SA MATESSI DIE – 17 Febbraio 1866
Muore il noto storico Pietro Martini
Pietro Martini, considerato uno tra i maggiori storici dell’Ottocento, nacque a Cagliari il 29 settembre 1800, da una famiglia di origini liguri. Dopo gli studi presso le Scuole pie, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza della sua città, ove si laureò in utroque iure (diritto civile e canonico) nel 1823.
Nel 1826 entrò come applicato nella Segreteria di Stato e di Guerra del Regno di Sardegna, rimanendo in servizio sino al 1842.
Congedatosi per motivi di salute, fu nominato dal governo presidente della Biblioteca dell’Università di Cagliari, carica che ricoprì sino alla morte. Nello stesso anno, grazie alle sue ricerche e numerose pubblicazioni, fu nominato membro della Deputazione subalpina di Storia patria; nel 1849 fu chiamato a far parte, come socio corrispondente, dell’Accademia delle scienze di Torino e nel 1854 gli venne conferita la croce di cavaliere per merito civile.
Morto il 17 febbraio 1866, su delibera del Comune di Cagliari il suo cadavere fu “pietrificato” dal celebre tassidermista cagliaritano Efisio Marini, e dopo varie vicissitudini ha trovato collocazione nel colombario centrale del Campo San Bardilio.
Esumato l’ultima volta nel 2006, esso è risultato ormai ridotto in cenere. L’epitaffio, molto semplice, attualmente è in corso di restauro:
IMMUNI DALLA CONSUETA CORRUZIONE
DEI MORTALI
STANNO GLI ULTIMI AVANZI DELLO STORICO
PIETRO MARTINI
ACCOSTATEVI A QUESTO LUOGO DI AMMIRAZIONE
E RISPETTO
POICHE’ ESSE DIRANNO DUE COSE GRANDI EGUALMENTE
LA GLORIA E LA MORTE
Per lungo tempo la salma riposò in uno stanzino adiacente la chiesetta cimiteriale, in seguito adibito ad obitorio, ove era stata esposta questa “iscrizione temporaria” dipinta su tela, trascritta dal canonico Giovanni Spano.
La fama e la reputazione scientifica del Martini, che pure aveva dato alla luce opere importantissime come la Biografia Sarda (1837-1838), la Storia ecclesiastica di Sardegna (1839-1841), e soprattutto la Storia di Sardegna dall’anno 1799 al 1816 (1852) che costituisce senza dubbio il suo lavoro più significativo e riuscito, furono offuscate dalla cieca fede da lui successivamente prestata al grande inganno delle cosiddette “Carte d’Arborea”.
Questi ultimi sono documenti apocrifi, dati come provenienti dall’archivio oristanese dei giudici d’Arborea, che avrebbero voluto colmare tante lacune nella conoscenza storica dell’alto medioevo sardo, attribuendo all’isola un ruolo di primo piano nel quadro politico e culturale del tempo.
Si è addirittura arrivati a sospettare nel Martini, che ne fu il principale illustratore, un’implicazione diretta anche nella loro falsificazione, di cui però la critica più recente è portata a ritenere unico responsabile Ignazio Pillito, paleografo dell’Archivio di Stato di Cagliari, anche lui sepolto a Bonaria, nei Gradoni Cima.
Fonti varie
