e spensieratezza.
I bambini andavano così di casa in casa a caccia di dolci e prodotti gustosi della natura. L’importante era non andare mai da soli. Era d’obbligo uscire almeno in due, non si sa mai che tra “is animeddas” non si incontrassero “animas malas”.
Un altro dettaglio che accomuna i riti sardi ad Halloween è la presenza delle zucche. Nell’Isola i bambini portavano con sé delle zucche essiccate illuminate le cui sembianze richiamavano il cranio di un defunto
IL RUOLO DEI BAMBINI.
Uno degli aspetti più interessanti del culto dei morti in Sardegna è il ruolo primario esercitato dai bambini. Essi, nella tradizione, rappresentavano le anime dei defunti, ed è proprio per questa ragione che ricevevano i doni e non potevano non essere ammessi nelle case.
Da notare che nell’isola i bambini erano educati a non temere i defunti.
Fin da piccoli veniva insegnato loro a non avere paura dei morti, tanto che, in occasione dei lutti, i bambini stavano nella camera col defunto insieme agli adulti.
Normalmente venivano anche invitati a toccare il cadavere e poteva capitare che fossero posizionate alcune lire affinché i bimbi le prendessero come un regalo del defunto.
Un altro aspetto che in questa particolare ricorrenza dava importanza ai più piccoli era la loro funzione positiva in caso di “disamistade” tra famiglie.
La festa dei morti poteva infatti trasformarsi in occasione per mettere pace tra famiglie. Capitava, infatti, che i bambini fossero inviati nelle abitazioni “avverse” per tentare di ricostruire la pace, proprio perché era inaccettabile non accogliere e non offrire dei doni ai bambini durante il giorno dei morti.
LA TAVOLA APPARECCHIATA PER I MORTI.
L’usanza più diffusa e ancora viva oggi in tanti comuni della Sardegna era quella di imbandire la tavola per i defunti.
Un rito che nasceva dalla credenza che ogni anno, durante la ricorrenza dei morti, questi tornassero nelle proprie case a banchettare. Era molto importante lasciare loro qualcosa da mangiare, diversamente, se fossero tornati a casa e non avessero trovato nulla, si sarebbero potuti “arrabbiare”.
In alcuni paesi le credenze venivano lasciate aperte per consentire loro di nutrirsi. Inoltre, vi era l’usanza di eliminare dalla tavola apparecchiata le posate appuntite, per evitare che le anime meno benevole potessero ritorcersi contro le persone della casa.
LE ZUCCHE E LE LAMPADE.
Anche se in tanti sarebbero pronti a scommettere che la zucca intagliata rappresenti esclusivamente una caratteristica di Halloween, in Sardegna le zucche venivano lavorate e trasformate in esseri spettrali molto prima che la nota festa sbarcasse nell’isola.
Altra tradizione sarda legata a questo particolare periodo dell’anno era quella delle lampade. Nelle case si accendevano lumi ad olio, detti “lantias”, ognuno per ogni antenato da ricordare del nucleo familiare.
Tali tradizioni, un tempo vive in tutta la Sardegna, hanno resistito fino a pochi decenni fa nei centri più piccoli, mentre oggi si ritrovano soltanto in alcune aree della Barbagia, dell’Ogliastra e della Gallura.
IL COLLEGAMENTO CON IL CALENDARIO AGRICOLO.
Questo momento dell’anno corrisponde con la fase nella quale le ore di buio corrispondono esattamente con quelle di luce. Ci troviamo così in perfetto equilibrio prima che il buio, le tenebre, non prendano il sopravvento superando le ore di luce. Questo è anche il periodo in cui la natura sta per addormentarsi: la stagione più fredda, più buia, meno fruttifera, nella quale gli animali e le piante riposano in attesa dell’esplosione di vita primaverile.
Non è certo un caso che la ricorrenza dei morti sia stata inserita proprio in questa fase del calendario. Del resto ogni festività era strettamente collegata al ciclo di morte e di rinascita della natura e, pertanto, dei raccolti.
Come per tante festività presenti da millenni, le influenze culturali successive non sono riuscite a cancellare il forte e sentito “culto degli antenati” in Sardegna.
Nella cultura celtica era Halloween, mentre da noi in Sardegna appunto era “Su Mortu Mortu” e “Is Animeddas” o come lo si voglia chiamare.
Tradizioni che, con lo scorrere del tempo e l’avvento della società moderna, in Sardegna sono ormai però quasi scomparse del tutto, e che negli ultimi tempi ripiega su riti ancestrali altrui come Halloween, disperdendo il ricordo dei propri, e come dice Luca Tolu nel suo bellissimo articolo di VisitSarroch, una società che dimentica tutto ciò che ha nutrito la sua crescita e la sua identità è una società debole e che si presenta vuota al confronto con le altre in un mondo come questo sempre più interconnesso.
Fonti:
VisitSarroch.it, Luca Tolu
Rubrica a cura di Ornella Demuru
