SA MATESSI DIE – 1 agosto 1896
Emigrazione di fine ‘800: migliaia di famiglie lasciano la Sardegna per fame.

Comincia a destare preoccupazione il rapido aumento dell’emigrazione sarda sul finire dell’800.
I primi dati considerevoli in Sardegna si registrano in seguito alla interruzione del trattato commerciale con la Francia nel 1888*.
Il picco massimo fu raggiunto nel biennio 1896-1897 allorché partirono oltre 5.200 persone di cui circa il 90% era analfabeta.
Queste persone erano dirette principalmente in America.
Tuttavia, considerando il periodo dal 1876 al 1903, si evince che gli espatri sardi verso il bacino del Mediterraneo e l’Europa rappresentano il 64,1% (di cui il 33,1% verso la Francia), mentre il rimanente era destinato verso le Americhe (di cui il 17% verso l’Argentina e l’11,4% verso gli Stati Uniti d’America).
Nel biennio 1896-1897 partono interi nuclei familiari, come nello stesso momento avviene nelle zone depresse d’Italia.
Si lasciano alle spalle condizioni economiche drammatiche, colture distrutte, miniere in crisi, malaria, inondazioni, siccità.
Assunti a Cagliari e Sassari, provenienti in larghissima parte dai paesi dell’interno, vengono in pratica “comprati” dagli “agenti dell’emigrazione”, veri e propri speculatori che acquistano la merce-uomo per conto di “boss” già in attesa al di là dell’Atlantico.
Partono col famoso “passaporto rosso”, stipati su vapori vecchi e malandati, affrontando traversate lunghe e terribili nel corso delle quali muoiono a centinaia.
Scrive De Amicis dopo aver visitato una di quelle navi: “I dormitori degli emigranti facevano compassione, e muovevano a sdegno”.
È il clero in Sardegna ad avvertire chi va in cerca di fortuna nel Nuovo mondo: non è il paradiso, anche i bambini dovranno lavorare duro.
“Domenica scorsa il nostro buon parroco, esortava i popolani a non prestare fede a certi messeri che s’aggirano decantando i benefici dell’emigrazione in Brasile. Disse di tutti i disagi cui andrebbero incontro lontani dalla Sardegna e dai loro cari”.
L’appello viene da Gonnesa: è uno dei tanti, rimasti inascoltati, che si levano da ogni parte dell’Isola. In questo dramma della povertà la Sardegna non si avvantaggia delle rimesse degli emigrati.
Quei “favolosi” guadagni bastano appena per non morire di fame.
*Il 27 febbraio 1888, durante il I governo di Francesco Crispi, furono rotte le relazioni commerciali tra Francia e Italia, questo fatto provocò gravi svantaggi all’economia italiana ma in particolare a quella sarda. Infatti già nel 1889 il commercio di olio, vino e bestiame dall’isola verso la Francia era al collasso
Fonti:
Brigaglia, Cronologia della Sardegna
Wikipedia
Rubrica a cura di Ornella Demuru
